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“Traviata” versione transgender per le scuole, il Comune dice no e Sinistra Italiana insorge: «Censura e pregiudizi»

FERMO - La critica del coordinamento provinciale SI alla decisione dell'amministrazione: «La censura di quest’opera, oggi come allora  sostengono da SI - nasconde forti pregiudizi, oscurantismo e ipocrisia; si impedisce ad adolescenti che scoprono la propria sessualità, che spesso navigano in rete senza filtri, di attuare, attraverso le scuole, percorsi di crescita consapevole. Colpisce, tra l’altro, la solitudine autoreferenziale con cui la giunta comunale ha assunto la decisione; senza confrontarsi con dirigenti scolastici o insegnanti»

«Più che sconcerto, ci ha causato una certa tristezza apprendere, attraverso i TG regionali e le testate locali e nazionali, il divieto di rappresentare, per le scuole del Comune di Fermo, se non nella forma concertistica, la versione rivisitata e attualizzata de “La Traviata” di Giuseppe Verdi». Così, in una nota, il coordinamento provinciale di Sinistra Italiana. Il ‘no’ dell’amministrazione di Fermo alla prima per le scuole della “Traviata” versione transgender, continua a far discutere. Il primo cittadino Paolo Calcinaro ha giustificato la decisione sostenendo che la Fondazione avrebbe proposto una versione vietata ai minori di 14 e che non avrebbe avuto quindi senso la messa in scena per le scuole. Ma evidentemente la sua versione non ha convinto affatto Sinistra italiana.

«L’opera originale, già nel 1853, sollevò lo scandalo ipocrita dei perbenisti: Violetta è una prostituta, ama in maniera pulita, invece. La sporcizia è in certe persone socialmente molto inserite, lei paga ogni prezzo, è indifesa e pura, vittima ella stessa dei pregiudizi che socialmente la pongono ai margini. È un’opera rivoluzionaria. Nella trasposizione moderna dell’opera, firmata dal giovane regista 29enne Luca Baracchini vincitore, su 50 selezionate, di un concorso per la regia riservato agli under 35, Violetta è anche transgender, in lotta quotidiana con la sua identità sessuale e i sensi di colpa. La censura di quest’opera, oggi come allora  sostengono da SI – nasconde forti pregiudizi, oscurantismo e ipocrisia; si impedisce ad adolescenti che scoprono la propria sessualità, che spesso navigano in rete senza filtri, di attuare, attraverso le scuole, percorsi di crescita consapevole. Fortunatamente i ragazzi di oggi si dimostrano più aperti a queste tematiche di quanto alcuni adulti possano ritenere. Sicuramente molto più capaci di riflettere e ragionare, di certi amministratori che, sempre più, su questioni rilevanti si rivelano piccoli piccoli. A differenza, per esempio di quelli di Fano, che hanno saputo cogliere il senso dell’opera e l’opportunità di crescita collettiva che essa, al di là di valutazioni estetiche, sempre diverse e legittime, poteva rappresentare. Colpisce, tra l’altro, la solitudine autoreferenziale con cui la giunta comunale ha assunto la decisione; senza confrontarsi con dirigenti scolastici o insegnanti. Un’occasione persa e, purtroppo, una ulteriore dimostrazione che il governo della città, per questa maggioranza, coincide con le piste di ghiaccio, con le festicciole di paese e con l’evitare sistematicamente le questioni reali».

 

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