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Commissari straordinari e uffici speciali della… rassegnazione

Che cosa è mancato, oltre alle parole usate con leggerezza, a questo ufficio “speciale” per la ricostruzione per poter fronteggiare meglio la situazione? Un piano adeguato alle possibilità? E le inefficienze sono dovute agli uffici centrali di governo o a quelli regionali? 
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di Nunzia Eleuteri

Fa pensare ed, inevitabilmente, discutere la scelta, ancora da ufficializzare, delle dimissioni di Vasco Errani da commissario straordinario per la ricostruzione (leggi articolo).

 

Ad un anno dal terribile sisma che ha stravolto il volto dei Sibillini arrivando quasi in riva al mare, infatti, di “straordinario” ci sarebbe ancora molto da fare. Gli abitanti di questi nostri paesi si sono dovuti adattare a tante situazioni. Giorno dopo giorno, ciò che era ritenuto straordinario è diventato ordinario e alla speranza è subentrata, a volte, la rassegnazione.

 

Sulla base del decreto legge 189 del 17 ottobre 2016 è stato istituito nelle Marche l’ufficio speciale per la ricostruzione. Decreto concernente “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016“.

Urgenza viene definita dal vocabolario come “necessità impellente, inderogabile di qualcosa”.

E già qui potremmo fermarci a scrivere visto che oggi è il 20 agosto dell’anno successivo al decreto… L’urgenza, nel frattempo, si è trasformata in prorogabilità. Molte cose sono state fatte, è vero, ma sono decisamente di più quelle “prorogate”. Tantissima gente, troppa, senza casa e con l’inverno nuovamente alle porte. Inutile nascondersi: qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. Cosa?

Dal sito della regione Marche leggiamo che l’ufficio speciale è “istituito a seguito del sisma 2016, per assicurare l’esercizio associato di funzioni, attività e servizi nelle zone colpite. L’obiettivo dell’ufficio speciale ricostruzione Marche è di garantire, di concerto con il Commissario nazionale, che l’attività di ricostruzione sia efficace e sia improntata a principi di economicità ed efficienza”.

 

Leggendo bene queste parole non si capisce se ci sia un problema di leggerezza nello scriverle o se il problema sia alla fonte, nella iniziale progettazione del piano di ricostruzione.

Nel primo caso inevitabile sottolineare come le parole “assicurare”, “garantire” e, soprattutto, “efficienza” risultino, ad oggi, quantomeno improprie.

Nel secondo caso, sembra fin troppo banale evidenziare che prima di iniziare qualsiasi percorso o progetto si debba tener conto dei mezzi a disposizione. Lo fanno le aziende quando predispongono piani industriali ma lo fanno persino i bambini prima di iniziare l’anno scolastico: una verifica di ciò che hanno, di ciò che dovranno chiedere in prestito e/o acquistare. Inopportuno dire che andremo sulla luna senza prima esser certi di avere una attrezzata navicella spaziale.

 

Che cosa è mancato, quindi, oltre alle parole usate con leggerezza, a questo ufficio “speciale” per la ricostruzione per poter fronteggiare meglio la situazione? Un piano adeguato alle possibilità? E le inefficienze sono dovute agli uffici centrali di governo o a quelli regionali? 

Sono nodi importanti da sciogliere che potrebbero portare il presidente di Regione ad avere maggiori poteri in questa, ormai, seconda fase di ricostruzione.

Chissà se, in fondo, le probabili dimissioni di Errani da commissario straordinario non siano legate ad una presa d’atto della complessità degli obiettivi prefissi?!

A tutti gli effetti, comunque, si è capito che quel ruolo ormai servirebbe a poco perché di “straordinario” dopo un anno non ci si aspetta più nulla. Così come la gente non crede più a nessun “ufficio speciale”. Andrebbe bene, per tutti, anche solo l’ordinario… Purché si faccia.

 


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