
di Silvia Ilari
C’è un numero che pesa come un macigno: diecimila. Sono le persone in Italia che ogni anno attendono un trapianto di organo. E ogni anno, quasi cinquemila di loro restano senza una risposta. Non per mancanza di conoscenza, non per mancanza di strutture, ma per mancanza di consapevolezza. È da questo dato che nasce la Giornata Nazionale della Donazione degli organi promossa dall’Aido in collaborazione con la Cei (Conferenza Episcopale Italiana) e con il pieno sostegno dell’arcivescovo di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio.
Se ne è parlato questa mattina nel Palazzo Arcivescovile con i rappresentanti provinciali di Aido, Admo e Avis. In particolare, l’accordo Cei e l’Aido nazionale è storico — il primo del suo genere — e porta la campagna di sensibilizzazione in tutta Italia domenica 19 aprile.
Donare è anonimo e gratuito
Lo dicono chiaro i rappresentanti delle associazioni: la donazione di organi, di tessuti e sangue è completamente anonima e gratuita. Nessun onere per la famiglia del donatore, nessuna identificazione tra donatore e ricevente. Un gesto silenzioso, che non chiede nulla in cambio se non una scelta consapevole espressa, per esempio, al momento del rinnovo della carta d’identità.
Ed è proprio qui che si annida uno dei problemi più gravi. «Il 40% degli italiani non sa che al rinnovo della carta d’identità è possibile esprimere la propria volontà di donare», ha spiegato Luca Moreschini, presidente dell’Aido provinciale di Fermo. «L’80% dei mancati consensi è frutto di questa ignoranza: le persone si trovano davanti a una domanda per cui non erano preparate, e rispondono “no” o “non so” per paura o imbarazzo, non per convinzione».
Un fegato di una ultranovantenne che ha salvato una mamma di circa 40 anni.
La scienza, in questo campo, fa passi da gigante. A testimoniarlo è un caso raccontato durante l’incontro da Moreschini: «Il fegato di una nonnina ultranovantenne è stato trapiantato con successo in una donna di circa quarant’anni, madre di due bambini piccoli. Quel fegato non è destinato a spegnersi in quattro o cinque anni» ha spiegato. «Potrebbe durare altri trent’anni. La scienza ha cambiato tutto». I nipoti della donatrice hanno così visto trasformarsi un dolore insopportabile in un atto d’amore senza confini.
Non esiste un’età massima per donare: sono i medici a valutare, organo per organo, ciò che è trapiantabile. Tra gli organi più longevi, il fegato è quello che resiste più a lungo.
La Chiesa scende in campo: «Il dono di sé è specificamente cristiano»
Il Vescovo di Fermo ha aderito al progetto e ha esortato le parrocchie a farsi promotrici dell’iniziativa, ospitando serate di informazione e sensibilizzazione.
«Non succede quasi mai che la Cei faccia accordi di questo tipo – ha detto – Ciò dimostra che la donazione di organi tocca qualcosa di profondamente umano e cristiano. È possibile che la ritrosia a donare sia legata a una concezione del corpo che forse anche noi come Chiesa abbiamo contribuito nel passato a veicolare: il corpo, siccome è destinato alla risurrezione, non è disponibile. Ma questa concezione è stata superata. Il corpo è ricevuto in dono, e in fondo deve essere donato» ha specificato.
Avis e Admo: un fronte comune per la vita
Accanto all’Aido, sedevano attorno allo stesso tavolo i rappresentanti dell’Avis — che nella provincia di Fermo conta una storia di 69 anni e ha intitolato la propria sezione di Montegranaro a don Mariano Pacetti, il sacerdote fondatore — e dell’Admo, l’associazione per la donazione del midollo osseo.
L’Admo cerca donatori tra i 18 e i 35 anni, come specificato dal referente Sandro Santanafessa: «Vogliamo che i giovani scelgano in maniera consapevole». In Italia sono 550.000 gli iscritti al registro, ma la compatibilità rimane la sfida più grande: il caso – anche mediatico – del cestita Achille Polonara, che trovò il suo unico donatore compatibile in America tra 70 milioni di iscritti, è diventato simbolo di quanto sia cruciale ampliare il registro e ha dato una spinta alle iscrizioni.
I numeri delle Marche: costanza e speranza
I dati parlano chiaro. Nelle Marche, dal 1998 sono state effettuate 139 donazioni di midollo osseo attraverso il registro Ibmdr: 62 prelievi di midollo tradizionale e 77 di cellule staminali periferiche. Numeri che nascono da anni di lavoro silenzioso nelle scuole e nelle piazze.
Le nuove iscrizioni al registro si mantengono stabili e costanti: dalle 424 del 2020 si è passati alle 451 del 2025, con un picco di 467 nel 2023. Un segnale incoraggiante, che testimonia come la cultura del dono stia attecchendo maggiormente tra i giovani.
Le donazioni effettive oscillano tra le 5 e le 12 per anno — un numero che può sembrare esiguo, ma che per chi riceve rappresenta spesso l’unica possibilità di sopravvivenza e che ricorda quanto sia determinante ogni singola iscrizione al registro.
Avis: «Donare significa amare la vita»
Una consapevolezza maturata sul campo: donare il sangue e donare gli organi sono due facce della stessa medaglia. «Per fare un trapianto c’è bisogno di sangue» ha ricordato il referente Avis, Dino Pesci.
Ma c’è un’ombra che si allunga sul mondo della donazione del sangue. Lo scandalo recente legato alle sacche di plasma — finito sui media nazionali — ha scosso l’opinione pubblica e rischia di allontanare proprio i donatori più giovani. «È una spada di Damocle caduta sulla testa di tutti» ha ammesso il rappresentante Avis. Eppure, ha voluto precisare, i donatori non hanno mollato: «Si sono dimostrati responsabili e consapevoli. Le liste si sono risistemate e il sistema ha ripreso la sua attività a pieno titolo».
Resta il nodo generazionale. Il cuore della platea dei donatori si attesta tra i 35 e i 45 anni. Sotto i 30 è più difficile. «Essere donatore necessita avere uno stile di vita sano, significa amare la vita» ha detto. Un messaggio che l’Avis porta da anni nelle scuole e nelle parrocchie, convinta che la cultura del dono si semini prima di tutto tra i ragazzi.






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