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IL PUNTO
Don Franco Monterubbianesi:
“Rilanciamo la speranza per tutti, ma soprattutto per i giovani, i veri emarginati di oggi”

E' SCOMPARSO IL NOI nell’attenzione che dovevamo avere all’altro, che dovevamo avere per essere veri religiosi. Questa separazione purtroppo è stata predicata attraverso una religiosità basata sul razionalismo di un Dio che ci siamo fatti a nostra misura, un Dio che è il Potere (i terroristi uccidono in nome di questo Dio potente) non l’Amore
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di don Franco Monterubbianesi 

È una specie di editto. Scusate l’enfasi. Ma dobbiamo creare insieme la svolta operativa in cui rilanciamo la speranza per tutti, ma soprattutto per i giovani, i veri emarginati di oggi e vanno accolti e trasformati da noi adulti in portatori di speranza anche per tutti noi. Solo loro salveranno il Mondo ci hanno esortato a giugno i premi Nobel per la Pace l’Argentino Adolfo Pérez Esquivel e il Maestro buddista Giapponese Daisaku Ikeda in un appello globale alla resilienza e alla speranza emanato da Roma. Ed è verissimo.

Papa Francesco sta convocando per ottobre (3 – 28) un sinodo straordinario di tutti i vescovi del Mondo affinché riflettano sul valore e sulla vocazione dei giovani che devono ringiovanire la Chiesa stessa, con un documento che li aiuterà a sognare cose grandi per tutti noi.

Io ho sempre più approfondito che la virtù della speranza soprannaturale, che è la virtù che muove la storia, che crea le utopie del cambiamento e ci fa resistere ad ogni avversità, è la virtù che appartiene naturalmente ai giovani, come loro patrimonio specifico. E dico che ciò avviene bene se colleghiamo, nel loro spirito di servizio possibile i giovani ai poveri, che lottano per la giustizia nella forza della fede vera, loro i veri possessori del regno di Dio sulla Terra (beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli).

Quindi solo i poveri vivono la speranza soprannaturale nella Fede che Gesù abita in loro con la sua storia di Passione e Morte ma anche di Resurrezione. Lui condivide i loro mali ma li sconfigge piano piano con la forza della sua Resurrezione.

Questa è stata la vera storia di Dio con l’Incarnazione di Gesù che si è identificato con noi uomini come suo popolo. Solo che oggi siamo arrivati all’estremo di una società individualistica in cui l’egoismo dei diritti civili, pur proclamati ed affermati, ha annullato i diritti sociali.

È scomparso il “Noi” nell’attenzione che dovevamo avere all’altro, che dovevamo avere per essere veri religiosi. Questa separazione purtroppo è stata predicata attraverso una religiosità basata sul razionalismo di un Dio che ci siamo fatti a nostra misura, un Dio che è il Potere (i terroristi uccidono in nome di questo Dio potente) non l’Amore, delle nostre coscienze sempre più cresciute nella indifferenza sui mali degli altri.

Siamo senza pietà ché adoriamo un Dio non vero. Un Gesù che patisce all’infinito i nostri mali e Ci chiede Misericordia (Beati i misericordiosi ché troveranno Misericordia), una Misericordia di condivisione ed azione con Lui e per Lui, non lo conosciamo nel cuore. Nel profondo di noi stessi. La Torah ci diceva che se volevamo pentirci dovevamo: “laceratevi il cuore e non le vesti” (GL 2,12).  La Croce stessa è diventata un simulacro e questi giorni è stata usata come arma contro l’altro. Per questo ho parlato e parlerò sempre del bisogno di una nuova evangelizzazione e ciò che ho conosciuto di Lui dal “Vangelo così come mi è stato rilevato” di Maria Valtorta, che leggo dal 1976 ed è fondamento della mai azione, lo farò sempre più conoscere ai giovani, come fondamento della loro speranza.

Senza questa Fede in Gesù che vive con noi “Ecco, Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del Mondo” MT 28,20, nella totalità di un Amore sconfinato che ci indica anche come amore tra noi “amatevi come io vi ho amato”, con una potenza infinita che ci sostiene in tutte le asperità del nostro agire, e per cui ci facciamo capaci anche di cose difficili, non possiamo avere quell’audacia che Lui ciò chiede per portare i mali con Lui.
Lui solo ci salva anche con lo sconcerto di quelli che danno la vita con Lui nel martirio. Oggi sono sempre più uccisi quelli che lottano per salvare la Natura, dove all’estremo si presenta e si consuma il male per il nostro futuro. Ogni due giorni in America latina viene ucciso un ambientalista ed è per questo che a settembre ci riuniremo a quelli di Slow Food per “lavorare insieme su un futuro comune”.

Ce lo siamo proposto anche con una mamma, simbolo di tutte le mamme per il Dopo di noi, a Montecatini dove c’è stato il IX Congresso Nazionale di Slow Food. Affrontare con loro il fare comunità sul territorio facendoci aiutare con i giovani a creare le comunità per il dopo di noi. Ieri ero a colloquio molto profondo con Carlo Petrini Fondatore e Presidente di Slow Food ad Amatrice, Città che può e deve diventare il centro del nostro lavoro comunitario di ricostruzione con i deboli e i poveri, i disabili, i profughi e i giovani in difficoltà, nelle quattro Regioni terremotate nello Spirito della Enciclica Laudato Sì.

Noi potremo apportare il patrimonio del nostro saper fare comunità con le persone in difficoltà. Così per ora Marche, Lazio ed Umbria, dove siamo presenti per tutto quello che c’è di organizzato o da organizzare, soprattutto con il valore dell’agricoltura sociale, con progetti concreti che in nuce sono presenti ovunque e sono meravigliosi, e su cui anche gli adulti possono darci una mano.

Sono tanti segni in cui si vede che Gesù è con noi e ci guida. Così ho deciso proprio in questi giorni che la famosa “Fondazione don Franco con i giovani” da creare, può già partire come associazione e quindi creare nei vari territori tante realtà dove i giovani si impegnano.
Questo già è far rifiorire la Speranza dei giovai che hanno bisogno di sentirsi coinvolti. Il welfare da rilanciare e da attuare nei tantissimi bisogni, dei disabili in appoggio alle famiglie già attive. Con gli anziani che per l’invecchiamento futuro c’è bisogno di un nuovo patto intergenerazionale, nel coinvolgimento profondo anche dei giovani migranti capaci di grandi sentimenti per quello che hanno patito nei loro Paesi, nel coinvolgimento degli enti locali capacci di vera democrazia, tutto ciò è grande speranza.

Qual è il fondamento di questa speranza? Per ogni coscienza giovanile a cui chiederò di sciogliersi e di liberarsi dalla superficialità che avvolge tutti questo messaggio: “ci dobbiamo rendere conto nella storia della vita di Gesù che ci fu un giovane a innamorarsi di Lui a prima vista ché anch’egli era un giovane in attesa del Salvatore, e quando Giovanni il Battista Lo indicò come l’agnello che portava i mali del Mondo lui fu il primo a credere in Gesù, fu l’apostolo Giovanni, il discepolo in cui Gesù si riposava fisicamente dalle sue stanchezze. L’unico a saper stare con Lui sotto la croce accompagnando la madre. Lui è il nostro modello per il servizio assoluto con cui vogliamo con Capodarco, unendoci a tutte le forze vive del territorio, ristabilire le comunità di vita nella forza e nella gioia del Vangelo, che accoglie le persone deboli. Nel valore del tetto della casa che è la Terza Parola del Papa “oltre la terra e il lavoro”.
Con questa nostra prerogativa di saper fare concreta comunità di vita con tutte le sue debolezze in questo momento terribile di disumanizzazione, in cui abbandoniamo la gente sulla strada pensando di fare bene.

Ce la faremo se questa Fede in Lui e questo Amore che gli dobbiamo e come giovani riusciamo pian piano a sentirlo e a viverlo soprattutto insieme, credenti e non credenti, nelle cose grandi come comunità di vita, e che possiamo sognare e realizzare anche con la Chiesa che aiuteremmo a cambiare con l’aiuto dei giovani.
Noi come Papa Francesco ci dice denominandoci “poeti del sociale” e “seminatori di cambiamento”. Nei tanti progetti che vi faremo conoscere e nonostante ogni crisi che non ci deve spaventare. Ritornando così alla bellezza dei primi tempi di Capodarco quando entusiasmavamo con noi tanti giovani.
In questo momento ho un pensiero che comunico a Voi Amici con tanta insistenza: dobbiamo aiutare la Comunità di Roma se vogliamo essere su questo spirito di cui vi sto parlando, sinceri condividenti.

La Comunità di Roma che è la più grande Comunità di Capodarco è proprio minacciata in questo suo grande valore di accoglienza che può rilanciare per Roma stessa. E i suoi dirigenti sono smarriti nel senso del futuro. Hanno bisogno anche per difendere questo valore presso le istituzioni che non devono permettere l’annullamento della nostra idealità, hanno bisogno di un segno della vostra disponibilità anche se piccola economica. Per cui chiudo dandovi gli estremi del cc bancario su cui potete dare un segno a noi della vostra vicinanza a sostenerci e ad impedire che prevalga il male.


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