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Coordinamento Ex-Fim: «Analisi sull’inquinamento della Cattedrale, troppe contraddizioni»

L'ASSOCIAZIONE porta come prova il preavviso di rigetto del Segretariato Regionale secondo cui i nuovi test sono stati svolti solo su alcuni punti della struttura e che il livello di inquinamento è uguale a 16 anni fa: «Una contraddizione rivelata anche dalla Soprintendenza»
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«Apprendiamo dai documenti pubblicati nei siti istituzionali che la proprietà ha effettuato nuove analisi sulle murature e test di cessione dei materiali inquinanti. L’appropriatezza di questi nuovi approfondimenti è stata oggetto di analisi sia nel preavviso di rigetto del Segretariato Regionale (28.12.2022), sia nelle Controdeduzioni alle osservazioni al preavviso di rigetto, fornite dalla Soprintendenza (17.01.2023) – dicono i membri del Coordinamento EX-FIM in merito alla Cattedrale di Porto Sant’Elpidio -. Il Segretariato scrive che i nuovi sondaggi e i nuovi test sono stati svolti soltanto “in alcuni punti della struttura muraria” […] e non dimostrerebbero che “il recupero del bene culturale e dell’area su cui insiste, anche dal punto di vista ambientale, possa essere assicurato esclusivamente tramite l’intervento demolitorio”. Inoltre, “il richiedente non ha ancora espletato tutti gli approfondimenti […] per individuare le opportune modalità di conservazione del bene culturale di cui dispone e per il quale […] deve assicurare la conservazione”».

In merito al fatto che i politici locali e la proprietà continuano a denigrare la Cattedrale dicendo che ormai è “un rudere” e che non vale più la pena insistere per tenerla in piedi, il Coordinamento si fa alcune domande. «Chi ha agito per ridurla nello stato in cui è oggi? La proprietà non aveva forse l’obbligo per legge di conservare al meglio il bene vincolato? Secondo noi, sul concetto di ‘rudere’ risponde bene il Segretariato dicendo che “il concetto di valore storico-estetico delle “rovine” dei monumenti, inclusi quelli attinenti all’archeologia industriale, è infatti da tempo pienamente riconosciuto sia dal dibattito nazionale ed internazionale […], indipendentemente dalla loro “utilità” o integrità rispetto all’assetto originario, essendo essi stessi testimonianza materiale di identità e di valori storico-estetici” – dicono -. La Soprintendenza sostiene che “la Cattedrale […] anche nell’attuale stato di “rovina” inquinata conserva ancor oggi il suo ruolo nel paesaggio urbano circostante”. Oggi constatiamo lo scempio compiuto su quella che era una costruzione strepitosa, unica nel suo genere e viene legittimo chiedersi: quali sono state le ditte che hanno lavorato sulla Cattedrale nelle varie fasi che l’hanno portata a quello che è oggi? Avevano i requisiti tecnici necessari per intervenire su un bene monumentale vincolato?».

«Per quanto riguarda l’inquinamento rilevato e i risultati dei test di cessione che dicono siano stati effettuati soltanto nella prima metà del 2022 e mai prima, pare che essi siano stati confrontati con i valori limite delle acque da utilizzare per il consumo umano. Non se ne riesce davvero a capire la motivazione, visto che, in genere, i valori dei muri vengono confrontati con quelli del terreno. Inoltre, dice il Segretariato, “non risulta sia mai stata esaminata la propensione delle strutture murarie a disperdere nell’aria le sostante inquinanti presenti nelle murature” – concludono -. Secondo la proprietà, il livello di inquinamento delle murature ad oggi è paragonabile a quello rilevato in sede di approvazione dell’originario progetto di bonifica. Allora a noi sorge un dubbio: come è possibile che il livello sia lo stesso di 16 anni fa, se si continua dire che i muri ancora rilasciano inquinanti? La Soprintendenza rileva la stessa contraddizione».


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