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Città dei Sibillini, Treggiari ci riprova
Utopia o concreta possibilità?

AMANDOLA - L'ex sindaco amandolese insiste per l'aggregazione, ma c'è da superare l'opposizione dell'attuale primo cittadino Adolfo Marinangeli. Venerdì sera si è svolto un nuovo incontro del comitato promotore
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di Maria Nerina Galiè

La Città dei Sibillini, utopia o concreta possibilità? Riparte l’attività del movimento fondato il 20 maggio 2016 per la fusione di sei municipi montani dopo due anni di “pausa terremoto” inframezzata solo dall’esplicito scambio epistolare tra i sindaci dei Comuni capofila. Contrario il primo cittadino di Amandola Adolfo Marinangeli, favorevole il collega di Comunanza Alvaro Cesaroni.
Il comitato a favore, capitanato dall’ex sindaco amandolese Riccardo Treggiari (2004-2009) e composto da cittadini di tutta l’area interessata, si è riunito venerdì 29 giugno presso l’associazione “La Gramigna” a Casa Tasso, a metà strada tra i due enti oggetto della prima fase dell’aggregazione. «Ripartiamo da dove siamo stati interrotti – ha detto Treggiari – con rinnovato spirito e maggiore consapevolezza dei vantaggi della fusione, che nulla ha a che vedere con l’incorporazione o l’unione». Tre le strategie sulle quali poggerà, nell’immediato, l’operato del movimento per la Citta dei Sibillini. «La costituzione entro l’estate di un gruppo di lavoro tecnico, ristretto e competente – ha spiegato l’ex sindaco – che avrà il compito di coordinare le iniziative. In secondo luogo, è arrivato il momento di mettere nero su bianco gli intenti ed il nome e cognome di chi vorrà appoggiare la causa. Stileremo una sorta di “manifesto” che promuoveremo attraverso azioni, mirate sia ad informare che a coinvolgere i cittadini più giovani. Saranno loro infatti gli eredi della nuova realtà».
Il terzo impegno vedrà i suoi frutti alle amministrative 2019, «alle quali dovremo arrivare con consigli comunali favorevoli alla fusione», ha detto ancora Treggiari spiegando che l’iter burocratico deve partire proprio dall’espressione di volontà dei civici consessi.

Riccardo Treggiari

I primi a fondersi, secondo il piano del movimento, dovranno essere Amandola e Comunanza, seguiti da Montefortino, Montemonaco, Smerillo e Montefalcone. «Un bacino d’utenza di 9 mila e 500 abitanti – spiega ancora l’ex sindaco – che porterebbe il nuovo Comune al quinto posto tra quelli piceni oppure al sesto se si sceglierà di ricadere sotto Fermo. Circa un milione e 700 mila euro l’anno di contributo straordinario in aggiunta alle elargizioni già concesse ai singoli enti. Facoltà di avere due municipi e tanti altri vantaggi che spiegheremo ai cittadini nelle manifestazioni di cui ci faremo artefici già dalla fine dell’estate».
L’idea non è di due anni fa perché era già nell’aria dal 2004, poi accantonata e ripresa a maggio 2016. Il 7 agosto dello stesso anno la prima “uscita pubblica” con un’assemblea partecipata di amministratori locali, affollata di cittadini interessati e nella quale avevano relazionato sindaci di Comuni nati da fusioni. Due settimane dopo, il sisma con tutte le sue repliche e conseguenze, ha segnato una brusca battuta d’arresto. A rinfocolare la questione, a maggio scorso, la lettera aperta di Cesaroni a Marinangeli e la risposta di quest’ultimo. Identiche le motivazioni diverse le prospettive. Spopolamento, problemi legati alla ricostruzione, crisi economica, taglio dei principali servizi. Cesaroni: uniamo le forze, da soli non ce la possiamo fare. Marinangeli: pronto a collaborare, ma abbiamo troppo da fronteggiare per pensare alla fusione.
Recenti aggregazioni tra Comuni italiani hanno dato origine a realtà più grandi e meglio organizzate, come Vallefoglia nel pesarese, 15 mila residenti prima divisi in Colbordolo e Sant’Angelo in Lizzola. Ma anche Trecastelli, 7.600 abitanti in provincia di Ancona, nato dalla fusione di Monterado, Castel Colonna e Ripe.

 

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