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Fire squad – incubo di fuoco:
una potente e straziante storia di eroismo

Per gli appassionati di cinema la recensione di Giuseppe Di Stefano
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Quando si racconta la storia di eroi realmente esistiti, è facile cadere nei cliché. Ciò che rende straordinario il film “Fire Squad” è il suo abietto rifiuto. Il racconto dei Granite Mountain Hotshots, un gruppo di vigili del fuoco con sede a Prescott, avrebbe potuto essere facilmente fatto attraverso degli eroi perfetti, marcianti avidamente verso il loro destino. Non avrebbe significato nulla. Quel tipo di rappresentazione, infatti, suona sempre vuota. Invece, il regista Joseph Kosinski, lavorando su una sceneggiatura di Ken Nolan ed Eric Warren Singer, offre un ritratto completo di uomini, a volte imperfetti, che fanno cose straordinarie, e tale approccio rende il film commovente e sconvolgente al contempo.

Se a questo si vanno a sommare le ottime interpretazioni di Josh Brolin, Jennifer Connelly e Miles Teller, allora “Fire Squad” non rappresenta più soltanto un adatto tributo, ma un film eccellente.

In mostra è il gruppo mentre combatte gli incendi, non con l’acqua, ma con asce, motoseghe e ustioni. Si tratta di un lavoro altamente pericoloso che richiede una quantità folle di coraggio supportato da un allenamento intensivo (o forse viceversa).

La pellicola ci mostra Eric Marsh (Josh Brolin) mentre supervisiona un gruppo di vigili del fuoco che lavora per ottenere lo status di élite, un traguardo che nessuna squadra municipale ha mai raggiunto. Nel frattempo, Brendan McDonough (Miles Teller) sta gironzolando nei pressi di Prescott e, in un ultimo tentativo di raddrizzare la sua vita, si presenta alla ricerca di un posto nella squadra di Marsh. Tra lo shock e lo sgomento di tutti, lui gli dà una possibilità, proprio nel momento in cui la squadra è più vicina alla certificazione.

Anche se il film non riguarda strettamente ciò che accade lì, tutto porta al fuoco di Yarnell Hill, un incendio così apparentemente irrilevante che, al suo inizio, Marsh, al telefono con sua moglie, le dice che probabilmente sarà a casa per cena. Il destino, i venti mutevoli e talune confuse decisioni avrebbero cambiato questi piani. E il regista non si tira indietro quando si tratta di raffigurare una tragedia – mai sfruttatrice, ma che sa essere intensa e straziante.

Fire Squad” sarebbe potuto andare in un gran numero di direzioni, molte delle quali sarebbero state deludenti o superficiali. Kosinski, invece, ha raccontato una storia disordinata, stratificata e, solo in ultima analisi, eroica, in tutta la sua complessità. Non è un documentario: i registi non hanno alcuna responsabilità di descrivere la vera storia ad ogni costo. Essi ricercano una verità più grande, tentando di rappresentare cosa porti qualcuno con coraggio, forza, debolezza e paura a rischiare la vita di fronte a un pericolo mortale – in altre parole, ciò che lo rende un vero eroe.

 

di Giuseppe Di Stefano


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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