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Da Hostiles di Scott Cooper la nuovo capolavoro futuristico di Steven Spielperg: grande programmazione al Multiplex Super 8

CAMPIGLIONE DI FERMO - Un cartellone quanto mai ricco quello che il Super 8 offre per questa settimana
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Hostiles

 

Cartellone sempre più ricco al Multiplex Super 8 di Fermo. Iniziamo con Hostiles. il film diretto da Scott Cooper, è ambientato nel 1892 e racconta la storia di Joseph Blocker (Christian Bale), un leggendario capitano dell’esercito.
Sulla soglia della pensione, riceve una richiesta direttamente dal presidente degli Stati Uniti: scortare il capo Cheyenne Falco Giallo (Wes Studi), malato terminale di cancro, e la sua famiglia, da un isolato avamposto in New Mexico fino al Montana, dove si trova la riserva della loro tribù. Nonostante la riluttanza iniziale, Blocker viene costretto ad accettare per non perdere la pensione. Oltre alle vecchie ferite ancora aperte e ai pericoli del tragitto, ci sono altri due problemi da considerare. Il primo è che Blocker ha combattuto a lungo contro gli indiani e nel corso di questi scontri ha visto morire molti amici e commilitoni, alcuni proprio per mano di Falco Giallo.
Il secondo è l’incontro con la vedova Rosalie Quaid (Rosamund Pike), che ha assistito alla morte di tutti i suoi cari, massacrati da una banda di ladri di cavalli Comanche.
Per sopravvivere al viaggio e sconfiggere le ostili tribù indiane, saranno tutti costretti a mettere da parte i dissapori e i pregiudizi, unendo le forze e scoprendo il valore della compassione e della tolleranza.

E Passiamo a Il sole a mezzanotte, il film diretto da Scott Speer, ispirato al film giapponese Song to the Sun, (titolo originale come Taiyo no Uta) che vede protagonista la giovane Katie Price (Bella Thorne), una ragazza diciassettenne costretta a vivere fin dall’infanzia al riparo dalla luce del giorno. Affetta da una rara malattia, che rende per lei mortale anche la minima esposizione alla luce diretta del sole, la vita di Katie è sempre stata diversa da quella delle sue coetanee e i suoi contatti con il mondo esterno sono sempre stati pochissimi e difficili, essendo costretta a rimanere in casa durante il giorno fino al tramonto del sole, quando finalmente può uscire e andare alla stazione ferroviaria locale per suonare la sua chitarra davanti ai passanti. Una notte, il destino le permetterà finalmente di incontrare Charlie (Patrick Schwarzenegger), quel bambino che osservava tutti i giorni dalla finestra e che, ormai adolescente, le permetterà di conoscere l’amore in un modo del tutto speciale.

Nel film Una festa esagerata, diretto da Vincenzo Salemme, siamo a Napoli, dove a casa Parascandolo fervono i preparativi per la magnifica festa dei diciotto anni di Mirea (Mirea Stellato). L’agitazione generale coinvolge l’ingenuo capo di famiglia Gennaro (Salemme), geometra e piccolo imprenditore edile, e la famelica moglie Teresa (Tosca D’Aquino), animata dalla feroce ambizione di ascesa sociale. Vedendo nella festa la grande occasione per emergere, Teresa ha deciso di fare le cose in grande e non ha badato a spese, dal catering agli arredi. Ha persino scritturato un cameriere indiano relegando in cucina la vecchia domestica non ritenuta abbastanza esotica per una festa così importante. Gennaro, pur di accontentare le donne della sua vita e supportato da Lello (Massimiliano Gallo), l’invadente aiutante del portiere, asseconda ogni loro capriccio e spendere una fortuna per la festa, nonostante lui stesso la ritenga “esagerata”. Finalmente arriva il grande giorno. Tutto sembra perfetto, gli invitati iniziano ad arrivare. Ma un’inaspettata notizia giunge dal piano di sotto e sconvolge i programmi della famiglia: l’anziano signor Scamardella, che vive insieme alla figlia zitella, ha deciso di morire proprio il giorno della festa. Un lutto improvviso si trasforma così in un grande fastidio per casa Parascandolo e l’intera festa è messa a rischio. Cosa fare? Come si fa una festa con un morto sotto casa? Interessata solo all’apparenza, Teresa come gestirà la situazione?

Cambiamo argomento con Peter Rabbit. L’amato personaggio delle fiabe nato dalla penna – e dai pennelli – di Beatrix Potter è il protagonista di questa grintosa e irriverente commedia di ambientazione contemporanea, diretta da Will Gluck e realizzata con tecnica mista live action e CGI. Peter Rabbit vive in una tana accogliente confinante col giardino dell’ostile Mr. McGregor (Domhnall Gleeson), un luogo proibito ai coniglietti prudenti che non vogliono finire nel mirino dell’umano allampanato. Se le ubbidienti Flopsy (Margot Robbie), Mopsy (Daisy Ridley) e Cottontail(Elizabeth Debicki) se ne tengono alla larga, ascoltando gli avvertimenti della mamma, lo sconsiderato fratellino Peter (James Corden in originale, Nicola Savino nella versione italiana) – orecchie drizzate oltre la staccionata e scodinzolante coda a batuffolo – profana l’orto di McGregor facendo anche una scorpacciata dei suoi ortaggi. La relazione già turbolenta tra Peter e Mr. McGregor si inasprisce quando una nuova vicina di casa, l’incantevole Bea (Rose Byrne), si trasferisce nel quartiere. L’uomo e il coniglietto faranno di tutto per accaparrarsi le attenzioni dell’adorabile amante degli animali.
Un film con i robottoni è una lama che trafigge la breccia generazionale tra chi è sopra e chi sotto i 40 anni e ne aumenta il distacco.

Mazinga, Goldrake e Jeeg Robot sono stati uno svago legato all’infanzia le cui action figure oggi sono ricercati e costosi oggetti da collezione e immaginare un film con i super robot contro creature aliene senza di loro, è dura. Gli jeager di Pacific Rim sono debitori alla cultura giapponese e a malincuore (per noi) non prendono le distanze dal consolidato modello del blockbuster americano che punta alla generazione di sotto, spargendo delusione tra quella di sopra. Il primo Pacific Rim, pur non essendo tra i migliori film di Guillermo del Toro, lasciava sentire saltuariamente la mano dell’autore mentre il suo sequel, perdendo anche quella poca autorialità, diventa un prodotto di consumo sullo scaffale in mezzo a tanti altri.

Chiudiamo con Ready Player One, il film diretto da Steven Spielberg, basato sul romanzo omonimo di Ernest Cline. Si tratta di una rappresentazione distopica immersa nella suggestione della realtà virtuale, ma la sua particolarità è il rimasticare l’immaginario collettivo videoludico degli anni Ottanta, dalle avventure testuali stile Zork della Infocom passando per Pac-Man e altri titoli meno noti (se non ai veri appassionati). D’altra parte Cline, oltre a essere un nerd militante a 360° (possessore di una DeLorean), è sempre stato un appassionato di videogiochi, in grado di miscelare la propria mania con le sue doti di scrittura creativa, allenate da oltre vent’anni, anche in performance di poesia. Nel 2045 la terra è diventata un luogo inquinato, funestato da guerre, povertà e crisi energetica. Gli abitanti versano in condizioni precarie, stipati in grossi container spogli, senz’altra evasione che il nostalgico mondo virtuale di OASIS. L’universo ispirato ai ruggenti anni ottanta, creato dal milionario James Donovan Halliday (Mark Rylance), conta milioni di login al giorno per la facilità d’accesso (sono sufficienti un visore e un paio di guanti aptici) e gli scenari iperrealistici in cui sfuggire al mondo tetro e pericoloso. La notizia della morte di Halliday arriva insieme con l’ultima, stimolante sfida lanciata dall’eccentrico creatore: una caccia al tesoro da miliardi di dollari.

L’adolescente Wade (Tye Sheridan), da sempre affascinato dalla figura del programmatore, ha collezionato informazioni sulla sua vita e il suo lavoro. Attraverso l’avatar Parzival proverà ad aggiudicarsi il premio in palio, contro i potenti nemici di una malvagia multinazionale (la IOI) e un nutrito gruppo di concorrenti senza scrupoli.
Buona visione.

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