Dalle parole ai fatti contro i raid nella zona sud di Porto Sant’Elpidio. Si mobilitano gli esercenti degli stabilimenti balneari a Porto Sant’Elpidio. Dopo un’altra notte dove i malviventi hanno preso di mira gli chalet nel quartiere Faleriense, sono gli stessi imprenditori a chiedere un aiuto ai cittadini e residenti dell’area.
«Anche questa notta sono tornati all’attacco, ora basta. Lunedì alle 23.30 partiamo per una ronda di due ore». Questo il messaggio social postato da Giovanni Armellini, il proprietario dello chalet “Lo Storione”. Sfiancato ed esausto, Armellini è stato costretto a vivere sulla propria pelle settimane delicate e pesanti.
Aggredito ad inizio stagione, ricevendo anche una coltellata al braccio, è stato poi costretto a dormire all’interno del proprio stabilimento balneare per sventare ulteriori furti. Nel frattempo sono stati presi di mira altri esercenti nei paraggi. Ieri sera nella stessa zona sono tornati a farsi vedere, ancora una volta, i malviventi. Una goccia che ha fatto “traboccare” il vaso. Portando proprio Armellini a chiedere l’aiuto di residenti, esercenti ed amici per difendere e monitorare la propria realtà commerciale.
Tra i primi, tra gli esponenti politici della città, a commentare le parole e la presa di posizione di Armellini, è l’ex assessore Patrizia Canzonetta (Pd): «Quando i cittadini arrivano a pensare di dover organizzare ronde notturne per difendere il proprio lavoro, significa che siamo davanti a un problema serio. A Porto Sant’Elpidio, da giorni, alcuni operatori balneari e titolari di attività vivono una situazione di esasperazione. Furti ripetuti, persone costrette a dormire nei propri locali per paura di nuovi episodi e, adesso, l’idea di organizzare ronde per cercare di fermare i responsabili. Comprendo la rabbia e la frustrazione – scrive Canzonetta – di chi lavora, paga le tasse e vede il proprio sacrificio messo a rischio. Ma proprio per questo credo sia necessario fermarsi un attimo e riflettere. La sicurezza non può essere affidata alla giustizia fai da te».



















