Il Consiglio comunale di ieri sera ha visto una lunga discussione sul tema della fusione per incorporazione di Solgas in Astea. Numerosi gli interventi su un tema che tanto ha diviso in queste settimane maggioranza e opposizione. Una richiesta di rinvio del punto all’ordine del giorno, presentata dal consigliere Saturnino Di Ruscio, è stata respinta dalla Presidenza del Consiglio dopo che, su richiesta del consigliere Bargoni di Fermo Forte, il segretario generale Dino Vesprini ha confermato la regolarità delle procedure adottate.
La discussione si è poi sviluppata a lungo, con tutti i gruppi consiliari che hanno argomentato le posizioni politiche espresse. Ed è sfociata in una votazione favorevole ad opera della sola maggioranza, con i gruppi di opposizione usciti dall’aula dopo che già in fase di dichiarazione di voto avevano preannunciato la loro intenzione. Ovviamente l’assenza della minoranza ha impedito alla seduta di continuare (con conseguente rinvio della discussione sulle successive mozioni al prossimo Consiglio comunale), non essendo più presenti coloro che tali mozioni avevano presentato.
Nel corso della seduta, come detto, diversi gli interventi della maggioranza volti a perorare la necessità della fusione per incorporazione di Solgas in Astea. A partire dal Sindaco Alberto Scarfini, che prendendo la parola ha affermato: «Noi siamo qui per decidere. I cittadini ci hanno dato il 53% di consensi perché credono che siamo in grado di decidere. Decidere confrontandoci con i tecnici, facendo un’analisi accurata dei numeri e valutando le diverse strade. Perché alla fine la decisione va presa, e un giorno potremo dire che quella decisione, in quel momento, era quella da prendere».
«Potevamo fare altre cose? Forse sì – ha continuato -. Nel 2016 abbiamo iniziato un percorso che ci ha portato a cedere il 49% di Solgas. Ed è stata una grande vendita, che ci ha portato 5,1 milioni di euro. Nel 2022 abbiamo messo un altro bel tassello. Nel 2026 siamo convinti che abbiamo ancora fatto la scelta giusta».
«Abbiamo creduto nell’interesse della nostra comunità puntando nella continuità delle entrate – ha aggiunto il primo cittadino -. Potevamo prendere il denaro subito e spenderlo, ma abbiamo pensato che la cosa giusta per la città adesso fosse questa. La tutela del corrente, prevedibile in circa 400 mila euro annui, più 40+10 di sponsorizzazioni, più gli elementi straordinari, più il know-how, ecc… Tutelati dalla penale, più l’”ombrello” finale. Eppoi c’è la valorizzazione di quel 5% in una Astea in trend positivo. Siamo stati rapidi nel capire che l’operazione andava fatta subito per tutelare quel 5%, per chiuderla. Ripeto: questo era il momento e questo abbiamo fatto. Un progetto imprenditorialmente razionale, che ci consente di superare i limiti dimensionali della Solgas».
La presentazione del punto all’ordine del giorno è stato fatto dall’Assessore alle Partecipate, Eleonora Luciani. Che evidenzia: «Tutti dall’opposizione hanno attaccato questa scelta ma nessuno ha detto mai qual è la cosa migliore per i cittadini. Il fatto che noi andiamo avanti con Sgr, che in questi anni ha dato garanzie e ci ha dato la possibilità di tenere in piedi Solgas, è per noi un valore importante perché ci garantisce tutte le agevolazioni a cui il cittadino fermano è stato abituato». Chi ci attacca dimostra, inoltre, di non aver letto a fondo i patti parasociali, dove vengono esposte tutte le agevolazioni, le consulenze da effettuare nelle scuole, il presidio del territorio con la conferma uffici e dipendenti, le sponsorizzazioni mantenute, i 10 mila euro per il sociale, ecc… Tutto ciò che fa parte dello scopo pubblico che è alla base della nostra scelta».
A seguire, è stato l’Assessore Alessandro Ciarrocchi a ripercorrere l’iter di Solgas negli ultimi anni e dare il senso della scelta: «L’obiettivo nostro, chiaro, forse contestabile ma comprensibile, è quello di crescere assieme al socio privato. Lo vorremmo fare con la garanzia di non rimanere in balia dei mercati. Certamente la scelta di campo da fare oggi è quella di non proseguire nella forma attuale, con una piccola società che sfida i colossi del settore».
«Volevamo però anche un altro obiettivo, vale a dire mantenere il radicamento sul territorio, con personale, uffici, sportelli, con la presenza che abbiamo sempre dato – ha aggiunto Ciarrocchi -. Quella scelta che avevamo iniziato a fare nel 2022 – vale a dire quando avevamo colto una allerta e avevamo ritenuto necessario mettere in sicurezza la Solgas -, l’abbiamo rivalutata adesso con queste dinamiche. Il nostro oggi è un investimento garantito. Nel 2016 è stato fatto il primo capolavoro, vale a dire la vendita del 49% di Solgas a un prezzo ‘monstre’, grazie alla presenza di 2 competitor che ambivano ad entrare nel mercato. E ottenendo una cifra di oltre 5 milioni di euro”. Per Ciarrocchi, “grazie all’ingresso del socio privato, i risultati hanno permesso addirittura di raddoppiare gli utili in questi anni: Solgas nel 2026 produceva utili per 200 mila euro, dopo l’ingresso del socio privato gli utili sono raddoppiati, forse triplicati. In 10 anni, dunque, Solgas ha fatto 6,5 milioni di utili! Anche questo va soppesato, e se avessi monetizzato tutto nel 2026 non avremmo ottenuto ciò».
«Tutto è avvenuto grazie alla partnership con il privato – ha sottolineato ancora l’assessore -, che ha la forza contrattuale, la forza di difenderti in caso di crisi. E la Sgr non ha mai approfittato delle nostre difficoltà. E chi nel 2016 utilizzava termini analoghi a quelli di oggi, si sono dovuti ricredere. Nel 2022 abbiamo dato la direzione aziendale a Sgr, rafforzando la società. E anche in quella circostanza la minoranza parlò di ‘sacrificio dell’azienda’, di indebita privatizzazione e di svendita del patrimonio pubblico. E ancora una volta smentita dai fatti. E siamo all’oggi: l’amministratore di Solgas ci dice che non è proficuo e utile procrastinare la scelta nel 2027, perché nel frattempo stiamo perdendo competitività. La nostra scelta è data dalla fiducia di crescere, nei patti parasociali. E ci siamo garantiti un’importante distribuzione di utili! Se io mi garantisco circa 400 mila euro di utili per i prossimi 5 anni, al quinto anno sono in condizione di dire ad Astea di rinnovare i patti per altri 5 anni alle stesse identiche condizioni. E al decimo anno, in astratto, potrei pensare anche di incassare, esercitando anche la put alla scadenza».
Il capogruppo di Non mi Fermo, Gionata Borraccini, ha scelto inizialmente l’arma dell’ironia, evidenziando come, «nonostante i pochi giorni lamentati a disposizione, la minoranza si sia fatta trovare pronta nel contrastare nel merito numeri e analisi. Le critiche più o meno sono sempre le stesse, fino ad oggi le operazioni messe in campo sono state vincenti. Nel 2022, durante lo shock procurato dalla guerra tra Russia e Ucraina, sono state una trentina le piccole aziende del settore che sono andate in default in Italia. Purtroppo la liberalizzazione e la fine del mercato tutelato ha costretto tutte le piccole aziende a entrare o a unirsi».
E per Piazza Pulita, il capogruppo Edoardo Candidori, ha anch’egli perorato la scelta dell’Amministrazione: «In questi giorni ho avuto la possibilità di leggere inesattezze. E’ tutto legittimo, ma occorre evitare che i numeri vengano utilizzati come slogan, rappresentandoli solo per difendere posizioni di parte. Al di la delle opzioni di tipo finanziario, dobbiamo considerare ciò che lasciamo al territorio: manteniamo servizi, sportelli, uffici, efficientamento delle utenze. E inoltre i patti di sponsorizzazione destinati alla comunità fermana. Tutto questo, come garanzie e impegni, valgono. Il mercato delle utility sta cambiando e noi ci stiamo sempre più confrontando sul mercato con manovre di aggregazione e consolidamento. Come politici siamo chiamati a capire il nostro ruolo, se cioè difendere la situazione attuale o pensare il futuro. La domanda non è cosa possediamo oggi ma dove vogliamo porci domani».
Infine Matteo Luciani (Piazza Pulita): «Potevamo tenerci il gioiellino di famiglia, certo. Abbiamo optato per la fusione per incorporazione, poteva forse venderla. Ma i soldi di una eventuale vendita dove sarebbero finiti? Il valore del capitale dove sarebbe finito? Come amministrazione avremmo potuto anche adottare questa scelta: avremmo venduto, avremmo ricavato questi 5,4 milioni di euro e avremmo utilizzato questi soldi per le necessità amministrative e saremmo andati dagli elettori a far vedere come avevamo speso i soldi, in maniera tangibile. L’alternativa era quella di andare a collaborare con un operatore economico che negli anni ci ha aiutato ad aumentare i margini di fatturato e ha portato la società a raddoppiare gli utili. E così abbiamo deciso».

























