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“Produzione, fatturato, liquidità
e investimenti: qui l’emergenza
da Covid ha inciso di più” l’allarme Cna

ALLARME - "Le previsioni per il 2020 parlano di un calo del fatturato per l’85,9% delle imprese intervistate, con più della metà di queste che dichiara una diminuzione compresa tra il 33% e il 66%"

Da sin. Alessandro Migliore e Paolo Silenzi

“Produzione, fatturato, liquidità, investimenti: è qui che l’emergenza sanitaria generata dal Covid19 e il lockdown hanno inciso negativamente e in maniera pronunciata”. Ad attestarlo è l’indagine commissionata dalla Cna Federmoda alla LocalGlobal, cui è stata chiesta una fotografia dell’impatto del coronavirus sulle imprese della moda, al fine di studiare strategie di rilancio.

“Lo studio – annuncia Alessandro Migliore, direttore Cna e responsabile Federmoda per Macerata e Fermo – condotto su un campione di 500 aziende, rileva preoccupazioni in linea con quelle segnalate dalle imprese del nostro distretto, a conferma della dimensione dell’impatto del Covid e del lockdown sul comparto moda”.

Spiega il presidente Cna Fermo Paolo Silenzi: “Come Cna rileviamo un passaggio significativo, relativo alla difficile situazione vissuta dalle modellerie, che genera uno stallo che temiamo potrebbe protrarsi ancora per mesi. Se la filiera soffre la mancanza di commesse, il reparto modelleria non lavora: infatti l’azienda, in questo momento, non è propensa né al rinnovamento dei campionari né ad investire in ricerca e sviluppo. Facendo a meno della professionalità del modellista, porta sul mercato un prodotto sufficiente ma che manca di innovazione, che è stata invece la caratteristica della calzatura made in Fermano-Maceratese. Le previsioni per il 2020 – prosegue Silenzi – parlano di un calo del fatturato per l’85,9% delle imprese intervistate, con più della metà di queste che dichiara una diminuzione compresa tra il 33% e il 66%”.
“Di fronte a difficoltà importanti riguardo a ordini, commessi e gestione finanziaria – aggiunge Migliore – la ripresa dell’attività dopo una media di 6 settimane di blocco di produzione, non impedisce la perdita di almeno un terzo di fatturato. Inoltre, meno del 10% delle aziende conferma per l’anno in corso gli investimenti programmati, aumentando invece l’indebitamento, con i contributi mirati a coprire i costi e fronteggiare i ben noti problemi di liquidità”. Riguardo i mercati di riferimento “molti sono chiusi – ricorda Migliore – come ad esempio quello degli Stati Uniti, ma ciò che manca in generale è la propensione all’acquisto dei prodotti moda da parte consumatori, che ad oggi è molto flebile: i prodotti presenti nel retail risentono delle preoccupazioni sanitarie ed economiche, che si aggiungono alle difficoltà nell’interpretare il mercato e nel promuovere le collezioni”.
“Il sentimento rilevato dall’indagine – conclude il presidente Silenzi – è in linea di massima di una ‘ragionevole preoccupazione’ per il futuro da parte delle aziende, con una maggiore fiducia riposta nel 2021. Un approccio non del tutto catastrofico, confortato in parte anche dai numeri relativi alla demografia d’impresa del secondo trimestre 2020, che vede su un totale di 18.153 imprese attive nel Fermano (saldo iscrizioni/cessazioni pari a +65), una crescita di 14 unità nel comparto del manifatturiero”.


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