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Sangue e paura al bar Blasco,
svolta nelle indagini: tre arresti,
è caccia a un quarto uomo

PORTO SANT'ELPIDIO - Dopo dodici giorni di serrate indagini, i poliziotti della questura hanno arrestato tre persone. Caccia a una quarta persona. I reati contestati sono quelli di violenza privata, lesioni personali aggravate in concorso, porto abusivo di armi, danneggiamento aggravato
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di redazione CF

Tre persone arrestate dalla polizia nel pomeriggio di ieri. E caccia a un quarto uomo. Per gli inquirenti, infatti, i quattro, tre nordafricani e un italiano, sarebbero responsabili, a vario titolo, della nottata di sangue e terrore al bar Blasco dove lo scorso 6 dicembre sono rimaste ferite tre persone con armi da taglio.

Uno di loro è assistito dall’avvocato Simone Matraxia, gli altri due dall’avvocato Giuliano Giordani. L’interrogatorio di garanzia è fissato per venerdì.

L’avvocato Simone Matraxia

Tornando al fatto di sangue, una nottata di follia che, oltre a lasciare una scia di violenza, ha letteralmente devastato il pubblico esercizio di via Faleria. Un episodio di sangue che ha sconvolto l’opinione pubblica e messo immediatamente in moto la macchina investigativa della questura di Fermo. Che ora, a distanza di meno di due settimane, sembra essere arrivata alla quadratura del cerchio delle indagini. Sul posto, quel venerdì notte, dopo l’allarme lanciato dai titolari del bar, si erano precipitati i poliziotti e, in ausilio i carabinieri: in campo la squadra Mobile della questura fermana che, dopo aver messo insieme i tasselli raccolti dai colleghi della Scientifica e delle Volanti, si sono rimboccati le maniche, subito al lavoro. Nei giorni a seguire la polizia ha effettuato anche diversi controlli, blitz e perquisizioni tra Porto Sant’Elpidio e Lido Tre Archi, quartiere che, come affermato dal sindaco elpidiense Nazareno Franchellucci, sarebbe stato la zona a cui ricollegare lo sconcertante fatto di sangue.

Che i blitz fossero propedeutici anche a dare un nome e un volto ai protagonisti della nottata di paura al bar Blasco? Assolutamente sì. Che siano sopraggiunti ulteriori elementi utili alle indagini dopo il secondo fatto di sangue, avvenuto il sabato mattina seguente, con un uomo ferito al volto a Lido Tre Archi, episodio su cui hanno lavorato i carabinieri? Non è da escludere nemmeno questo. Fatto sta che ieri i poliziotti sono passati ai fatti fermando tre persone. E sarebbero sulle tracce della quarta.

LA RICOSTRUZIONE DELLA POLIZIA

“La sera del 6 dicembre scorso le pattuglie delle Volanti e della Squadra Mobile della Questura di Fermo sono intervenute in emergenza per quella che – la nota della questura sugli arresti effettuati ieri e sullo sviluppo delle indagini – dapprima sembrava essere una rissa ma che è poi stata ricostruita come una aggressione violenta legata al fenomeno dello spaccio di droga.
La Polizia Scientifica era riuscita a raccogliere tracce di sangue ed a fornire ai colleghi del settore investigativo un dettagliato screening dell’evento, in tutte le sue fasi, raccogliendo prima indizi e poi prove che hanno consentito la disamina delle fasi dell’evento criminoso.
Le vittime hanno successivamente fornito indicazioni sui loro aggressori e chiarito alcuni aspetti della vicenda.
Le violenze agite con coltelli e bottiglie di vetro sia nei confronti delle vittime, sia verso il Bar Blasco di Porto Sant’Elpidio, devastato, hanno da subito evidenziato un panorama connotato da forte disagio, sia per la percezione di sicurezza dei cittadini, sia per la violazione di leggi che prevedono gravi sanzioni penali.
Da allora, c’è stata un’azione sinergica delle istituzioni: il questore Soricelli ha disposto sistematici e giornalieri controlli nella zona, con l’ausilio di reparti specializzati della Polizia di Stato di Bologna, Roma e Pescara e con la collaborazione di militari dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.


La zona di Lido Tre Archi-San Tommaso è stata attentamente monitorata, garantendo alla cittadinanza il diritto alla percezione di una sicurezza reale. In dieci giorni sono state controllate oltre 130 persone e 50 automezzi, ma anche gli appartamenti della zona sono stati monitorati e sorvegliati, per evitare la loro abusiva occupazione.
Nel contempo, gli investigatori della Squadra Mobile, seguendo le direttive della Procura della Repubblica, hanno approfondito le indagini e raccolto molte fonti di prova. A coronamento di tale indagine, ieri il Gip del Tribunale di Fermo ha accolto le richieste della Procura della Repubblica ed emesso quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di quelli che sono stati individuati come i presunti responsabili delle azioni.
Sono un italiano e tre nordafricani, tutti senza fissa dimora e con numerosi precedenti penali e di polizia, che si ritrovano sistematicamente nell’area di Lido Tre Archi e bivaccano in alloggi di fortuna.
I reati a loro contestati sono quelli di violenza privata, lesioni personali aggravate in concorso, porto abusivo di armi, danneggiamento aggravato.
Due di loro erano già stati arrestati dalla Squadra Mobile della questura fermana il 27 novembre scorso, quando hanno aggredito due poliziotti della Volante che li stavano controllando. Da allora, i due erano sottoposti dal Gip del Tribunale alla misura cautelare dell’obbligo di dimora nel territorio comunale di Fermo, ma noncuranti della prescrizione penale, non solo hanno continuato a delinquere, ma hanno violato la prescrizione varcando il confine territoriale con Porto Sant’Elpidio, anche per commettere quei reati al Bar Blasco.
Qualche giorno dopo l’episodio dell’aggressione, il tribunale ha aggravato la misura in atto, disponendo la loro custodia in carcere.
Solo uno dei due è stato però rintracciato. Entrambi, proprio ieri mattina, sono stati condannati, uno in contumacia, ad un anno e otto mesi di reclusione, con la remissione in libertà. Una libertà che è durata poche ore.
Ieri pomeriggio personale della Squadra Mobile e della Squadra Volante, ha eseguito le misure cautelari, associando alla locale Casa di Reclusione i tre malviventi, mentre proseguono, incessanti, le ricerche del quarto.
La collaborazione sinergica tra questura, procura e tribunale hanno consentito di dare un’ulteriore preciso segnale di presenza dello Stato per il ripristino della legalità”.

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