Una nuova iniziativa ha caratterizzato la Primavera del Centro Studi Licini di Monte Vidon Corrado.
Domenica 19 aprile al Teatro Comunale si è tenuta la presentazione del libro fotografico intitolato Requie(m), edizioni Amalassunta, dell’autore Giorgio Cutini.
Il fotografo perugino, è intervenuto durante la presentazione, insieme alle autrici dei testi critici: Barbara Caterbetti e Flavia Orsati, introdotte dal prof. Stefano Bracalente, vice direttore del Centro Studi Osvaldo Licini.
«Cutini gioca molto con la luce in questo libro, dove come si può notare che c’è spesso il nero che inghiotte l’immagine, con un impatto molto forte, quindi il tema dell’assenza e la rarità di luce – ha introdotto Bracalente – ombra ed orma i legami tra le foto di Cutini e gli scritti di Catarbetti ed Orsati. Ombra ed Orma si intrecciano, due elementi che segnano il passaggio dell’uomo.
«Per parlare di Requie(m) è necessario introdurre la figura di Giorgio Cutini, attratto fin da ragazzo dalla fotografia, nonostante la sua formazione in medicina – ha commentato Barbara Caterbetti – la fotografia diventa il suo strumento principale per la conoscenza del mondo. Per lui il negativo è già opera d’arte, per questo le sue opere non hanno posto produzioni, ciò che è stampato sulla pellicola è definitivo. In virtù di tutto questo orizzonte interpretativo parliamo di Requie(m) che si chiude come chiusura del Canto delle stagioni. Requie(m) nasce da un immagine recondita e sfocata, con la quale trattenere una figura come quella del padre, rimasta come segno nell’unica fotografia che lui ritroverà casualmente in un cassetto. Con questa foto Cutini si riappropria del padre, ritornano in questo caso i temi dell’ombra e dell’orma. Cutini elegge il nero a colore protagonista, perchè non è un colore piatto, ma operoso, perchè non decorativo, ma che ci parla molto della sua scelta artistica. Il Neor è lo spazio in cui l’assenza prende forma. Le foto di Cutini non si guardano, ma si ascoltano, con il suono che prende fisicità».
«La notte non è che il preludio al giorno, così come la morte in molte culture è preludio ad altro. Anche il trittico di Cutini è un viaggio, che dal bianco attraversa il grigio e termina nel nero – il commento di Flavia Orsati – Cutini nelle sue opere cerca spesso di togliere, arrivando fino a Requie(m). Un’opera in cui le ombre che appaiono sono piccoli oggetti del quotidiano, sparute presenze umane. La fine non è cesura, ma l’affacciarsi su un abisso a cui siamo noi a dovergli dare un senso. La notte è altro tema fondamentale dell’opera di Cutini»
Cutini ha spiegato che con Requie(m) «Inquietudine, solitudine e silenzio, sono i tre elementi specchio dell’anima che ho cercato di esprimere. La rinuncia all’immagine concreta è estremizzata dall’uso del monocromo, il bianco della luce ed il nero della tenebra, i due colori che rappresentano il nulla. Il Nero corrisponde al vuoto e al silenzio conclusivo. Il no che si oppone al sì del bianco. Il Silenzio del nero è pura contemplazione – ha raccontato Cutini – è un impegno della memoria per revocare i ricordi lontanissimi della memoria, che riguardano mio padre».
L’evento è stata anche l’occasione per visitare le due mostre in corso: una nella Sala Paci della Casa Museo, dal titolo Il giardino di Iside di Silvia Fiorentino, curata da Daniela Simoni, e l’altra, nella vecchia cantina e nel primo piano della Casa Museo, dal titolo Epoché. Verità e visione nell’arte logica di Paolo Gobbi, a cura di Nunzio Giustozzi.
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