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Fusione Fermo/P.S.Giorgio…e non solo, Tomassini (Cna): «Bene se c’è un progetto per migliorare i servizi per aziende e cittadini»

IL PRESIDENTE della sigla degli artigiani: «Molti Comuni si stanno dimenticando dell'importanza che hanno per il territorio le nostre aziende, che invece andrebbero coccolate. Se non arrivano risposte adeguate, le imprese strutturate vanno altrove e quelle meno strutturate chiudono. I Comuni devono tornare a credere con convinzione che le aziende creano economia e indotto»

Emiliano Tomassini

di redazione CF

«Fusione Fermo/Porto San Giorgio? Bene ma se supportata da un progetto strutturato che punti sì a favorire risparmi per gli enti comunali ma anche e soprattutto a migliorare i servizi per le aziende, per le famiglie, per i cittadini». A parlare è il presidente di Cna territoriale di Fermo, Emiliano Tomassini.

In questi giorni, dopo le proposte di Paolo Nicolai (Pd) e Renzo Interlenghi (Fermo Capoluogo), con i leghisti Lorenzo Giacobbi e Luciano Romanella a chiedere un consiglio comunale aperto sul tema, è tornato prepotentemente alla ribalta il discorso dell’unificazione tra il capoluogo di provincia e la città costiera. Un tema che da sempre divide: c’è chi vede nella fusione uno step ormai quasi inevitabile e chi, invece, non ne vuole sentir parlare. Voci dei cittadini a cui oggi si unisce quella del presidente della sigla degli artigiani che, ovviamente, allarga la visuale alle aziende.

Emiliano Tomassini sembra proprio avere le idee chiare. E non parla solo di Fermo e Porto San Giorgio ma di un intero territorio e del ruolo che i Comuni dovrebbero ritrovare nel “coccolare” il tessuto aziendale e produttivo del Fermano.

«Io non sono per il sì o per il no, per partito preso, sulla fusione. Dico solamente che se è tesa solo a un risparmio dei costi per i due enti, mi sembra un qualcosa di superficiale e potenzialmente dannoso. Mi spiego meglio: se unirsi poi si concretizza in una riduzione del personale, di chiusure degli uffici con inevitabile flessione nelle risposte alle aziende e ai cittadini, ecco che il danno è bell’e servito. Se invece alla base c’è un progetto strutturato per ridurre costi e migliorare proprio quelle risposte all’utenza, allora ok».

«La nostra forza è il territorio – aggiunge Tomassini – e se perdiamo questa, andiamo solo a peggiorare. I Comuni sono la presenza dello Stato più prossima al cittadino e come tali devono operare. Noi aziende abbiamo bisogno di questa vicinanza, una prossimità che si concretizza anche in una velocizzazione delle pratiche perché chi lavora sulle pratiche conosce il territorio, conosce il suo tessuto sociale e imprenditoriale. E questo per noi è fondamentale, anzi è un processo che va ulteriormente incrementato. Se l’eventuale fusione ottimizza i servizi, allora va bene. Se così non fosse, non dico di no a priori ma mettiamoci al tavolo e parliamone, ragioniamo. Simili argomenti non possono essere prerogativa solo della politica, che parla la sua lingua, ma devono essere estesi agli interessi di tutto il territorio che è fatto di imprese e di famiglie».

E il discorso si allarga: «Molti Comuni si stanno dimenticando dell’importanza che hanno per il territorio le nostre aziende, che invece andrebbero coccolate. Se non arrivano risposte adeguate, le imprese strutturate vanno altrove e quelle meno strutturate chiudono. I Comuni devono tornare a credere con convinzione che le aziende creano economia e indotto. L’eventuale fusione, virtuosa per come la intendo io, tra Fermo e Porto San Giorgio potrebbe essere da esempio per altri Comuni, più piccoli, del Fermano, che si stanno spopolando, desertificando. Li invito caldamente a rianimarsi favorendo la vitalità dei nostri borghi, sempre partendo dall’attenzione al territorio nell’ambito di una totale condivisione con i cittadini e l’associazionismo tutto. Anche loro potrebbero unirsi, sempre con un progetto ragionato, altrimenti la strada è segnata: o dovranno unirsi per sopravvivere, una scelta obbligata, o “moriranno”. E con loro tutto un territorio».


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