Osvaldo Licini ha amato disperatamente la poesia: scriveva poesie, che non leggeva a nessuno, e in fondo non avrebbe voluto mostrare a nessuno neppure i propri dipinti, anch’essi di un lirismo intenso. A ricordarlo è stato il critico d’arte Giuseppe Marchiori, che dell’artista curò il catalogo ufficiale nel 1968. Rileggerne il saggio introduttivo, come pure i testi critici che pochi anni dopo hanno accompagnato la pubblicazione delle lettere e degli scritti letterari di Osvaldo Licini (Errante erotico eretico, del 1971), significa imbattersi frequentemente in un “pensiero dominante” che ha attraversato l’esperienza artistica, poetico-letteraria e pure esistenziale del Maestro di Monte Vidon Corrado: il fantasma di Leopardi. Per Leopardi, Licini ha avvertito una affinità elettiva davvero straordinaria, che non ha eguali tra i pur tanti altri poeti e scrittori da lui amati, tutti certamente importanti e significativi. Ma ad “abbagliare” Licini, per sua stessa ammissione, è stato il “grande spirito” di Leopardi nel quale egli si è immedesimato, offrendone una lettura alquanto moderna e per nulla scontata.
Di questo e altro si parlerà il prossimo 6 giugno 2026 in uno degli Incontri d’arte del Centro Studio Osvaldo Licini, evento come sempre in collaborazione con il Comune di Monte Vidon Corrado. L’appuntamento è alle ore 17,30 presso il Teatro Comunale, per una tavola rotonda sul leopardismo liciniano dal titolo Licini-Leopardi. “Da un luogo alto”. L’espressione è tratta da uno dei pensieri dello Zibaldone, in cui guardare il mondo a distanza, da una prospettiva “non comune”, allontana l’uomo dalla noia, ne riaccende sempre l’entusiasmo e le speranze, come vedere una luce in fondo al buio.
Di Leopardi, Licini ha condiviso, infatti, la visione del mondo, la poetica e il pensiero filosofico spaziando con lo sguardo dai “monti azzurri” al “lontano” mare Adriatico fino alle “vaghe stelle dell’Orsa” delle Ricordanze; nel tempo, Licini ha letto e riletto i Canti, le Operette Morali e i Pensieri, facendone propria la riflessione sulla morte, sul limite e lo sconfinamento, sull’infinito, la luna, i notturni e i silenzi cosmici. Come Leopardi, Licini ha nostalgicamente rivolto il pensiero al paradiso perduto della giovinezza, ma anche all’ottimismo irriducibile del cuore, all’Amore e alla potenza dell’immaginazione tipici di quella età felice, quando la nullità delle cose, l’inevitabile infelicità della vita, le più terribili disperazioni, il disinganno e l’estremo abbattimento trovano sempre nelle illusioni una consolazione, tale da riaccendere la vita. Tutte le opere di genio hanno però questa stessa forza consolatrice. Licini e Leopardi hanno saputo esprimerla, aldilà di ogni irrimediabile nichilismo.
Roberto Cresti, docente di Storia dell’arte contemporanea dell’Università degli Studi Macerata, aprirà la tavola rotonda discutendo di Leopardi come un “fantasma della memoria” nella produzione artistica di Osvaldo Licini, mentre Massimo Raffaeli, filologo e critico letterario, porrà l’accento sulle suggestioni leopardiane negli scritti letterari di Osvaldo Licini: pittura e ricerca artistica da una parte, scrittura e poesia dall’altra hanno sempre convissuto in Osvaldo Licini e avranno così modo di confrontarsi nel corso della tavola rotonda, che prevede anche un focus specifico sui cruciali anni Trenta di Osvaldo Licini, sulla svolta astratto-geometrica dell’artista indagata per l’occasione anche nel segno di Leopardi. A occuparsene sarà Stefano Bracalente, del Centro Studi Licini.
A moderare la tavola rotonda sarà Daniela Simoni, direttrice del Centro Studi e Casa Museo Osvaldo Licini.
Nel weekend del 6 e 7 giugno sarà come sempre possibile visitare la Casa Museo e le sale del Centro Studi, dove sono allestite la mostra personale di Antonio Delle Rose Solitudini e la collettiva Orbite con opere di artiste emergenti delle Accademie di Belle Arti di Frosinone, Macerata, Perugia e Urbino.
Per info: 3349276790 e centrostudiosvaldolicini.it
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