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I contadini del futuro guardano al mondo
Bonanni e l’Agraria che cresce:
“Valore aggiunto per il Fermano”

MONTEGIORGIO - Quinta tappa tra gli indirizzi formativi dello storico istituto. Il punto della dirigente Bonanni e degli insegnanti su attività didattica ed esperienze nelle aziende del territorio
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di Andrea Braconi

Non serve studiare per fare il contadino. Una convinzione atavica, che al Montani da 10 anni si cerca di rovesciare. “Nello scorso secolo se ti iscrivevi alla nostra scuola lo facevi per toglierti da una situazione di mezzadria e di arretratezza. E anche avessi fatto l’operaio, sarebbe stato comunque un salto di qualità da un punto di vista economico e sociale”. A parlare è Margherita Bonanni, dirigente dell’istituto fermano, che nel 2010 ebbe l’intuizione di aprire l’indirizzo di Agraria. “Lo facemmo grazie alla riforma dell’epoca, nonostante ci fosse qualcuno che contestasse quella scelta. Abbiamo trovato barriere, ma eravamo convinti che fosse la strada giusta per aprirci ad una nuova dimensione”.

E il tempo, come spesso accade, le ha dato ragione. Oggi la sede di Montegiorgio è viva e dinamica, grazie alla presenza di circa 100 studenti (“Abbiamo 6 classi: un primo, due seconde, una terza, una quarta e una quinta”) e di un corpo docenti preparato e molto attento alla crescita delle nuove generazioni.

“Questa – prosegue Bonanni – è una passione che va oltre gli orari della scuola, dettati piuttosto dalla natura e dalla ciclicità delle stagioni”.

E allora abbiamo scelto di visitare gli spazi dove i ragazzi, quotidianamente, apprendono nozioni non solo tecniche e si esercitano. Per contribuire alla creazione di una nuova immagine dell’agricoltore, priva di stereotipi e proiettata verso il mondo.

Ciceroni del nostro viaggio dentro l’Agraria la stessa Bonanni, la sua collaboratrice Giuseppina Bordoni, i docenti Gaetano Sirocchi (coltivazioni erbacee e arboree), Annamaria Todaro (trasformazione dei prodotti della materia), Paolo Giunta La Spada (italiano e storia) e Lorella Isidori (estimo e genio rurale), oltre agli insegnanti tecnico pratici Manuela Pasqualini e Niki D’Angelo.

LE ESPERIENZE

All’esterno della scuola c’è un piccolo orto biologico, curato dai ragazzi. Ma sono tante le collaborazioni poste in essere per far vivere loro esperienze dirette, come quella con l’azienda Officina del Sole. “Poi ci sono le tenute agricole del Montani affittate a terzi – ricorda Sirocchi – dove siamo andati a raccogliere le olive, trasformando la materia prima in un frantoio locale. In questo modo il giovane vive la fase della raccolta e assiste a parte del processo di trasformazione”.

Ma l’olio non è la sola esperienza produttiva, come ricorda Todaro. “Abbiamo anche prodotto il primo vino bianco e fatto persino la birra partendo dall’orzo. I ragazzi hanno potuto toccare con mano cosa significa produrre, mettendo in campo anche il loro sapere”.

Importanti anche le fasi dell’imbottigliamento e della realizzazione di un’apposita etichetta. “Ci concentriamo sulla legislazione alimentare e sul marketing – prosegue Sirocchi -. L’istituto prevede questa formazione, dalle tecniche più tradizionali a quelle più attuali, per essere sempre più vicini ad un’agricoltura 4.0. Negli ambienti di laboratorio si insegnano i processi di fermentazione e trasformazione: lo abbiamo fatto anche per le confetture, per il latte ed il formaggio. I cereali? È in cantiere, così come ci interessa l’apicoltura. Ma ovviamente durante un anno scolastico è impossibile fare tutto”.

ZOOTECNIA E BIOLOGICO

Anche la zootecnia gioca un ruolo determinante nel percorso formativo, partendo dallo studio anatomico dell’animale fino al suo utilizzo, affrontando anche la sua alimentazione e come si alleva in stalla. E lo scheletro di una pecora naturale, posto al centro della stanza, è lì a testimoniarlo.

C’è poi l’affiancare lo studio di un’agricoltura più convenzionale a quella biologica, compresa la fase di produzione, con una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale.

“Sono tantissime le famiglie che hanno la loro terra, producono olio, fanno il vino – ricorda Todaro – e quasi tutti i nostri ragazzi hanno un parente che opera in questo ambito. Ma un conto è veder fare le cose in casa, con passaggi tramandati senza conoscere con precisione il significato e l’utilità di determinate operazioni, un conto è mettere in campo il sapere studiato a scuola che permette di finalizzare aspetti più precisi, creando prodotti di qualità”.

Uno dei punti fermi dell’indirizzo di Agraria, quindi, è mostrare ai ragazzi come le tradizioni vadano sicuramente conservate e difese, ma anche implementate e completate con un sapere razionale che poi permetta a queste nuove generazioni di agricoltori (“Come speriamo siano” precisa Bonanni) di portare queste tradizioni all’attenzione di una platea nazionale ed anche internazionale.

“Grazie anche a materie trasversali – afferma Sirocchi – cerchiamo sempre di abbinare la produzione e la trasformazione al territorio, proiettando il ragazzo in un mondo sempre più globale”.

INSIEME ALLE AZIENDE

Oltre all’Officina del Sole, dove gli studenti fanno esercitazioni pratiche, vengono organizzate altre visite per far vedere loro diverse realtà di trasformazione. “C’è stata l’ospitalità di un frantoio e dovremmo andare a breve in una cantina – annuncia Sirocchi – Inoltre, faremo qui in sede la trasformazione della carne suina, la cosiddetta salata. Le realtà locali rispondono bene e i ragazzi sono entusiasti: vanno nelle aziende e vogliono tornarci”.

In sostanza, quella che fino a qualche mese fa veniva definita alternanza scuola lavoro trova nell’Agraria un fattore importante a livello territoriale e non solo. “Le aziende stesse sono sempre soddisfatte e questo ci fa molto piacere – commenta Todaro -. In classe i giovani perseguono lo studio, ma come feedback dalle imprese riceviamo l’entusiasmo e la puntualità con le quali si presentano al lavoro e si buttano anima e corpo in questa esperienza. Per noi questa è forse una soddisfazione anche maggiore: il nostro scopo è far uscire ragazzi affidabili ed appassionati del loro settore, pronti per il mondo del lavoro”.

L’ELEMENTO CIBO

La Spada parte dall’elemento cibo, un fattore molto identitario in Italia e nel Fermano in particolare, per ritornare al punto iniziale: come superare l’idea del contadino “orgoglioso” della propria ignoranza. “Bisogna rovesciare questa visione, percorrendo insieme una dinamica che permetta ai ragazzi di diventare i futuri gestori del nostro territorio. Non custodi ma valorizzatori, nel senso di una riscoperta di valori identitari forti che stanno nella cittadinanza attiva, nell’impegno e nella conoscenza a livello storico e culturale”.

Sono tante su questo fronte le attività sviluppate insieme alla Casa della Memoria di Servigliano, al Fai e al Parco Castelli Fermani, tanti i progetti sull’ambiente e sul recupero del fiume Tenna. “In questa terra non c’è solo un parco naturalistico, ma ne esiste un altro storico e altrettanto importante”.

E nei ragazzi inizia a permearsi una nuova consapevolezza: aver capito che nel futuro non c’è spazio per agricoltori che si chiudono nella propria cascina e fanno il lavoro come i bisnonni in un’economia di sopravvivenza. “C’è invece un aprirsi al mondo e capire un orizzonte storico, che non può finire nell’orto ma che deve abbracciare i confini dell’Italia, dell’Europa e del pianeta stesso. C’è questo sforzo di dare quindi una formazione multipla e trasversale alle diverse discipline: il compito per me forse è più difficile perché come materie formative, rispetto ad altre scuole, abbiamo solo italiano e storia. Di conseguenza il ragionare sul mondo e sulla bellezza è una cosa più complessa, ma sono molto felice dei miei ragazzi e di averli visti vincere tanti concorsi anche in campo storico, culturale e letterario. Questa è una piccola sezione agraria che però, grazie a tutti i colleghi, funziona molto bene”.

Perché in fondo, aggiunge la dirigente Bonanni, parliamo di cultura e coltura, “due parole che hanno la stessa radice”. E di come – a proposito di cibo – si possa nutrire la mente di questi studenti.

COSTRUENDO IL PROPRIO FUTURO

Stimolare i ragazzi a mettere in pratica quello che hanno acquisito durante le lezioni è un nodo cruciale, come sottolinea Pasqualini nella sua veste di tecnico pratico. “Questa è una bellissima scuola, che lega i ragazzi all’aspetto culturale e a quello, per riprendere la frase della preside, colturale. Il Fermano è un territorio pieno di tradizioni legate all’agricoltura e la nostra realtà, abbracciando varie discipline, prepara anche ad affrontare l’università e altri percorsi di studio”.

Tra gli sbocchi professionali, come detto, la materia dell’estimo assurge a cardine del percorso formativo. Perché questa, come ricorda Isidori, “è la disciplina che insegna a fare le stime di un terreno, di un’azienda agricola, dei diritti delle servitù”. Poi c’è tutto il settore del catasto, sia per i terreni che per i fabbricati, mentre il genio rurale comprende la topografia, quindi il rilievo dei terreni e le tecniche costruttive dei vari edifici zootecnici. “Sono sicuramente aspetti legati alla libera professione, ma anche al settore universitario” aggiunge l’insegnante.

“La prosecuzione naturale sarebbe l’Agraria – è il Bonanni pensiero – ma c’è una preparazione ampia e propedeutica anche per affrontare altre materie, come Veterinaria, Tecnologie alimentari ed altre ancora. Ma nessuno nega che se uno studente vuole fare Economia e Commercio possa specializzarsi in marketing agroalimentare”.

Altra opzione è quella dell’Its, un percorso innovativo che, secondo Sirocchi, ha il vantaggio di essere totalmente gratuito. “Lo abbiamo attivato in collaborazione con il Montani sul settore agroalimentare, finalizzato a formare un esperto di filiere produttive con competenze sulla commercializzazione, anche per quanto riguarda il web marketing. Il requisito è il diploma, sono 1.800 ore in due anni, di cui 1.000 frontali e 800 di tirocinio in azienda, che permettono sia al ragazzo di capire cosa significa il lavoro, sia all’azienda di conoscere quali siano le reali risorse del territorio”.

Ci sono anche corsi post diploma, come quello di un anno sugli agriturismo, molto frequentato, che forma sulla capacità di gestire una struttura, con tutte le competenze necessarie a livello economico, relazionale, organizzativo, burocratico.

Ma Agraria, ricorda la dirigente scolastica, dà anche possibilità di inserirsi nel mondo dell’insegnamento, o come assistente tecnico o come insegnante tecnico pratico. “Dopo il diploma i nostri ragazzi – evidenzia La Spada – se fanno un praticantato di un anno e mezzo presso aziende preposte possono iscriversi all’albo dei periti agrari e fare lo stesso tipo di lavoro di chi è laureato in Agraria”.

LE “CHICCHE” DEL LABORATORIO

Nel laboratorio che visitiamo sono numerosi gli strumenti a disposizione degli studenti. C’è una piccola stazione meteo per analizzare i fattori climatici come vento, piovosità e reazione solare, legata ad un software per guidare l’intervento fitoiatrico. Ci sono il cilindro di Juffmann per l’analisi di vino e olio, un spettrofotometro, un ebulliometro di Malligand per il grado alcolimetrico del vino, altre strumentazioni come il rifrattometro per il grado zuccherino, un contenitore per la preparazione della birra, un microscopio e un forno a muffola per vedere le ceneri di farine, alimenti e terreni.

“Utilizziamo molto le tecnologie digitali – tiene a rimarcare Todaro – per far vedere ai ragazzi come si può parlare di agricoltura anche davanti ad uno schermo. Ci lavoriamo tanto perché le tecnologie ci vengono in aiuto e non vanno demonizzate”.

Tutte le aule, inoltre, sono fornite di proiettore collegato alla rete e all’interno del plesso insiste anche un laboratorio di informatica, sempre più strategico per apprendere nozioni cruciali proprio in quella visione denominata Agricoltura 4.0.

IL LAVORO SU GUSTO E ODORE

Tramite un progetto Pon si è lavorato anche sulle prime basi della degustazione. “Ci piacerebbe restituire a questa generazione anche il piacere di godersi il cibo, anzi, il cibo sano – afferma Todaro -. Vogliamo dare loro una consapevolezza alimentare, della qualità del cibo e di quanto lo stare bene a tavola contribuisca a migliorare la qualità di vita. È importante far soffermare i ragazzi con maggior calma su quello che li circonda, che è fatto non solo di colori ma anche di profumi e sapori. Altrimenti i prodotti si differenzierebbero solo per l’etichetta, mentre invece uno dei nostri focus è quello di educare i giovani ad innamorarsi della qualità. Ma ci devono credere loro per primi”.

Da questo punto di vista, quotidianamente ci si concentra anche sugli odori e sui sensi, che tra queste pareti sembrano come risvegliarsi. “Portiamo loro a conoscenza di aspetti che, troppo spesso, ignoriamo anche noi adulti”.

LA VOCE DEGLI STUDENTI

Dannys Pettinari e Alessandra Tacchetti frequentano il quinto anno. “La nostra classe si chiama PTA, che sta per Produzione e Trasformazione Alimenti – spiega Dannys -. Le materie sono stimolanti perché riguardano la natura e l’ambiente, tutte cose attuali e che nel futuro avranno sempre più importanza”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandra. “La nostra formazione è importante in quest’ottica, tanto che abbiamo una materia denominata gestione dell’ambiente e del territorio, con la quale trattiamo argomenti come lo smaltimento dei rifiuti, la gestione e la depurazione delle acque. In un certo senso la problematica del cambiamento climatico la trattiamo”.

“Siamo pronti per affrontare tutte le dinamiche connesse a questo problema” incalza Dannys che, sul proprio futuro, ha già le idee chiare: “Mi muoverò verso l’ingegneria ambientale o biomedica”. Mentre Alessandra, anche lei convinta di intraprendere un percorso universitario per dare ancora più sostanza alla propria formazione, ha come obiettivo scienze della formazione primaria. “Sono i nostri sogni – aggiungono all’unisono – e faremo di tutti per realizzarli”.

GLI SPAZI

Al termine della nostra visita, i referenti della scuola spiegano come oggi siano necessari ulteriori spazi ed esperienze quotidiane a 360 gradi. “Speriamo che Provincia, Regione e Demanio concorrano per farci avere i terreni confinanti, al momento improduttivi” sottolinea la dirigente. “Al territorio dico: diamo più impulso a questa realtà, in una visione globale e con investimenti significativi per migliorare le competenze di ragazzi che, in questo corso e nel futuro dell’agricoltura, credono molto. Una realtà che, non dimentichiamolo, in dieci anni ha saputo diventare un valore aggiunto per tutto il Fermano”.

SCUOLA APERTA

Per l’indirizzo di Agraria – e quindi per la sede di Montegiorgio – si terranno domenica 12 (ore 1o-13 e 15-20), sabato 18 (ore 15-20), domenica 19 (ore 1o-13 e 15-20) e domenica 26 gennaio (ore 1o-13 e 15-20) le prossime giornate dedicate all’iniziativa Scuola Aperta.

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