Presentato ieri sera, nella sala consiliare del comune di Montegranaro, il progetto per il Sud Sudan seguito dal veregrense Roberto Trisciani per Avsi, fondazione di cui è cooperante attivo dal 2017. La fondazione con base a Milano e Cesena, nata nel 1972, ha lunga esperienza per quanto concerne gli aiuti umanitari in tutto il mondo, opera infatti in oltre trenta paesi fra Africa, Asia ed America Latina. Roberto laureato in studi africani a Pavia, con un master in emergenze sanitarie a Milano, già da diversi anni opera nei paesi dell’Africa centrale, in particolare nel Sud Sudan, dove le condizioni di vita sono altamente proibitive per la popolazione, in particolare per i bambini, come ci racconta a Cronache Fermane.
Roberto, come è andata la presentazione ai montegranaresi del progetto che stai portando avanti in Africa centrale?
«Bene, devo dire che non mi aspettavo tutta l’affluenza che c’è stata in sala consiliare, erano presenti oltre un centinaio di persone, alle quali è stato dato conto di quanto stiamo realizzando in Sud Sudan, grazie poi al supporto del Comune e della Caritas nella persona di Cesare Ciarpella e di mio zio Gianfranco Mancini”.
Com’è la situazione in Sud Sudan, attualmente?
«C’è un’instabilità politico economica per noi occidentali inimmaginabile. Anarchia quasi allo stato puro, non ci sono leggi che regolamentano la vita sociale, di conseguenza non c’è pace né presenza di un governo nei territori. Essi vengono gestiti dai clan, famiglie molto numerose dove vige la poligamia, per cui ci sono tantissimi bambini abbandonati a sé stessi che vivono nella povertà più assoluta oppure addestrati ad usare le armi per difendere la propria famiglia. Hanno una mentalità guerriera, combattono fra loro per rubare bestiame che viene usato per i matrimoni, quindi per ingrandire ulteriormente la propria famiglia, ed essere sempre più numerosi, e sempre più armati, questo lo scopo».
Una situazione a cui si fa fatica a credere nel 2023. Come si inserisce il tuo lavoro in questo difficile contesto sociale?
«Noi abbiamo voluto aprire questo orfanotrofio per sopperire agli abbandoni dei bambini da parte delle famiglie. Infatti se non hanno aiuto vivono di stenti per terra. Non sono istruiti, sono malnutriti ed abbandonati a se stessi in condizioni terribili. Abbiamo voluto dare loro una speranza, seppur minima, attraverso la scolarizzazione, grazie anche all’aiuto del mio collega locale Lolimo. Abbiamo costruito capanne per i bimbi dove poter dormire e paghiamo loro le tasse scolastiche. Abbiamo creato anche un dormitorio, altrimenti non avrebbero avuto nemmeno un posto dove dormire».
Come nasce questa passione per l’Africa, per la cooperazione e l’aiuto umanitario ai popoli in difficoltà?
«E’ una cosa che ho dentro fin da piccolo, poi ho scelto di indirizzarla attraverso gli studi universitari e il master conseguente in emergenze sanitarie. Iniziai con uno stage in Costa D’Avorio, ma pur essendo Africa centrale, le condizioni di vita sono molto diverse e decisamente migliori rispetto a quelle del Sud Sudan, dove la situazione è veramente grave e le guerre civili scoppiano in continuazione. Girano tutti con le armi, compresi i bambini».
Qual è l’obiettivo per il futuro, cosa farete?
«L’obiettivo primario era sensibilizzare i montegranaresi e quanti sono intervenuti giovedì sera con foto e video di ciò che è stato costruito e di come viene attualmente gestito. Portarli a conoscenza dei progressi degli ultimi tre anni ottenuti in quei territori, anche con l’aiuto della Caritas e quindi di tanti concittadini. Colgo l’occasione per ringraziare tutti per il sostegno e per aver partecipato all’evento con tanto interesse».
Laura Cutini




















