Bilancio comunale di Fermo, le perplessità del consigliere Sandro Vallasciani (Pd): «Rendiconto 2025 descrive un’Amministrazione stanca»

BILANCIO - il consigliere del Partito Democratico ha espresso le proprie perplessità riguardo vari aspetti della rendicontazione 2025 e la prima variazione di bilancio 2026

Il consigliere di opposizione Sandro Vallasciani, ha espresso perplessitá rispetto al rendiconto di bilancio 2/25 del Comune di Fermo. Il tutto a ridosso del fine mandato dell’ attuale amministrazione.

«Il rendiconto del Bilancio 2025 del Comune di Fermo restituisce un consuntivo finanziario formalmente equilibrato, ma che, ad una lettura più approfondita, evidenzia una serie di elementi di criticità che attengono non tanto al rispetto dei vincoli contabili, quanto alla qualità e alla sostenibilità della gestione finanziaria. Il primo elemento da considerare riguarda la composizione del risultato di amministrazione. A fronte di un avanzo complessivo positivo, la sua struttura ne limita significativamente l’effettiva utilizzabilità: oltre 9,5 milioni di euro risultano accantonati e circa 10,6 milioni vincolati, lasciando una quota disponibile di appena 1 milione di euro. Questo dato riduce sensibilmente la capacità dell’ente di destinare risorse a nuove politiche e conferma come l’avanzo rappresenti, in larga parte, un equilibrio “tecnico” più che sostanziale – commenta Vallasciani – l’assetto originario del bilancio è stato più volte modificato, sia sul lato delle entrate sia su quello della spesa, con un progressivo incremento dell’utilizzo dell’avanzo e un adeguamento delle previsioni alle effettive dinamiche gestionali. Questo processo evidenzia una difficoltà nel definire ex ante un quadro finanziario attendibile e conferma una gestione caratterizzata da interventi correttivi in corso d’anno. Sul versante delle entrate, a fronte di una previsione superiore ai 50 milioni di euro, gli accertamenti si attestano intorno ai 20 milioni, determinando uno scostamento negativo di circa 30 milioni di euro. Questo dato segnala una significativa difficoltà nella capacità di attivare e realizzare gli interventi programmati. Parallelamente, permangono criticità nella capacità di riscossione».

«Dall’analisi della Relazione sulla Gestione e della Nota Integrativa 2025, emerge un quadro di “opulenza di facciata” che cela un’allarmante inefficienza operativa e una gestione del patrimonio pubblico ai limiti dell’immobilismo. Il dato più politico del rendiconto 2025 è il collasso delle entrate da alienazioni (Titolo IV). La mancata vendita di asset degradati o inutilizzati costringe l’ente a ricorrere a nuovi mutui (quasi 4 milioni nel 2025) per finanziare opere ordinarie, aumentando il debito pro-capite dei cittadini fermani – dichiara il rappresentante del Partito Democratico – il Rendiconto 2025 descrive un’Amministrazione “stanca”, che vive di rendita sui trasferimenti straordinari ma fallisce nella gestione ordinaria e nella valorizzazione del proprio patrimonio. L’uso di previsioni di vendita immobiliari fittizie per “gonfiare” il piano investimenti. L’incapacità di riscuotere i canoni dovuti, premiando di fatto chi non paga a scapito dei cittadini onesti. L’assenza di una visione su Rocca Montevarmine, lasciata al collasso legale e produttivo. L’aumento dell’indebitamento per finanziare manutenzioni che dovrebbero essere coperte dalle entrate correnti o dalle alienazioni. Per queste ragioni, il giudizio sul Rendiconto 2025 è fortemente negativo. Non è un bilancio di crescita, ma un bilancio di mantenimento che consuma risorse senza creare valore aggiunto per la comunità di Fermo».

Vallasciani poi esprime le proprie considerazioni in merito alla prima variazione al bilancio 2026.

«Il provvedimento, che sarà approvato nel consiglio del 21-04-2026, preso a poco più di mese dal rinnovo dell’Amministrazione, nasconde una realtà politica preoccupante: l’immagine di un’Amministrazione che sta raschiando il fondo del barile per finanziare iniziative e progetti dal sapore elettorale, ipotecando però il futuro della prossima Amministrazione. Questa variazione non è un atto tecnico di assestamento, è il manifesto di fine mandato di una maggioranza che ha esaurito le idee e che tenta di nascondere la polvere sotto il tappeto. Si negoziano mutui per avere liquidità immediata a scapito delle generazioni future. Si tagliano gli investimenti durevoli (arredi museali) per finanziare mostre temporanee. Si programmano mutui per opere pubbliche che inizieranno solo con la prossima Amministrazione. Ad una gestione finanziaria miope, elettorale e tecnicamente spregiudicata, non si può che manifestare il nostro più sentito disappunto».

 

 

 


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