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L’Arca di Noè della Coldiretti: rischio scomparsa animali e spopolamento dell’area montana

MARCHE – In 5 anni scomparsi 25.000 animali, con la neve aumentano le difficoltà nelle aree terremotate. La richiesta alla Regione Marche di garantire l'ultimazione delle strutture
martedì 17 gennaio 2017 - Ore 11:07
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Sos nelle fattorie marchigiane dove dal 2012 ad oggi sono scomparsi 25.000 animali tra mucche, maiali e pecore con il pericolo di estinzione per le razze storiche e lo spopolamento delle aree interne e montane, ulteriormente acuito dal terremoto che ha messo in ginocchio gli allevamenti tra il Maceratese e l’Ascolano.

E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti regionale in occasione di San Antonio Abate il Patrono degli Animali, con migliaia di allevatori giunti a Roma dove è stata allestita una vera e propria Arca di Noè con, tra gli altri, le storiche pecore di razza sopravissana originaria delle aree del terremoto, per iniziativa dell’Associazione italiana Allevatori (Aia) e della Coldiretti. Una ricorrenza particolarmente amara per gli allevatori della aree colpite dal sisma, che hanno mucche e pecore in mezzo alla neve, poiché non sono state ancora ultimate le stalle mobili, tanto che si segnalano aborti e produzione di latte dimezzata. Se i ricoveri per il bestiame non arriveranno in tempi brevi, c’è il pericolo concreto che molti animali muoiano. Coldiretti ha chiesto non a caso alla Regione Marche di “cambiare passo” e accelerare garantendo l’ultimazione delle strutture nel giro di un mese.

Ma ai problemi degli allevamenti delle aree terremotate si aggiungono quelli più generali per tutto il settore zootecnico regionale legati alla concorrenza sleale di prodotti a basso prezzo importati dall’estero, favorita dalla mancanza di trasparenza. Complessivamente nella nostra regione, sottolinea la Coldiretti, sono oggi allevati 50mila mucche, 158mila pecore, 117mila maiali e 11mila cavalli, oltre a 6,5 milioni di polli. Per evitare l’estinzione dell’intera Fattoria Marche serve difendere le imprese. Sotto accusa la normativa che consente di spacciare come Made in Italy prodotti importati dall’estero per la mancanza di norme chiare e trasparenti sull’etichettatura di origine. Una svolta è attesa nel 2017 con l’entrata in vigore delle legge che obbliga ad indicare in etichetta la provenienza del latte con mucche o pecore e capre che potranno finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, burro, formaggi e yogurt che è garantita a livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa.


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