I cittadini di Montappone preoccupati per la costruzione del nuovo depuratore: «Temiamo un effetto Niscemi»

PROTESTA - L'opera dovrebbe sorgere in una zona ad alto rischio idrogeologico, tanto da presentare giù una frana "dormiente". Il timore dei cittadini è che l'aumento dell'afflusso di acque crei ulteriori dissenti e gravi calamità

La Trasformazione dell’impianto trattamento acque reflue a filtro percolatore anaerobico sito in località Saletto-Spazzi di Montappone in impianto di depurazione a fanghi attivi, con un aumento consistente di portata delle acque, che passerà da 2 a 7 litri al secondo, preoccupa e non poco i cittadini, tanto da creare un comitato spontaneo per chiedere chiarezza sulla nuova opera. A preoccupare è la zona scelta per la realizzazione del nuovo impianto, in quanto sulla stessa insiste una frana “dormiente”, della quale chi abita lì da sempre non si fida e teme che l’aumento delle acque possa portare ad un risveglio della frana che insiste su una ampio versante del paese, creando così un effetto Niscemi.

Nei giorni scorsi si è tenuta un’assemblea aperta, che ha visto la partecipazione del presidente della Tennacola spa, gestore idrico della zona, Antonio Albunia, alla quale i cittadini hanno chiesto delucidazioni.

E’ stato Il presidente del Tennacola a spiegare che la scelta dell’area è derivata dalla presenza in quel luogo del vecchio depuratore e delle condutture esistenti, così come di tutte le verifiche del caso da un punto di vista morfologico del territorio. 

Il pubblico non si è però convinto e ha ricordato come nel corso degli anni proprio il deflusso delle acque abbia trasformato delle piccole spaccature nel terreno in veri e propri canyon, oltre alla memoria storica di intere Palazzine demolite in quel versante di paese a causa di smottamenti, che ne mettevano a repentaglio la resistenza. La zona tra l’altro è limitrofa a quella del “Vullicaru”, area naturalistica in cui prende vita il fenomeno del “ribollire” di acqua e del fango che crea una sorta di vulcanello. La richiesta emblematica dei cittadini, soprattutto di coloro che abitano via Spiazzi e via Saletto, è stata dunque: «perchè costruire proprio in quel fazzoletto di terra così fragile e non da un’altra parte?», altra perplessità del pubblico riguarda il declassamento della frana, richiesto dall’amministrazione, da rischio molto elevato (R4) a rischio medio (R2) nonostante da decenni non vengano effettuati interventi di manutenzione e contenimento del rischio idreogeologico. 

Nonostante il progetto finanziato con fondi Pr Fesr 2021/2027, sia stato avviato attraverso alcuni espropri, il comitato cittadino non si sente rassicurato e andrà avanti nella sua battaglia.


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