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Cercasi medici disperatamente: dagli 8 punti vaccino nel Fermano alla copertura per Amandola, il lavoro dell’Av4 e lo ‘scoglio’ delle incompatibilità

SANITA' - L'Area vasta 4 sta affrontando la questione su più livelli, dal confronto con i rappresentanti dei gruppi dei medici di base a quello con le istituzioni territoriali. Per i medici di medicina generale proposti l'ampliamento degli ambiti territoriali di scelta e l'innalzamento delle quote dei massimali da 1.500 a 1.800
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di redazione CF
Medici…aaa cercasi. Sempre più cellula embrionale di un problema che sta avendo serie ripercussioni sull’intero sistema sanitario nazionale. E, sì, certamente, anche in Area vasta 4. Alcuni esempio? I medici scarseggiano al Pronto soccorso, mancano le guardie mediche e, nodo tornato prepotentemente alla ribalta nei giorni scorsi con la Conferenza dei Sindaci, mancano medici di medicina generale in Amandola, con inevitabili e immaginabili conseguenze sull’intero bacino montano. Non da ultimo: il numero di vaccinazioni quotidiane che l’Av4 può programmare dipende molto anche dal numero di medici di medicina generale che si rendono disponibili alla somministrazione delle dosi. E purtroppo, se non si correrà rapidamente ai ripari, il problema si potrebbe trasformare in una piaga tendente giocoforza ad allargarsi a macchia d’olio: sì perché i pensionamenti, in questo caso dei camici di base, Amandola insegna, vanno avanti. E tanto per farsi un’idea della gravità esponenziale della questione, basti dire che da qui a poco più di un anno, in Area vasta 4 sono previsti ben 30 pensionamenti. Ecco, dunque, che fare? L’Area vasta 4 sta seguendo, anzi affrontando, la problematica a tutti i livelli, ha partecipato alla Conferenza dei Sindaci in cui è stata avanzata anche l’ipotesi, da parte dei primi cittadini dell’entroterra, di dare vita a un distretto della montagna. Tante le ipotesi, comunque, sul tavolo. Ma facciamo un passo indietro. Attualmente sono circa 120 i medici di base nel Fermano, raggruppati in 8 gruppi territoriali. E proprio con i loro coordinatori si stanno confrontando i vertici dell’Area vasta 4, con in testa il direttore Licio Livini. In primis, si diceva, per programmare le vaccinazioni e, a monte, per richiedere un numero specifico di dosi da somministrare senza incappare in inutili, anzi, imperdonabili sprechi. Alcuni gruppi hanno deciso di procedere in autonomia per le somministrazioni, altri si sono appoggiati a enti e istituzioni territoriali per la logistica e le location. A Fermo, città capoluogo, dal 7 aprile sarà operativo il punto di vaccinazione alla scuola don Dino Mancini, in viale Trento. E lì si stima di poter effettuare circa 1000 dosi al giorno. Parentesi statistica: se al 12 marzo, per l’Av4 solo il 7 per cento della popolazione del Fermano risultava vaccinata con la prima dose, ecco che ne restano da vaccinare circa 160 mila. E se si volesse rispettare, anzi si volesse credere e adeguarsi alle parole del ministro Speranza per avere l’intera popolazione vaccinata entro l’estate, ecco che, avendo a disposizione tre mesi, andrebbero vaccinate nel Fermano circa 1.800 persone al giorno. Dura. Molto dura. Ma non impossibile. Ed ecco che l’importanza dei medici di base torna prepotentemente alla ribalta. Ad oggi, infatti, ci si vaccina solo ad Amandola e Montegranaro. E lì sono andati anche medici ospedalieri a vaccinare, come volontari. Ma con un paio di postazioni da 250 dosi al giorno si parte già col fiatone. Ma se si potesse contare su 8 postazioni territoriali, con altrettante équipe di medici di medicina generale, il cronoprogramma ministeriale sì che potrebbe essere rispettato. Doveroso ricordarlo quasi fosse un mantra ma purtroppo è la dura realtà, tra stop e numeri risicati di dosi, a monte resta il problema delle forniture di vaccini. Comunque, nella speranza di averne, aspetto di certo non scontato o secondario, l’Av4 si atterrebbe alla lista di priorità dettata a livello centrale dal Ministero.
Ma torniamo al problema dei problemi: la scarsità di medici. L’Area vasta 4, per favorirne un duttile impiego, in una delle svariate riunioni tecniche, come quella di venerdì del Comitato di medicina generale, ha avanzato diverse ipotesi: si potrebbe allargare le maglie degli ambiti territoriali di scelta, decisione che comporterebbe facilitazioni per aprire più ambulatori dello stesso medico di base sul territorio di competenza dell’Av4, dunque per fare un esempio un camice che ha un ambulatorio a Fermo, potrebbe aprirlo anche ad Amandola. Ma per portarlo ad Amandola servono ‘stimoli’. Per dovere di cronaca giusto dire che un paio di medici avrebbero già avanzato la loro disponibilità a recarsi ad Amandola, ma stiamo comunque parlando di proposte ufficiose e provvisorie, legate all’emergenza pandemica. E proprio sul fronte ‘Amandola’ l’Av4 sta comunque attendendo dei nominativi dalla Regione. L’Av4 ha ipotizzato anche un innalzamento delle quote dei massimali, da 1.500 a 1.800 persone che un singolo medico può assistere. Ma gira che ti rigira, sembra di capire che il nodo gordiano risiede proprio nelle incompatibilità, disposte dalla normativa, per il loro utilizzo. Ecco dunque che diventa fondamentale allentare i cordoni della burocrazia sul loro impiego che, in altri termini, significa sgravarsi dei lacci e lacciuoli normativi che limitano un utilizzo ad ampio respiro dei camici, un utilizzo che, è ormai chiarissimo, diventa ogni giorno, tra vaccinazioni e coperture assistenziali territoriali, a dir poco fondamentale. E su questo la Sanità può sì avanzare soluzioni e riorganizzazioni ma è la politica, unica a poter incidere sull’assetto normativo, ad essere chiamata ad attivarsi.

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