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Fine della scuola, l’arcivescovo Pennacchio
scrive a studenti, genitori e insegnanti:
Facciamo tesoro di quanto vissuto

FERMO - L'Arcivescovo rivolge un pensiero agli studenti, ai loro genitori e agli insegnanti affinché, quando tutto sarà passato, si possa fare tesoro dell'esperienza particolare vissuta negli ultimi mesi

Carissimi ragazzi e giovani, cari insegnanti, carissimi genitori“. Inizia così, con l’affetto rivolto a tre ‘destinatari’ ben precisi, la lettera aperta di monsignor Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo, scritta in occasione della fine dell’anno scolastico. L’Arcivescovo rivolge così, dunque, un pensiero agli studenti, ai loro genitori e agli insegnanti affinché, quando tutto sarà passato, si possa fare tesoro dell’esperienza particolare vissuta negli ultimi mesi.

La scuola è finita da qualche giorno, anche se le attività non son del tutto concluse: è tempo di scrutini, degli adempimenti di fine anno e fra qualche settimana si svolgeranno gli esami. Qualcuno forse pensa che questo sia stato un anno scolastico da dimenticare per l’impossibilità di andare a scuola a causa delle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria; io non sono d’accordo, e fra un po’ vi dirò anche perché, e ho voluto scrivere e ringraziarvi proprio per la tenacia con la quale avete vissuto l’impegno scolastico in questi ultimi mesi.

Certo, è mancata la classe, la vita quotidiana della vostra scuola, i volti e gli ambienti a voi familiari; se poi si pensa al programma che sicuramente non si è potuto completare a dovere, all’insegnamento che è stato mortificato… Insomma, se consideriamo ciò che è mancato, l’anno scolastico è da dimenticare. Ma se non ci attardiamo a guardare indietro, e pensiamo invece a cosa custodire, a partire da domani e per il futuro della nostra scuola, inaspettatamente ci è stato donato veramente tanto in questi mesi così particolari.

Al riguardo avrei in mente tante cose buone da sottolineare; proverò a dedicare una breve riflessione a ciascuno di voi, alunni, insegnanti, genitori, perché possiate far tesoro di questa esperienza, quando tutto sarà passato.

Cari bambini, ragazzi, giovani… Non avete mai pensato che andare a scuola è noioso, è pesante, forse addirittura inutile? Io, lo confesso, l’ho pensato tante volte alla vostra età. Probabilmente, però, nei mesi passati, costretti e controllati negli spazi limitati della casa senza poter incontrare gli altri compagni, avete avuto nostalgia della scuola. Essa, infatti, è anche uno spazio di libertà, da vivere con coscienza e responsabilità, in cui si matura, a volte anche sbagliando. Tutto questo, prima, forse non lo apprezzavamo abbastanza, perciò vogliamo ricordarcelo quando inizierà il nuovo anno scolastico perché ci impegniamo a vivere amicizie vere, relazioni sane e mai violente o prevaricatrici.

Cari insegnanti, a costo di tante fatiche, in breve tempo avete dovuto riorganizzare il vostro lavoro. Vi siete ingegnati nell’uso di tecnologie più avanzate, che ad alcuni non erano familiari, e avete studiato come ristrutturare i contenuti dell’apprendimento per porgerli in modalità diverse dal solito. Sono certo che avete scoperto in voi stessi abilità nuove e possibilità insospettate, che vanno custodite anche nel futuro. Non disperdete il patrimonio di fantasia e inventiva che i vostri allievi hanno conosciuto: vi saranno riconoscenti.

Cari genitori, stare così strettamente a contatto con i vostri figli vi ha fatto prendere maggiormente coscienza che la scuola si fa carico veramente dei nostri ragazzi, con tanto dispendio di energie. Ricordo, negli anni in cui ho insegnato religione, che la tentazione dello scaricabarile era sempre in agguato. Gli insegnanti dicevano: “Le famiglie dove sono?” e i genitori, dal canto loro: “Ma la scuola cosa fa?” Forse l’esperienza scolastica al tempo del Covid sta aiutando anche voi famiglie a considerare diversamente il valore della scuola e degli insegnanti. Ci siamo accorti di essere tutti nella stessa barca e questo ha favorito un approccio diverso e più realistico verso il mondo scolastico, i figli e noi stessi. Non dimentichiamo, infine, che questa circostanza ha fatto riscoprire la bellezza (e la fatica) del rapporto genitori/figli, del fare cose insieme, dell’ascoltarsi reciprocamente un po’ più a lungo.

Carissimi, il vescovo è padre ma non papà, non è un docente e da tempo ha superato l’età scolare. Non ho titolo per istruirvi ad essere alunni, insegnanti e genitori. Ma vi ho voluto scrivere per aiutarvi a leggere con sapienza quella parte di storia recente che vi ha resi protagonisti; una storia che, affidata alle mani di Dio e sotto la protezione della Madonna, ci farà crescere e recuperare ben più delle lezioni che, sulla carta, abbiamo perso.

Vi benedico tutti di cuore”.

 


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