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Fusione dei Comuni, ancora tu? La proposta cavalcata da una politica sempre più asfittica

FERMO/PORTO SAN GIORGIO - Rilanciando l'idea di fusione, la sensazione è che la politica ha esaurito la creatività e tenta un ultimo e disperato colpo di coda per partecipare più agevolmente ai bandi europei. Il Fermano ha bisogno quanto mai di idee nuove, originali, per restituire brillantezza a un territorio sempre più opaco

di Alessandro Luzi

Siete rimasti all’Ottocento”, “Basta con i campanilismi, siete arretrati” sono soltanto alcune tra le etichette più in voga, associate a chi è contrario alla fusione di Fermo e Porto San Giorgio. Eppure l’idea di unire i due Comuni catapulterebbe la costa fermana al Settecento o ancora più indietro, cioè quando Porto San Giorgio era ancora amministrato da Fermo. Allora forse non è il caso di avvalorare le proprie tesi andando a spulciare tra le pagine impolverate della storia locale. Pescare slogan e etichette in epoche ormai estinte non aiuta il dibattito. Anzi, alimenta soltanto frizioni e ostilità, perdendo di vista la realtà storica e attuale.

(foto Cristiano Ninonà)

L’unica conferma che arriva dal passato è che unificare i due Comuni non è un’idea così originale. Tra l’altro è stata cavalcata anche qualche decennio fa, poi bocciata da quasi la totalità dei cittadini sangiorgesi. Sembra piuttosto l’ultima spiaggia di una politica che ha esaurito la dispensa creativa. Sì, perché per indossare la casacca da politico serve guardare la società del momento, capirne le dinamiche e la direzione in cui viaggia. Poi, con la creatività, il politico ha il compito di progettare delle misure per governarla e gestire i cambiamenti. A proposito, il distaccamento della provincia di Fermo da quella di Ascoli Piceno, nel bene e nel male, fu una scelta coraggiosa, all’avanguardia per il nostro territorio. Inutile a dire la soddisfazione a Fermo dove, paradossalmente, ha sempre aleggiato nell’aria l’idea di annettere Porto San Giorgio. Come? Prima si rivendica l’autonomia provinciale e poi si vuole abbracciare sotto il proprio mantello la cittadina rivierasca? Suona strano. Allora guardiamo in faccia la realtà, il campanilismo c’è e si annida anche tra i fermani favorevoli alla fusione.

Con questa proposta, promossa da un comitato cittadino e rilanciata dalla politica, la sensazione è che quest’ultima, in difficoltà nel risollevare le sorti di una provincia che non decolla, tenti un ultimo e disperato colpo di coda per facilitare almeno la partecipazione ai bandi europei. Come? Creando un Comune con circa 50mila abitanti. Ciò significherebbe più fondi pubblici e quindi ampliare le possibilità di manovra. Ecco quindi che, un po’ come i tre sceneggiatori nella serie tv “Boris”, dal nulla tirano fuori l’idea della fusione.

Ora, terminata la programmazione natalizia, i centri urbani torneranno ad essere simili a dei villaggi del Far West. Per non parlare dei tanti nodi da sciogliere riguardo la sanità, la sicurezza (Lido Tre Archi in primis), le difficoltà economiche degli artigiani e del distretto calzaturiero, il commercio che non decolla, una Provincia che quasi mai si muove all’unisono. E poi, una volta uniti Fermo e Porto San Giorgio, che fine faranno le tante associazioni di volontariato? Come sarà rappresentata la riviera all’interno dell’eventuale consiglio comunale? Il cittadino, oltre ad avere meno servizi, avrà anche meno possibilità di partecipazione democratica? La provincia fermana ha bisogno di una politica più coraggiosa e lungimirante, invece, per gran parte, sembra ripiegarsi su se stessa e prova a tornare alla ribalta appoggiando l’ipotesi di fusione: un tentativo di togliere il telo a un’auto d’epoca parcheggiata in garage, con la cromatura intaccata irreparabilmente dalla ruggine. Allora si prova a lucidarla, a verniciarla, a sostituire qualche componente meccanica, ma il motore non concede più dei segnali di vita se non qualche timido colpo di tosse. Invece il Fermano ha bisogno quanto mai di idee nuove, originali, in grado di restituire brillantezza a un territorio sempre più opaco.

 


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