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«Diffondere la cultura della legalità nelle scuole» ecco l’antidoto del Prefetto Rocchegiani per la criminalità nel Fermano (Videointervista a Zoom)

FERMO - Ieri sera, negli studi di Radio FM1, ai microfoni del direttore Giorgio Fedeli è intervenuto il neo Prefetto di Fermo. Con lui si è parlato della questione sicurezza legata soprattutto al territorio di Lido Tre Archi, della tematica delle sparizioni e degli atti di violenza che coinvolgono gli adolescenti: «Il Fermano non è un crocevia di criminalità, ma non parliamo di "isola felice". Sono in fase progettuale alcune misure di intervento»
Il Prefetto Michele Rocchegiani ai microfoni di Radio FM1

Il prefetto di Fermo, Michele Rocchegiani

 

di Leonardo Nevischi (foto/video Simone Corazza. Regia Alessandro Luzi)

Ieri sera, negli studi di corso Cefalonia si è svolto un nuovo appuntamento con Zoom, il programma di approfondimento su politica, cronaca e attualità, di Radio FM1 e Cronache Fermane. Ai microfoni, ospite del direttore Giorgio Fedeli, è intervenuto il neo Prefetto di Fermo, Michele Rocchegiani.

Un tutore dell’ordine che, prima nella Polizia di Stato e ora nella Prefettura, ha maturato tante e diverse esperienze. Rocchegiani, infatti, è passato dalla Squadra Mobile di Roma alla Dia, dalla CriminalPol all’Ispettorato di Pubblica Sicurezza di Palazzo Chigi fino alla direzione dell’Ufficio centrale ispettivo. «Sicuramente il mio background professionale potrebbe rappresentare un valore aggiunto nella disamina dei problemi del Fermano perché conoscendo il punto di caduta di determinati fenomeni si riesce a traguardare quelli più piccoli – ha esordito il Prefetto -. È lo stesso esempio di un medico che conosce il decorso di una malattia e sa quali possono essere gli aspetti degenerativi e riesce a prevenirli in maniera più tempestiva». E Rocchegiani sembra avere la ricetta per “curare” il Fermano: «Questa è una realtà che può essere orgogliosa di vivere un tessuto fondamentalmente sano. Al momento del mio insediamento consideravo questa realtà più problematica e avevo messo in guardia dai processi degenerativi proponendo una serie di misure di intervento. Queste misure sono ancora in fase progettuale ma posso anticipare che saranno attuate per intervenire in maniera mirata sui profili di devianza criminale e dovranno essere percepite sia dalle istituzioni sia dai cittadini affinché essi possano cogliere i messaggi educativi che gli vengono lanciati. I problemi di devianza, infatti, non richiedono solo l’intervento delle forze dell’ordine ma anche degli altri soggetti: non a caso il comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica prevede una molteplicità di soggetti come la presenza del presidente della Provincia e del sindaco del capoluogo. Come prima firma mi piacerebbe un progetto che possa coinvolgere tutti».

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Ed è proprio sul rapporto di apertura con i cittadini che si è soffermato Rocchegiani. «All’interno di un mondo che cambia quotidianamente il Prefetto è chiamato reinterpretare il suo ruolo. Mi interrogo sui nuovi target e sulle nuove vie da percorrere. Prima conoscevo solo il contesto metropolitano di Roma, ma ora sono rimasto colpito dalla comunità fermana. Credo che la comunità medio-piccola consente di avere con le persone e con le istituzioni un rapporto che nella realtà metropolitana è più complicato avere. Io mi pongo come come regista di una molteplicità di attori istituzionali come crocevia di un momento di dialogo. Per questo conto di ricevere dei feedback che mi gratifichino o che mi consentano di correggere la rotta strada facendo». Un Rocchegiani che non dimentica le sue origini (è originario di Senigallia) e si pone come “primus inter pares”. «Avere sangue marchigiano è un onore – ha sottolineato emozionato il Prefetto -. I marchigiani sono persone oneste, laboriose, concrete: attributi che spero mi verranno riconosciuti alla fine del mio mandato. Essi sono anche severi con sé stessi ed amano pesare l’operato altrui sulla base dei fatti e non delle promesse. Per questo quando lascerò Fermo spero di essere riuscito a dimostrare quella che, ad oggi, può essere solo una dichiarazione d’intenti».

L’intervista è stata anche l’occasione per fare il punto sulla questione sicurezza del Fermano: Lido Tre Archi rappresenta ancora un melting pot con un tasso di criminalità elevato o il problema è ramificato? «Il Fermano non è un crocevia di criminalità. Non abbiamo segnali di radicamento criminale, ma non parliamo di “isola felice” – ha sentenziato il Prefetto scattando una fotografia della situazione -. Non voglio dare etichette e fare di ogni erba un fascio perché gli abitanti onesti del quartiere non lo meritano, ma credo che Lido Tre Archi rappresenti un focolaio che origina soggetti devianti che si spostano in tutta la provincia, per questo dobbiamo intervenire, neutralizzare il problema e dare un segnale di positività a coloro che vi vivono. Ritengo che nel Fermano non operino criminali di grande spessore, tuttavia le forze dell’ordine non abbassano mai la guardia al fine di prevenire infiltrazioni criminali nel tessuto economico. Abbiamo gli strumenti adeguati per farlo».

I riflettori si sono poi spostati sulla tematica delle sparizioni. Sulla scia del convegno tenutosi lunedì alla presenza delle forze dell’ordine, delle istituzioni e dei volontari della Provincia di Fermo, il Prefetto ha fatto un focus sulla situazione del Fermano, ribadendo l’importanza del fare rete. «Grazie al piano provinciale messo in atto nel 2021 dalla mia predecessora Vincenza Filippi credo che lo stato eccellente della macchina che coordina le varie forze che operano in sinergia sia riscontrabile attraverso i risultati. Al di là della sicurezza percepita, va prestata attenzione ai dati numerici per capire la reale dimensione del fenomeno. Delle 32 persone scomparse nella provincia di Fermo nel 2022, quasi la totalità sono minori stranieri non accompagnati che si sono allontani dai centri di primaria accoglienza – ha illustrato Rocchegiani numeri alla mano -. Quattro individui maggiorenni sono stati ritrovati, altri due erano già morti, mentre la signora Conti è ancora dispersa. Dei minori, invece, dieci sono stati rintracciati, mentre per gli altri trattasi di soggetti immigrati che provano a raggiungere i propri familiari altrove. Per questo serve un approccio razionale per leggere il dato delle scomparse e non può essere confuso con quello di persone autoctone della provincia di Fermo che si allontanano volontariamente».

In chiusura, l’ultima istantanea del Prefetto ha riguardato il tema degli atti di violenza che coinvolgono gli adolescenti:  come è possibile arginare questi fenomeni? «Credo che si debba intervenire su molteplici fronti, in primis nelle scuole – è stata la ricetta immediata di Rocchegiani -. C’è la necessità di curare il profilo culturale della formazione e della cultura della legalità attraverso una serie di incontri e iniziative presso i plessi scolastici. La scuola svolge un ruolo indispensabile e la Prefettura insieme ad essa può far sì che educatori e soggetti del mondo delle istituzioni possano contribuire a questa formazione. Ma non solo la scuola, anche incontri nel mondo del lavoro possono esserci d’aiuto.Infatti i piccoli episodi di devianza possono essere originati anche da momenti di sofferenza e disagio economico o di difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro».

 

 

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