
di Sandro Renzi
Zona 30? Forse sì, ma assai circoscritta. La pensano così i sindaci dei principali Comuni della Provincia, eccezion fatta, ovviamente, per quello di Porto San Giorgio dove l’Amministrazione ha deciso invece di introdurla in diverse vie del centro, un’area abbastanza estesa in cui «sia il senso civico che l’assetto urbano non permettono di tenere velocità superiori» ha spiegato l’assessore alla viabilità, Marco Tombolini, motivando l’adozione di uno strumento messo a disposizione dal Codice della strada.
Stesso discorso per il lungomare dove già da un paio di anni il limite di velocità è stato fissato a 30 km/h dopo la realizzazione della pista ciclabile senza cordolo. La scelta di estendere la misura anche ad ovest del tracciato ferroviario ha suscitato tuttavia reazioni contrastanti tra i sangiorgesi. Tanti “intimoriti” dal rischio multe, atri contrari per principio alla Zona 30, altri invece, sostenitori della mobilità dolce, più accondiscendenti verso il provvedimento. Altrove, però, i primi cittadini del Fermano hanno fatto scelte diverse. Massimiliano Ciarpella, sindaco di Porto Sant’Elpidio, non ha dubbi. «Realizzare una Zona 30 su una parte estesa del territorio comunale non è nei nostri programmi, la ritengo una misura di dubbia utilità per le caratteristiche della nostra città. L’obiettivo al quale lavoriamo è quello di incrementare le aree ciclabili nel territorio comunale, prevedendo percorsi in sicurezza per chi si muove in bicicletta. Istituire in alcune particolari vie di Porto Sant’Elpidio una limitazione della velocità ai 30 chilometri orari è invece un’ipotesi percorribile, valutando l’esigenza di contemperare il transito veicolare con i pedoni e la mobilità dolce. Penso ad esempio a viale Principe Umberto, di cui abbiamo approvato di recente il progetto di sistemazione. In casi del genere, una riduzione dei limiti che incrementi la sicurezza e migliori la vivibilità della via è una scelta di buon senso». Ancora più netto il sindaco di Sant’Elpidio a Mare, Alessio Pignotti. «Per ora niente Zona 30 nel nostro Comune, nulla è in programma da questo punto di vista» rimarca. E’ altrettanto vero che il ricorso a questo strumento può dipendere pure dalla conformità urbanistica di una città, da motivate esigenze dettate ad esempio dal numero di incidenti stradali o di investimenti che si sono verificati, piuttosto che dalla presenza di scuole o attraversamenti pedonali. Così a Montegranaro. «Non lo istituiamo perché ci sono già i limiti –dice il sindaco Endrio Ubaldi– i 30 km/h li abbiamo previsti solo in prossimità degli attraversamenti pedonali rialzati lungo le strade provinciali come ad esempio lungo la Fermana o la Boncore e nei pressi dei dossi, una dozzina, che abbiamo in alcune strade comunali e fungono da deterrente. Penso che questo sia sufficiente». Nella città capoluogo, Fermo, il sindaco Paolo Calcinaro ha escluso il ricorso alla Zona 30 su vasta scala aprendo invece all’ipotesi di estendere il provvedimento, eventualmente, a determinate vie, orari e periodi dell’anno. Sulla bilancia il sindaco mette anche la necessità di prevedere, qualora si faccia uso della Zona 30, anche adeguati controlli per garantire il rispetto del limite. Uno sforzo aggiuntivo che non sembra praticabile tenendo conto dei compiti, e non sono pochi, a cui sono chiamati quotidianamente i vigili. Attualmente la Zona 30 è presente in viale Ciccolungo. Calcinaro però apre ad un’altra possibilità. «Istituire questa misura sul lungomare dove la promiscuità tra biciclette ed auto nel periodo estivo può rappresentare un pericolo per le due ruote e comunque si tratterebbe pur sempre di una misura temporanea».

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