«Dopo le prime risultanze dell’inchiesta sulla Ricostruzione post sisma, cos’altro deve succedere prima che il Presidente Acquaroli venga a riferire in Consiglio?». E’ quanto sostiene il consigliere regionale del Pd, Fabrizio Cesetti che stavolta chiama in causa anche la Costituzione: «L’articolo 121 parla chiaro: il presidente dirige la politica della giunta regionale e ne è il diretto responsabile. Non spetta a noi accertare le responsabilità penali, di cui si occupa la magistratura e per le quali garantiamo il pieno rispetto della presunzione di innocenza. La questione, dal nostro punto di vista, è puramente politica».
Un’inchiesta, quella sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, che sta facendo tremare tutta la regione. A onor di cronaca era stato proprio Cesetti, nel gennaio di quest’anno, a presentare una mozione che oggi sembra assumere quasi i tratti della premonizione. In quell’atto, firmato anche dai consiglieri Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, il consigliere dem chiedeva, infatti, al presidente Acquaroli di intervenire con la presidenza del Consiglio e con il Viminale per l’istituzione nelle Marche di un Centro operativo della Direzione Investigativa Antimafia.
«Per la criminalità organizzata le Marche, anche per la loro posizione geografica, sono una regione “di transito” e “di infiltrazione”, con l’attenzione puntata sulla fascia costiera e sulle aree produttive e si impone, pertanto – si legge nella mozione del 28 gennaio scorso – una efficace e duratura attività di contrasto a tutte le organizzazioni criminali anche di stampo mafioso, anche per una completa eradicazione di una cultura non appartenente a quella del popolo marchigiano».
Sempre in quella mozione, l’esponente dem paventava un pericolo di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione riprendendo le parole del Procuratore Generale della Repubblica di Ancona: «all’indomani della tragedia del sisma 2016, la Direzione investigativa antimafia sottolineava – si legge proprio nell’atto – come esistesse il rischio anche di infiltrazioni nella ricostruzione post sisma e la stessa Anac parlava di mancati controlli su 11 ditte subappaltatrici per quanto riguarda la certificazione antimafia ed il Procuratore generale delle Marche evidenziava il “pericolo delle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione con nomi legati al crimine organizzato».
Oltretutto, parentesi ad hoc, sempre Cesetti, stavolta ben 5 anni fa (era il 12 ottobre del 2021) aveva presentato anche un’interrogazione, firmata anche dai colleghi Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri, Bora, sulla realizzazione del complesso sanitario ubicato a Rapagnano.
«Questi sei anni di governo del centrodestra – la chiosa dell’esponente dem – ci hanno messo di fronte a una sequenza di fatti gravissimi che stanno scuotendo la Regione Marche: dalla gestione di Atim e Svem fino allo scandalo del plasma, per arrivare oggi al contestato sistema corruttivo per affidamenti pubblici nel settore sanitario e dell’edilizia universitaria ed infine alla contestata corruzione e infiltrazione mafiosa nella Ricostruzione. Dunque, il nodo di fondo riguarda la reale capacità del Presidente di esercitare la direzione politica e il necessario controllo sulla macchina amministrativa. Non è più tempo di rinviare: Acquaroli si assuma le proprie responsabilità e si presenti subito nell’Aula consiliare per riferire e fare trasparenza davanti alle istituzioni e alla comunità marchigiana».




























