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Montemurro: ”Se non ci sono
i tempi non si riparte e penseremo
a tutelare il futuro”

CORONAVIRUS - La rinnovata proroga governativa del lock down ha stimolato la nuova riflessione del presidente del calcio a 5 nazionale che, per la prima volta rispetto agli omologhi del calcio tradizionale, prende in considerazione la fine della stagione senza transitare per il campo di gioco
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di Paolo Gaudenzi

 

FERMO – L’ulteriore proroga delle misure governative volte a contrastare la pandemia di coronavirus, in un primo momento fissate sino ad oggi, venerdì 3 aprile, stimolano nuovi tipi di riflessioni nelle stanze dei bottoni del calcio nazionale.

Per la precisione è il calcio a cinque a tinte tricolori ad esternare un rinnovato punto di vista, tramite una lettera aperta rivolta alla governance dei club impegnati nella disciplina, che per voce del presidente della Divisione, Andrea Montemurro (foto), ipotizza per le prima volta nell’ambiente la fine dell’agonismo stagionale senza ripartenza alcuna.

Le esternazioni del vertice alla guida del futsal in un certo senso incarnano la novità che tende ad emulare quanto già deciso da rugby e basket (dalla serie B a scendere in tutti i contesti regionali) che hanno già congelato la stagione con apposite delibere ufficiali (vedi gli articoli sotto correlati).

I numeri del calcio però, soprattutto quello dilettantistico e dunque inteso dalla Serie D verso il basso, come noto sono ben altri, e sino a questo momento all’interno delle relative stanze dei bottoni è stata sempre caldeggiata la possibilità di ritornare a giocare, con le dovute garanzie per salute di giocatori, staff e sostenibilità economica delle società, in modo tale da lasciar maturare i verdetti di merito esclusivamente al campo, evitando cioè eventuali ed impopolari risoluzioni a tavolino senza l’appoggio di precedenti consolidati o norme regolamentari a tracciarne la rotta certa, quindi giungendo ad un silente beneplacito dei tesserati coinvolti.

“Cari presidenti, purtroppo dovremo rimanere ancora con il fiato sospeso perché, come è noto, il Governo ha prorogato il lock down fino al 13 aprile e non è dato sapere se da quel momento si potrà, in che misura e con quali modalità, riprendere l’attività sportiva”, si legge pertanto nelle pagine web della medesima Divisione.

“Chiaramente lo stato di incertezza sulla possibilità di portare a compimento i campionati, tanto professionistici quanto dilettantistici, è sotto gli occhi di tutti  – ha proseguito Montemurro – poichè non è pensabile, neanche con tutto l’ottimismo di cui io sono capace, che il 14 aprile si ritorni alla vita normale. Il tempo a disposizione, dal momento in cui dovessero aprire i palazzetti, sta consumandosi in maniera inesorabile e al di là dei sovra ordinati, e quindi inderogabili provvedimenti delle autorità preposte alla tutela della salute pubblica come Governo, Ministero della Salute, Governatori delle Regioni, Sindaci di Comuni anche i vertici del calcio, che vengono prima di noi, dovranno fare i conti con le difficoltà delle proprie affiliate che si troveranno in uno stato di inattività sportiva, ed anche economica, per così dire, di almeno un paio di mesi se non oltre”.

La lettera giunge a conclusione con Montemurro che prende così in considerazione un’epilogo alternativo rispetto a quanto fino ad ora auspicato dal presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilla. Ipotesi che tiene conto non solo delle difficoltà momentanee, ma getta l’occhio anche sulla tappe dell’agonismo nel segno del 2020/21 soprattutto in chiave di sostenibilità economica in seno alle società sportive.

“Personalmente penso che un’evoluzione rassicurante dell’emergenza sanitaria alla data del 13 aprile lascerebbe qualche spiraglio, mentre il perdurare di una situazione di stallo alla stessa data dovrebbe indurre a decisioni risolutive, perché come ho letto in questi giorni, mai come in questo momento fare la scelta giusta può essere garanzia per il futuro”.

 

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