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Le fanno la multa a Roma
ma lei è a Fermo:
sangiorgese costretta a pagare

PORTO SAN GIORGIO - La donna al centro di uno scambio di persona, o meglio di auto: "Evidentemente c’è stato un errore nella trascrizione o nella identificazione della targa. Non intendo pagare per qualcosa che non ho fatto e non voglio arrendermi"
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di Sandro Renzi
Incubo senza fine. “Schiva” una multa in extremis ma finisce per dover pagare una seconda sanzione e sempre per “non aver commesso il fatto”. Non è il copione di una storia tragicomica ma l’assurda realtà con cui si trova a fare i conti Maria B, quarantenne di Porto San Giorgio, che da qualche mese, cercando di farsi strada tra carte, ricorsi, bolli e burocrazie, è costretta a dimostrare in più occasioni e sedi differenti la propria estraneità a fatti che per meri errori di trascrizione le sono stati addebitati. Ed il tutto ha avuto un costo, per ora contenuto.

LE DUE MULTE DA CERVIA E DA ROMA

Di lei abbiamo infatti raccontato la scorsa primavera (leggi l’articolo) quando inaspettatamente si era vista recapitare una multa dal comune di Cervia. Le veniva contestato un eccesso di velocità lunga la strada Romea di 15 km/h rispetto al limite massimo di 70. Peccato che alla guida non ci fosse lei e tanto meno l’auto a noleggio che utilizzava. Tre i punti della patente che aveva rischiato di perdere e 188,56 euro i soldi che stava per sborsare in quella occasione, salvo poi dimostrare con un ricorso in autotutela che il giorno incriminato lei si trovava ad oltre duecento chilometri di distanza, regolarmente al lavoro. Eppure l’autovelox non dovrebbe sbagliare. A meno che un piccolo luccichio impresso con la foto sulla targa non trasformi il 6 in 5 inducendo in errore chi poi è chiamato a verbalizzare l’infrazione. Ed è quello che era accaduto alla sventurata quarantenne. A complicare la situazione ci si era messo il fatto che il modello ed il colore dell’auto “incriminata” erano gli stessi di quelli della protagonista di questa vicenda. Quasi tutto uguale ad eccezione di un numero sulla targa.

IL RICORSO SULLA SANZIONE A CERVIA E L’ARCHIVIAZIONE

Munita di pazienza Maria B. aveva quindi deciso di proporre un ricorso in autotutela chiedendo l’annullamento del verbale. “Ho dovuto prendere un permesso dal lavoro, spendere 5 euro per la raccomandata e circa 15 euro per una visura al Pra così da dimostrare che esistono due auto simili ma differenti per quel maledetto numero di targa” ci aveva raccontato. Non si era quindi data per vinta e dopo alcune settimane aveva ottenuto dal comune di Cervia la proposta di “archiviazione in autotutela” che viene indirizzata alla Prefettura competente. E qualche mese dopo anche la comunicazione ufficiale da parte di quest’ultima dell’avvenuta archiviazione.

LA MULTA DA ROMA

Intanto però si era vista recapitare una seconda multa, questa volta dal comune di Roma. Una busta verde dentro alla cassetta della posta e l’odissea ricomincia. “Pizzicata” da un ausiliario del traffico a transitare in una strada della capitale nella corsia riservata ai mezzi pubblici. Niente punti da decurtare ma una sanzione amministrativa di 70,58 euro. Ed anche questa volta alla guida non c’era lei. “Mai andata ad agosto a Roma –dice Maria B.” Questa volta però non c’è foto per confrontare il mezzo incriminato con quello detenuto fino a poco tempo fa dalla sangiorgese. Nel verbale comminato dal comune di Roma si legge che la contestazione sul posto non è stata effettuata dall’ausiliario del traffico per “intralcio del servizio pubblico”. “Evidentemente c’è stato un errore nella trascrizione o nella identificazione della targa” osserva ancora Maria B. Entra subito nel sito web del comune e cerca indirizzi e strumenti per opporsi nuovamente ad una multa. Il ricorso in autotutela viene preparato ed inviato confidando anche questa volta in una archiviazione. “Il giorno in cui è stata elevata la multa ero al lavoro e, manco a farlo apposta, a duecento chilometri dalla capitale, come nel caso di Cervia”. Mani in tasca per due raccomandate ed un nuova visura al Pra. “La parola mia contro quella dell’ausiliario del traffico”. Un paio di giorni fa, però, riceve una ingiunzione dalla Prefettura capitolina. Il ricorso è stato respinto. “I motivi del ricorso – si legge nel provvedimento- non sono sorretti da utili elementi probatori atti a rendere verificabili le ragioni addotte”. “Ho anche dimostrato, carte alla mano, che ero al lavoro nelle Marche e che l’auto che avevo a noleggio, oltre che servirmi per lo svolgimento delle mie mansioni, non poteva essere utilizzata da altri” afferma sconsolata Maria B. stanca di combattere contro la burocrazia e di dover dimostrare la totale estraneità a ciò che le viene contestato. E come se non bastasse, oltre a vedersi respinto il ricorso, la Prefettura le chiede il pagamento di 190,47 euro comprensivi di spese di accertamento, procedimento e notifica. Nel frattempo infatti la sanzione è passata da 70,58 a 162 euro. Potrebbe proporre un ricorso al giudice di pace, ma a quale costi? Dal momento che dovrebbe recarsi pure a Roma. “Non intendo pagare per qualcosa che non ho fatto –ci dice agguerrita la donna- e non voglio arrendermi”.


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