di Maikol Di Stefano
Commozione, dolore ed una comunità unita ancora una volta in questi giorni di cordoglio. Si è svolto in questo clima l’ultimo saluto a Giuseppe Pieroni. L’informatico 47enne, rimasto vittima nell’esplosione della palazzina di via Trentino avvenuta sabato scorso. Martedì si erano svolti i funerali della 90enne Ettorina Paccapelo e del figlio 60enne Romano Cerquetti, madre e figlio, le altre due vittime della tragedia.
Oggi nella chiesa San Pio X le esequie del più giovane fra le vittime dell’esplosione. Tanti i presenti, parenti, amici e conoscenti. In chiesa le realtà del ciclismo, la grande passione di Giuseppe fuori dal mondo del lavoro. Presenti le autorità con il sindaco Massimiliano Ciarpella che oggi ha rinnovato il giorno di lutto cittadino. Insieme a lui tutta la giunta, il prefetto di Fermo, Edoardo D’Alascio, ma anche i rappresentanti delle forze dell’ordine e dei soccorritori. Presente in prima fila Vittoria, la madre di Giuseppe, anch’essa presente nell’abitazione al momento della deflagrazione. Ancora ricoverato in ospedale il padre, Savino, anch’esso nello stabile al momento dell’esplosione.
A presiedere la funzione religiosa don Giordano Trapasso, vicario generale dell’Arcivescovo di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio, accompagnato dai presbiteri delle parrocchie elpidiense.
«Siamo qui sicuramente in un momento di immenso dolore. Ma siamo presenti non solo per congedarci da Giuseppe. Siamo qui perché ci concediamo da Giuseppe sulla terra, ma nella certezza che la vita è per sempre. – ha detto il vicario nella sua omelia – Nella fede in Cristo. Cristo non è risorto solo per se stesso, ma per condurre tutti noi nella risurrezione». Sull’ambone è poi salito nel saluto finale, il primo cittadino elpidiense, che ha portato il messaggio di cordoglio da parte di tutta la città: «Cari Vittoria e Savino, impossibile immaginare il vostro dolore in questi giorni. Dover affrontare la perdita di un figlio è un fatto innaturale, perdere anche la casa, il luogo dei ricordi, è terribile. Credo che sia compito mio, come cittadino e sindaco, dei vicini, parenti del quartiere e degli amici di Giuseppe, insomma di ciascuno di noi, mostrare la nostra vicinanza anche dopo che i riflettori si saranno spenti. Giuseppe era giovane, solare, professionista valido. Uno sportivo che amava gli amici. Questa comunità non lo dimenticherà». L’ultimo messaggio è stato poi quello degli amici del gruppo Skatenaty con cui Giuseppe condivideva gran parte dell’attività in bici che hanno espresso un concetto semplice, ma essenziale: «Ti vogliamo bene, Giuseppe».
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