
da dx. Marco Rocchi e Andrea Livi
di Sandro Renzi
La Massoneria nel Fermano ha radici antiche e ben consolidate. Lo dimostra il proliferare di logge negli ultimi anni, a testimonianza di una attività ancora effervescente e mai sopita. A mettere un punto fermo ci ha pensato Marco Rocchi, professore ordinario presso l’Università Carlo Bo di Urbino. A lui si sono affidati alcuni amici fermani affinché redigesse una storia della Libera Muratoria nella città di Fermo affidandogli preziosi documenti che lo stesso Rocchi ha integrato con altre ricerche nel campo della massoneria locale. Ne è scaturito un volume edito dall’editore Andrea Livi intitolato “La Massoneria nel Fermano – Storie, luoghi, personaggi”.
Un racconto che parte dalle origini della Massoneria fermana per arrivare ai nostri tempi. La prima chicca la svela Rocchi intervenendo a Porto San Giorgio alla presentazione del libro ieri pomeriggio. «Possiamo affermare con certezza che già nel 1808 esisteva a Fermo una loggia. Lo si apprende dai documenti relativi ad un incontro a Milano per celebrare il Trattato di Affigliazione ed Amicizia firmato qualche mese prima tra il Grande Oriente d’Italia e il Grand Orient de France». Di più non si può sapere perché non esistono altri documenti o verbali, né libri matricole dell’epoca. Che Fermo fosse da questo punto di vista un centro importante lo conferma pure la presenza di ben tre Gran Maestri nel territorio. Si tratta di Eugenio di Beauharnais, Girolamo Bonaparte e Gioacchino Murat. Il motivo? Secondo Rocchi l’influenza esercitata sulla marca fermana dal Vaticano e dalla chiesa. «Le parti che ad esse si ribellavano trovavano un approdo nella Massoneria e nella Carboneria». Realtà che fornivano quindi strumenti per contrastare il potere dilagante dei Papi. Non è un caso che nel volume si accenni pure alla Carboneria che, secondo diversi orientamenti storIografici, è una forma di Massoneria.
La necessità di scrivere questo volume prende le mosse in primis dalla opportunità di contribuire a quella che Rocchi definisce, mutuandola, «la storia delle piccole patrie». Un contributo documentale, un tassello che va ad unirsi a tanti altri tasselli per dare vita ad un mosaico straordinario che è rappresentato dalla storia patria. Parte del volume viene allora riservata alla biografia di importanti personaggi del Fermano che hanno aderito a logge locali o hanno fatto parte di logge di altre città in cui hanno vissuto, lavorato o combattuto. L’elenco è lungo e comprende figure di spicco come il garibaldino Pietro Basili nato a Porto San Giorgio, il veregrense Giovanni Conti, punto di riferimento del Pri, come lo fu tanti anni dopo il fermano Enrico Ermelli Cupelli. Ed ancora, il sociologo montottonese Franco Ferracuti, il combattente sangiorgese Giambattista Ferri, il cantante lirico Francesco Graziani, sindaco di Grottazzolina, l’avvocato fermano Giuseppe Leti, il dottor Augusto Murri, il petritolese Filippo Mannocchi Tornabuoni, liberale, membro dell’Assemblea Costituente Romana, solo per citarne alcuni.
Oggi, la Massoneria, riprendendo ancora le parole dell’autore, si può definire come un gruppo di riferimento di un patrimonio valoriale laico con il quale, come avviene ad esempio in Francia, anche le istituzioni politiche possono confrontarsi liberamente. Questo consente di scrollarsi di dosso quel pregiudizio che per decenni ha accompagnato commenti e idee sul ruolo della Massoneria che oggi solo nella quinta provincia può contare su 8 logge che appartengono a cinque “obbedienze”. Quella forse più nota è la loggia Valle di Tenna-Cesare Trevisani che opera a Fermo pur essendo collocata nominalmente all’oriente di Servigliano. C’è poi la loggia XX Settembre-Risorgimento europeo di stanza su Montegranaro, mentre non c’è più una loggia con sede a Porto San Giorgio che aveva mosso i primi passi nel 2014 sotto l’egida del Grande Oriente d’Italia.















