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Campionati e Covid, l’occhio di Ruben Dario Bolzan sul calcio fermano

IL PERSONAGGIO - L'ex difensore centrale di Fermana e Folgore, oggi allenatore in attesa di vivere una rinnovata esperienza sportiva, analizza a distanza la Fermana di Cornacchini in C, il Montegiorgio e l'Atletico Pse nella categoria sottostante. "Per la vittoria della D? Il Campobasso di Cudini", l'augurio dell'argentino all'ex compagno di reparto in gialloblù
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Ruben Dario Bolzan durante la recente esperienza al timone del Real Giulianova, campionato di Serie D. Società giallorossa presieduta dall’imprenditore dell’entroterra fermano, Luciano Bartolini, che in qualità di vertice onorario alla Folgore otpò per l’argentino come guida della squadra a metà dello scorso decennio

di Paolo Gaudenzi

 

FERMO – Argentino leva del 1975, italiano d’adozione.

Nella definizione nazionale non sfugge di certo il Fermano, territorio che ha accolto Ruben Dario Bolzan a più riprese: in un primo momento come pilastro della retroguardia dell’allora U. S. Fermana, due lustri fa a battagliare nell’Eccellenza regionale, successivamente nel cuore della difesa della Folgore Falerone Montegranaro, medesimo torneo, diventandone in corso d’opera allenatore e guidando la stessa, da esordiente in panchina, alla vittoria del campionato per lo storico approdo in Serie D nelle vesti di Folgore Veregra.

Successivamente le missioni compiute (salvezza) tra Castelfidardo e Real Giulianova, nel mezzo la suggestiva esperienza al Parma Primavera. In attesa di proposte sportive che lo vedrebbero di nuovo attore protagonista in panchina, il roccioso stopper che fu osserva il calcio di casa nostra con attenzione.

Bolzan, la ricognizione sulle realtà calcistiche della provincia di Fermo non può non iniziare, per gerarchia sportiva, con la Serie C della Fermana e del rinnovato corso di Giovanni Cornacchini, tecnico con il quale, proprio a Fermo, ha avuto modo di lavorare…

“Certo, conosco bene l’indole del mister. Come tutti sanno, facevo parte della rosa durante la sua prima esperienza in gialloblù. Cornacchini, da sempre, ha le idee chiare su come e cosa fare tra spogliatoio e campo. Sa come farsi seguire dal gruppo, ed allestisce un calcio efficace, basato sulle potenzialità dei giocatori che ha a disposizione. Riesce a farsi capire bene dai giocatori, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, chi lo conosce non si stupisce di quello che sta facendo”.

Scendendo di un gradino ecco il campionato di Serie D, profondamente segnato dal Covid, con tante gare rinviate, quindi recuperi da effettuare, per un torneo che prosegue a rilento e molto a singhiozzo. Cosa pensa di tale scenario sportivo?

“E’ decisamente un campionato strano, mai vissuto in precedenza per ovvi motivi. Tante squadre, forse troppe, fanno fatica ad avere continuità nelle prestazioni, tra ampi periodi di sosta forzata e successive ripartenze con diverse partite da effettuare condensate in pochi giorni. La mancanza di pubblico, inoltre, rappresenta anche uno stimolo importante che viene a mancare, risulta quindi difficile motivare un gruppo in queste condizioni. Gli stimoli, nel calcio come in altri contesti della vita, fanno e faranno sempre la differenza”.

In lotta nel relativo girone F, quali ambasciatrici della nostra area geografica, Montegiorgio ed Atletico Porto Sant’Elpidio, due realtà dal cammino stagionale diverso. Che ne pensa dei rossoblù dell’entroterra?

“Hanno mantenuto una certa ossatura dagli anni passati, soprattutto tra mediana e reparto avanzato. Alla guida c’è un mister giovane, come Eddy Mengo, che da giocatore ha vissuto palcoscenici importanti e, seppur agli esordi da tecnico, sta facendo molto molto bene. La società ormai è radicata in categoria e quindi la dirigenza sa come muoversi in quarta serie: a mio avviso non avranno difficoltà particolari per centrare gli obiettivi stagionali, ci sono tutte le condizioni necessarie per raggiungere lo scopo”.

Discorso diverso, però, in riva all’Adriatico, dove ci sono altri tipi di problemi…

“A Porto Sant’Elpidio stanno facendo un lavoro di ristrutturazione societaria importante. L’arrivo di Alessandro Cossu ed il recente approdo in panchina di una figura altrettanto esperta, come Ottavio Palladini, denota, come ammesso anche dai diretti interessati, un forte interesse programmatico votato al futuro. Dispiace dirlo ma, ad essere sinceri, per quello che riguarda il campionato corrente la situazione è alquanto compromessa considerando l’ultimo posto in classifica, con soli 3 punti. Non è un grosso problema a mio avviso: l’importante è la salvaguardia di una società, storica, che ripartirà salda e sana con ragazzi che al momento stanno maturando esperienze importanti”.

Restando in categoria, e tornando a quella Fermana in cui lei era protagonista con Cornacchini, le dico un nome: Mirko Cudini, compagno di reparto sotto la Curva Duomo. E in tema di “Bruno Recchioni” aggiungo anche un’altra figura, quella di Guido Di Fabio…

“La lotta al vertice della classifica del girone F è davvero avvincente. Ho visto giocare diverse volte il Campobasso, la squadra allenata da Mirko fa un calcio fatto di concetti e principi di gioco molto chiari ed organizzati. Quando vedi giocare i Lupi tutto questo emerge chiaramente. Sarà una bella lotta con il Castelnuovo Vomano, matricola solo sulla carta vista la qualità dei giocatori che hanno i neroverdi teramani guidati dall’ex bandiera della Fermana d’alto rango degli anni passati. Con loro, per la gloria di stagione, c’è anche un redivivo San Nicolò Notaresco. Vedo però il Campobasso come principale candidata al titolo”.

 

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