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Omicidio Emmanuel,
ok al patteggiamento per Mancini:
confermati 4 anni di reclusione

FERMO - Questa mattina il giudice ha accettato e ratificato la pena scaturita da un accordo tra accusa e difesa. I 3mila euro che Mancini avrebbe dato al Ponte ora finiranno, con un surplus di 2 mila euro, alla vedova del nigeriano per il rimpatrio della salma
mercoledì 18 gennaio 2017 - Ore 15:04
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Amedeo Mancini

Si è tenuta questa mattina alle 10 l’udienza di patteggiamento, al tribunale di Fermo, per Amedeo Mancini, l’uomo accusato dell’omicidio preterintenzionale di Emmanuel Chidi Namdi, il richiedente asilo morto a Fermo il 6 luglio a seguito di una colluttazione scaturita da un insulto razzista. E il giudice ha confermato l’accordo tra accusa e difesa: 4 anni di reclusione per Amedeo Mancini che ha anche deciso di elevare a 5mila euro il contributo a Chnyery per consentire alla vedova di Emmanuel di trasferire la salma in Nigeria. Nei mesi scorsi, infatti, le parti erano arrivate a un accordo parallelo: rinunciare a reciproche azioni civili con Mancini a versare 3 mila euro al Ponte. Ma oggi si è fatto un passo ulteriore. Per trasferire la salma di Emmanuel in Nigeria servirebbero 7 mila euro. E così Mancini ha deciso di assegnare quel contributo da 3 mila euro a Chinyery aggiungedoci sopra altri 2 mila euro. Tutti soldi derivanti dal fondo costituito dagli amici del giovane fermano.

Tornando al processo, l’udienza di questa mattina si basava sulla richiesta di una condanna a quattro anni di reclusione e subito via il braccialetto elettronico che consente a Mancini, difeso dall’avvocato Francesco De Minicis  di poter uscire, per quattro ore al giorno, da casa per lavorare nei campi, vicino alla sua abitazione fermana. La Procura e i difensori legali di Mancini infatti sono arrivati a un punto di contatto. Lo scorso 2 dicembre la difesa aveva proposto istanza di patteggiamento allargato chiedendo di riconoscere all’imputato l’attenuante della provocazione e le attenuanti generiche, e di eliminare le tre aggravanti contestate, ossia la recidiva, motivi abietti e futili e quella razziale). Così si è arrivati ai quattro anni di reclusione. Il pm, lo scorso 5 dicembre ha espresso il suo consenso alla pena di quattro anni, all’eliminazione di due delle tre aggravanti e al riconoscimento dell’attenuante della provocazione e delle generiche, chiedendo però di lasciare invariata la contestazione dell’aggravante razziale senza, comunque, incidenze sulla pena proposta. La difesa, pur avanzando delle perplessità sulla compatibilità tra l’aggravante in questione e la l’attenuante, riconosciuta a Mancini, della provocazione, per “spirito negoziale e conciliativo” ha acconsentito. E questa mattina il giudice ha confermato i quattro anni per Mancini.

L’ACCUSA

L’AVVOCATO LETIZIA ASTORRI: “L’UNICA E SOLA VERITA’ RIMASTA E’ QUELLA RACCONTATA DALLA SENTENZA DI PATTEGGIAMENTO: CONDANNA A 4 ANNI PER OMICIDIO”

Letizia Astorri e Igor Giostra

Nel primo pomeriggio sono arrivate le dichiarazioni ufficiali del legali. Per Letizia Astorri, avvocato difensore di Chinyery e Emmanuel: “Dopo un lungo processo mediatico, tante rivendicazioni sull’esistenza di una scriminante per legittima difesa, tante ricostruzioni prive di riscontro,  i fatti e le circostanze  riferite dai testimoni sono ormai superate dalla sentenza di patteggiamento, l’unica e sola verità rimasta è quella raccontata dalla sentenza di patteggiamento: condanna a quattro anni per omicidio preterintenzionale di Emmanuel Chidi Nnamdi con il riconoscimento dell’esistenza dell’aggravante dell’odio razziale di cui all’art. 3 L. 205/93, rimasta nonostante l’applicazione delle varie attenuanti.
Tutto, quindi, superato dal patteggiamento: anche i venti testimoni, che si sono dimostrati assolutamente ininfluenti per la tesi della legittima difesa, ma sicuramente importanti per confermare la futilità dei motivi, purtroppo di stampo razziale, così come aveva già rilevato lo stesso Tribunale del Riesame di Ancona nell’ordinanza del 5 Agosto 2016, in sede di misura cautelare, circa le contraddizioni delle due super testimoni, dando credibilità solo alla seconda”.

Avvocato Astorri che aggiunge: “Ciò che invece la sentenza non racconta, è che Chinyere, compagna di Emmanuel, oggi ha rinunciato ad ogni azione risarcitoria nei confronti del Mancini, a fronte del pagamento dell’unica somma di 5.000 euro, richiesta per il rimpatrio in Nigeria della salma di Emmanuel, essendo l’unico desiderio espresso dalla parte offesa. Tanto clamore per nulla, qualcuno direbbe, visto che oggi c’è un colpevole che si professava innocente ed una parte offesa, che tale è sempre stata, che in Italia è venuta senza niente e che di certo non si è voluta approfittare della situazione, volendo unicamente dar pace alla salma del compagno morto in quel maledetto 5 luglio 2016. Con questa condanna, quindi, si spera solo che chi ha sbagliato impari a rispettare il prossimo, chiunque esso sia, che Fermo ritorni ad avere l’immagine di città ospitale, solidale e accogliente che ha sempre avuto e che ora Emmanuel possa finalmente riposare in pace”.

LA DIFESA

GLI AVVOCATI FRANCESCO DE MINICIS E SAVINO PIATTONI: “CONFERMATI I QUATTRO ANNI CONCORDATI, LASCIATA L’AGGRAVANTE RAZZIALE MA CON RILEVANZA POCO PIU’ CHE SIMBOLICA. MANCINI CONTRIBUIRA’ IN MANIERA PREPONDERANTE ALLA TRASLAZIONE DELLA SALMA DI EMMANUEL IN NIGERIA”

Francesco De Minicis

Quasi in contemporanea all’accusa, arriva la nota della difesa, con gli avvocati Francesco De Minicis e Savino Piattoni: “Stamattina, al tribunale di Fermo, si è svolta la prevista udienza avanti alla gip Leopardi per ratificare l’accordo, raggiunto nel dicembre scorso, tra la difesa e la Procura della Repubblica, in relazione all’accusa di omicidio preterintenzionale di Emmanuel Chidi Nnamdi elevata a carico di Amedeo Mancini.

Come è noto, le parti avevano concordato una pena finale di quattro anni. A tale misura si era giunti partendo dal minimo della pena, previsto dal codice, di dieci anni. Delle tre aggravanti contestate, si era ritenuta insussistente e quindi eliminata  quella dei motivi abietti e futili, e si era concordato di non applicare – perché facoltativa – la recidiva reiterata e specifica. In ordine alla terza aggravante, quella “razziale”, che la difesa riteneva parimenti insussistente, si era alla fine trovato l’accordo con la Procura nel senso di mantenerla, ma con una rilevanza concreta poco più che simbolica. Infatti, pur potendo l’aggravante in questione comportare un aumento di pena sino a cinque anni, l’incremento concordato era stato di soli tre mesi.

Veniva, invece, riconosciuta a Mancini, per la ingiusta ed illecita reazione aggressiva di Emmanuel all’insulto ricevuto, l’attenuante della provocazione, per la quale si applicava la riduzione della pena nella massima estensione possibile, pari a tre anni e cinque mesi. Con le  attenuanti generiche e la diminuente speciale per il rito si era poi giunti alla indicata penale finale di quattro anni.

Savino Piattoni

La Leopardi, ritenendo giuridicamente corretto l’accordo raggiunto e congrua la pena concordata, ha pronunciato sentenza con la quale ha applicato a Mancini i quattro anni proposti. Con la sentenza è stato portato ad otto ore giornaliere il permesso di uscita per lavoro di Mancini, che rimane agli arresti domiciliari.

All’udienza ha presenziato, assistita dall’avvocato Letizia Astorri, anche Chinyere Emmanuel, che ha rinunciato alla costituzione di parte civile avendo concordato e sottoscritto con il giovane fermano una generale e reciproca rinuncia a qualsiasi pretesa risarcitoria. Mancini si è peraltro impegnato a contribuire in maniera preponderante, con l’aiuto dei propri amici, alle spese necessarie per la traslazione della salma di Emmanuel in Nigeria, secondo il desiderio di Chinyere.

 

 


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