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Al Montani la chimica è ‘verde’
“Qui viviamo la scienza”

FERMO - Terza tappa tra gli indirizzi formativi dello storico istituto. Il punto sul corso di Chimica
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di Andrea Braconi

Da demonizzata (“perché demoniaca”) a risorsa: un passo non facile per la chimica, che vive oggi un’autentica rivoluzione. Rivoluzione colta istantaneamente dal Montani e dal suo specifico indirizzo che, come ci racconta la docente Teresa Cecchi, si è caratterizzato per una virata netta verso la chimica verde e quindi per una serie di attività che la vedono come baluardo per il risanamento dell’ambiente. “Senza competenze chimiche spiccate – afferma – non c’è la possibilità di raggiungere una sostenibilità”.

È innegabile come sull’accezione negativa coltivata per decenni i media abbiano una grande responsabilità. “Del singolo disastro sappiamo tutto, ma i farmaci che salvano la vita o i nostri touchscreen, e quindi gli sviluppi della chimica nei materiali tecnologici, non fanno notizia. Noi come chimici, invece, cerchiamo di formare generazioni consapevoli dell’importanza di avere in mano la capacità di trasformare le molecole per il nostro benessere”.

Perché tutto è fatto di chimica ed è scritto con un alfabeto che è quello della tavola periodica degli elementi, di cui quest’anno ricorre il 150° anniversario dell’ideazione da parte del chimico russo Dmitrij Ivanovič Mendeleev.

La chimica, secondo la professoressa Cecchi, “è bella perché trasforma” e soprattutto è riuscita, grazie ai risultati raggiunti nei laboratori dello storico istituto fermano, a portare gli studenti a partecipare come beneficiari al progetto europeo Enabling, incentrato sui materiali bioplastici, insieme a partner comunitari. “I nostri ragazzi hanno fatto alternanza in Norvegia e Finlandia, vincendo anche un concorso” ricorda.

A livello locale il Montani è all’interno di un partenariato della Regione Marche, con attori da tutta Italia e sempre sul tema dei materiali bioplastici. “Quattro ragazzi hanno fatto una tesi, di cui tre dell’Università di Camerino e uno stagista dell’Università di Parma. Gli strumenti che abbiamo qui sono tali che la collaborazione è intensa ed i giovani sono in un’età in cui la creatività, la voglia e l’aggressività nel conoscere a volte è veramente sublime”.

E lo scorso anno questo progetto li ha portati sul tetto del mondo, vincendo a Pechino un’importante competizione proprio sulla creatività giovanile.

Restando sulle microplastiche, l’associazione Plastic Free Lagoon di Venezia ha affidato alla Chimica del Montani il compito di studiare le molecole rilasciate dalle stesse microplastiche in acqua. “È un lavoro fatto con i ragazzi e abbiamo dei campioni da monitorare nell’arco dell’anno, anche di altri ambienti, per capire la distribuzione di questo fenomeno”.

Ma lo sguardo, prosegue Cecchi resta ancorato anche su Fermo. “Gli studenti hanno misurato l’ossigeno disciolto nelle acque delle fontane storiche insieme a tantissimi altri parametri. Siamo partiti da Montefiore dell’Aso, città natale dei conti Montani, guardando alle fonti con un occhio storico, e quest’anno lo abbiamo fatto su Fermo. L’obiettivo è anche quello di dare in mano ai ragazzi la consapevolezza che loro possono fare meglio di come gli abbiamo insegnato noi e del fatto che la scienza progredisce”.

Sempre su Fermo, di grande interesse è anche l’attività svolta nella Biblioteca Romolo Spezioli. “Un patrimonio meraviglioso, dove subito annusi il libro – sottolinea -. Così ci è venuto in mente, anche grazie ad un corso pomeridiano, di utilizzare un dispositivo per catturare i vari aromi di questi libri antichi. Prendiamo le molecole e le inseriamo poi in un apposito strumento. Prima le separiamo, facendole correre e considerando che non vanno tutte alla stessa velocità. Alla fine gli spariamo elettroni contro, le rompiamo e poi le riconosciamo. La chimica in questo caso è al servizio della comunità, in una maniera che è difficile immaginare”.

Altro fronte è quello dell’interazione con le altre discipline scolastiche. “L’aspetto software per gli strumenti più moderni è fondamentale, quindi c’è una parte di programmazione senza la quale non si potrebbe svolgere l’analisi chimica strumentale. La base della chimica i ragazzi devono saperla, ovviamente, ma devono anche catapultarsi nel mondo delle nuova chimica che è fatta di informatica ed elettronica, come queste due sono fatte di chimica”.

Sono anche altre le materie a cui la chimica guarda con attenzione. “Riguardo alla Plastic Free Lagoon ci piacerebbe andare con il Nautico a fare campionamenti in mare aperto, con il nostro equipaggio. Con Elettronica, Informatica, Automazione e Meccanica abbiamo interagito per gli spettacoli celebrativi della Tavola Periodica. Con l’Agraria durante il Tombolone, loro fanno il vino e noi ne vediamo gli aromi. Insomma, ci sono tanti punti di connessione. C’è la matematica e c’è anche l’inglese, assolutamente fondamentale perché tutto nel nostro laboratorio parla inglese”.

La spettacolarizzazione della scienza, appunto: un altro elemento che connota il Montani come istituto ai vertici della formazione nazionale. “Tutto è nato 13 anni fa, siamo sempre stati in prima linea quando nessuno ne parlava. L’intento è di rimuovere quella paura della scienza che tante bambine e tanti bambini hanno, solo perché sembra una cosa difficile. E il Tombolone scientifico (la cui nuova edizione verrà presentata nella mattinata di lunedì 23 dicembre, ndr) ha proprio questo come concetto. Tutto è stato preparato in classe, con un approccio didattico non formale e divertente per i ragazzi stessi, ma con il rigore che caratterizza la scienza ”.

E dal Tombolone è nato un senso di comunità, dell’esserci per fare qualcosa insieme anche per gli altri. “Vogliamo far vedere la bellezza della chimica e qui sono nati spettacoli veramente unici, al punto che l’associazione Teatro e Scienza di Torino ci ha chiamati per una rassegna e ci ha invitati nuovamente per il prossimo anno. La chiave è raccontare concetti filosofici, godersi letteratura, musica e arte attraverso la chimica. Il primo spettacolo è stato sui 4 elementi (aria, acqua, terra e fuoco), anche grazie ai musicisti del Conservatorio. E in comune questi mondi hanno la creatività e le emozioni. Perché la chimica non è paura, ma è piacere estetico: ascolto, vedo, penso. Poi c’è stato lo spettacolo sull’amore, tanto apprezzato, che verrà fatto il prossimo anno proprio a Torino: c’è il fuoco della passione, con un arcobaleno di fuoco colorato; c’è il luminol, la luce chimica, e tanto altro ancora. Vedere una reazione chimica emoziona sempre, genera piacere. E chi ha piacere ricorda, chi ha piacere impara. Stare bene è la molla per l’apprendimento”.

Cecchi ricorda l’invito del Prefetto per un interludio di chimica e musica in occasione della festa del 2 giugno, così come la partecipazione a Fermhamente e a Sharper, la notte europea dei ricercatori ad Ancona sempre in collaborazione con i musicisti del Conservatorio di Musica G. B. Pergolesi di Fermo. “Quest’anno ci siamo concentrati sulla tavola periodica degli elementi e abbiamo messo insieme la Chimica che crea a partire dagli elementi e la Musica che crea a partire dalle note, la Storia e la Geografia delle scoperte, la Meccanica, l’Elettronica e l’Informatica in uno spettacolo già premiato dalla Presidente della Società Chimica Italiana il 18 dicembre a Roma”.

Al Miti si terrà l’ultimo evento segnalato nell’agenda nazionale dell’anno Umesco della Tavola Periodica. “Celebreremo gli elementi chimici che sono l’alfabeto della Scienza e della Tecnologia, durante il Tombolone, con uno staff di 265 allievi pronti a fare da tutor in una festosa giornata di vacanza natalizia in esperienze interattive di Aeronautica, Agraria, Automazione, Biotecnologie, Chimica, Elettronica, Elettrotecnica, Energia, Fisica, Informatica, Inglese, Logica, Matematica, Meccanica, Navigazione e Telecomunicazioni. Vogliamo portare la chimica fuori dai laboratori perché da un punto di vista mediatico è importante che la chimica sia vista in un’altra veste”.

Per farlo, però, è necessaria una strumentazione all’avanguardia che, anche grazie alla sensibilità della Carifermo, il Montani è riuscito a mettere a disposizione di docenti e studenti. “Pensiamo all’Orbitrap, lo spettrometro di massa, con cui abbiamo lavorato insieme all’Università di Torino sull’antidoping, acquistando da internet più di venti prodotti per l’attività fisica: dalle analisi è emerso come siano pochi quelli che non contengano sostanze non dopanti, dalle piccole sciocchezze per non sentire la fatica ad eccitanti proibiti a livello internazionale. In un altro progetto, al quale abbiamo iniziato a lavorare, ci piacerebbe coinvolgere Polizia, Carabinieri e Prefettura: si tratta della presenza di tracce di cocaina sulle banconote e sarebbe utile riuscire a fare dei paragoni, oltre che a sensibilizzare su questo argomento”.

Da un parte, precisa riprendendo gli esempi già illustrati, la chimica sintetizza. Dall’altra analizza. Le materie cardine dell’indirizzo sono infatti la chimica organica, l’analisi chimica e lo studio delle tecnologie chimiche che permettono la produzione dei materiali a livello industriale.

“È una ricchezza della scuola tecnica e tanti docenti europei passati qui sono rimasti stupiti. Anche i genitori che vengono a Scuola Aperta non immaginano quello che c’è e l’approccio che possiamo avere”.

C’è, infine, un’ultima avanguardia su cui la Cecchi si sofferma: quella degli alimenti. “Un lavoro che ci ha portato a pubblicare le nostre ricerche su una rivista scientifica a circolazione internazionale, insieme ai nostri allievi ed ad una docente del Politecnico di Montreal. Lì abbiamo fatto tre settimane di alternanza scuola che hanno fatto da incubatore per questo lavoro. Inoltre, stiamo collaborando con le Università di Camerino, Parma e Viterbo, mentre precedentemente lo abbiamo fatto con la Politecnica di Ancona”.

La fiducia nella mente umana, racchiusa nella tavola di Mendeleev, chiude la riflessione della professoressa. “Durante il Tombolone sfrutteremo ogni elemento come conclusione di questo percorso, in cui tutte le articolazioni del Montani saranno coinvolte”.

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