Saturnino Di Ruscio

«Ho ricevuto la lettera di convocazione per le riunioni d’insediamento delle 4 Commissioni Consiliari permanenti e la nomina dei vice-presidenti. Comunico che non parteciperò alle quattro riunioni previste, due per oggi 30 giugno e due domani 1 luglio, alle ore 18 e alle ore 18.30, per protesta e non voglio essere nominato vicepresidente della seconda Commissione». Inizia così la lettera che il consigliere comunale di “Servire Fermo”, Saturnino Di Ruscio, ha inviato al presidente del consiglio comunale, Giulio Pascali, al sindaco Alberto Scarfini e ai consiglieri comunali. Un’assenza per protesta, come spiega lo stesso consigliere.
«Ho servito per 40 anni il Comune di Fermo come dirigente e dieci da sindaco diligentemente e con professionalità. Ho rinunciato a 60 giorni di ferie per sistemare ogni cosa nel migliore dei modi e lasciare gli uffici, a chi mi avrebbe sostituito, in perfetto ordine. Basti dire che quando mi sono stati assegnati gli Affari Generali la prima telefonata che ho ricevuto è stata dell’Inps, perché eravamo l’unico Comune della provincia di Fermo a non essere collegato con l’Anpr-Anagrafe Nazionale Popolazione Residente-e non potevano effettuare i controlli per il reddito di cittadinanza. Da sindaco ho fatto avere alla mia città tutto quanto era umanamente e politicamente possibile portare: dalla Provincia alla Camera di Commercio di Fermo e tutti gli Uffici statali decentrati. Chi mi è succeduto si è limitato ad inaugurare alcuni di quegli uffici, altri li ha anche chiusi. Potrei scrivere molte pagine».
E dopo l’excursus, Di Ruscio passa all’attacco: «Il ringraziamento, da consigliere comunale, è stato quello di tenermi incastrato su un giudizio, che ha visto soccombere il Comune di Fermo. Nonostante abbia fatto la rinuncia agli atti del giudizio, il Comune di Fermo non accetta e non autorizza la mia estromissione dal giudizio, ma pretende che rinunci ad un mio possibile diritto futuro, quando non sarò più consigliere. In altre parole è il Comune di Fermo che mi tiene incastrato in questa situazione e sotto la minaccia della decadenza (violazione di un diritto costituzionale) mi vuole obbligare a rinunciare, a vita natural durante, ad un mio diritto (anche questo costituzionale) ovvero di giustizia e risarcimento. Per essere più esplicito, si piega – scrive il consigliere nella sua nota – la norma di legge, appoggiandosi su alcune sentenze di primo grado, senza tener conto delle numerose sentenze della Cassazione, della Corte Costituzionale e del parere del Ministero degli Interni, per ottenere da me un atto non dovuto: la rinuncia definitiva al giudizio. Lascio ad ognuno di voi – continua, rivolgendosi ai destinatari della sua missiva – di trovare la giusta parola per definire questo comportamento. In oltre 40 anni di vita amministrativa (Comune di Fermo, Provincia di Fermo, Consorzio di Bonifica Valtenna, Erap Marche, ecc.) non mi è mai accaduto di assistere a dei comportamenti ed atti amministrativi simili, che creano un danno ad un cittadino o consigliere comunale. Confermo pertanto la mia assenza alle quattro riunioni per l’insediamento delle Commissioni ma sarò presente quando si andrà a discutere dei problemi della città. Come Consigliere comunale chiedo solo rispetto, che è mancato da parte del Consiglio Comunale e da tutta l’amministrazione comunale, ed è questo il motivo della mia protesta».

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