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Steat, parla l’ex presidente Ruggeri:
“Lacunosa ricostruzione di Di Ruscio,
all’epoca persi 1,5 miliardi di lire”

FERMO - Le precisazioni dopo la lettera dell'ex sindaco. Per Ruggeri resta anche il dubbio sul perché Comune e azienda non si siano parlati prima senza arrivare all'asta
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di Andrea Braconi

I documenti sul tavolo del notaio Rossi erano già pronti. Ma in quella notte del 2001 la storia e il destino dell’area dell’ex stazione Santa Lucia cambiarono. Lo ricorda Giorgio Ruggeri, ex presidente della Steat, che definisce la ricostruzione fatta ieri da Saturnino Di Ruscio “veritiera ma lacunosa” (LEGGI QUI).

Per Ruggeri, infatti, l’ex sindaco e oggi dirigente del Comune “non dice tutto quello che successe in quel periodo”. “Corrisponde al vero il fatto che c’era una predisposizione di un atto di vendita da parte del Demanio a tre, con lo stesso Demanio che vendeva al Comune di Fermo e il Comune che l’avrebbe girata alla Steat. Ma la sera prima dell’atto il Consiglio comunale di Fermo decide con un emendamento di fare marcia indietro: acquistiamo l’area, dicono, ma non la diamo alla Steat. Di Ruscio in quel caso si è astenuto, ma fatto sta che il giorno dopo l’atto non si fa più”.

Sono diverse le precisazioni di Ruggeri nel ripercorre quei fatti. “La Steat ha subìto tutti questi eventi perché il giorno dopo la Provincia di Ascoli Piceno, allora rappresentata da Pietro Colonnella, che deteneva il 70% circa di proprietà della Steat e che quindi di fatto era il vero proprietario dell’azienda, chiama il Demanio e fa valere il proprio diritto di prelazione nei confronti del Comune di Fermo. Come a dire: tutelo io Provincia di Ascoli Piceno la Steat se è necessario, visto che il Comune di Fermo ha deciso di prendere l’area e di tenersela. Tutto questo lo dice anche lo stesso ex sindaco Di Ruscio, dando però responsabilità a Steat e Provincia”.

Sul fronte politico, l’ex presidente nel ribadire che non intende entrare nella bagarre scatenatasi negli ultimi mesi, tieni però a spiegare come all’epoca lo stesso non rappresentasse il Pds ma fosse un iscritto di Rifondazione Comunista, contrariamente a quanto sottolineato da Di Ruscio. “Mi si permetta di dire che è cosa bene diversa, e inoltre che chi ha preso provvedimenti è stata la Provincia di Ascoli Piceno nel suo ruolo di proprietario. La Steat ha subìto prima l’annullamento della vendita, poi la Provincia ha fatto valere il proprio diritto di prelazione con il Demanio che però si è ritirato e non ha venduto più a nessuno”.

C’è un altro aspetto, a suo dire, che manca nella ricostruzione di Di Ruscio. “Il lato negativo di tutta questa vicenda è che la Steat quell’area l’avrebbe presa con un miliardo e 500 milioni di lire di contributo a fondo perduto della Regione Marche, che andò così perso. La Regione, infatti, aveva fatto dei finanziamenti specifici per le aziende che ricostituivano o acquistavano i depositi”.

Guardando all’oggi, da libero cittadino, per Ruggeri è d’obbligo però porsi una domanda: “Perché Comune e società, quindi un sindaco e un presidente di un’azienda di cui lo stesso Comune è socio, non si sono parlati prima senza arrivare ad un’asta dove, si sa, c’è sempre un punto interrogativo? Vorrei ricordare che si sta amministrando il bene pubblico e che tra qualche anno chi in questo momento ha incarichi farà altre cose. Ritengo che qualcosa in più andava fatto e che fosse un dovere da parte di tutti i partecipanti”.

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