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Nell’Under 18 femminile Italiana
l’elpidiense Alessandra Orsili

BASKET - Nel roster Azzurro impiegato nel Campionato Europeo, chiuso di recente con il decimo posto, le buone rese del promettente elemento in forza all'Infa Feba Civitanova ma residente a Sant'Elpidio a Mare
lunedì 13 agosto 2018 - Ore 23:03
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Alessandra Orsili in azione contro la Serbia

PORTO SANT’ ELPIDIO – L’Italia chiude l’Europeo di basket al decimo posto, con la relativa selezione femminile Under 18 che cede alla Croazia per 69-54. 

Perché un richiamo nazionale, anzi, continentale nella pagine dello sport di provincia?

Semplice, perchè nel roster in rosa selezionato da coach Francesco Iurlaro spicca Alessandra Orsili, pedina della Infa Feba Civitanova (da dove è stata prelevata anche l’altra marchigiana della spedizione, la sangiorgese Giorgia Bocola).

Tanto per dare qualche numero, positivo, contro le biancorosse della ex Jugoslavia la giovane di Sant’Elpidio a Mare ha messo insieme la bellezza di otto punti, quattro assist, cinque rimbalzi e ben otto recuperi della palla a spicchi. Peccato per la sconfitta nella finale per il nono posto, nonostante le buone premesse fatte vedere nel match pregresso, con la vittoria cioè di Udine imposta alla Serbia per 69-57.

Per le giovani e promettenti Orsili e Bocola rimane comunque un’esperienza di assoluto livello, con l’augurio che possa rappresentare il definitivo trampolino di lancio verso una raggiante carriera over. 

“Dal 3 al 16 luglio ho fatto allenamenti mattina e pomeriggio, tutti i giorni, e ogni sei allenamenti riposavo mezza giornata – il racconto di Alessandra -. Durante questo mini raduno a Porto San Giorgio abbiamo partecipato ad un torneo dove abbiamo giocato contro Spagna Francia e Ungheria. Il 16 ci siamo trasferite a Roma, precisamente al Centro Olimpico Acqua Acetosa. Il 31 partenza per Udine, per l’Europeo Under 18“.

“E’ stata un’esperienza intensa, sia dal punto di vista fisico che psicologico – ha proseguito la cestista -. La voglia era tanta, ma non mento che gli ultimi giorni dell’europeo sono stati duri. Le differenze trovate sono state tante, sopratutto in campo, ma con l’aiuto dello staff e delle giocatrici è stato meno faticoso. Le sensazioni che provo quando gioco con la maglia dell’ Italia sono uniche e indescrivibili. Del resto, davanti a un pubblico caloroso con il meglio della nazione, in una competizione europea con migliaia di persone che ti guardano giocare non puoi non dare il massimo”.

“Dopo l’inno erano sempre brividi – continua il play maker della squadra, a gestire il gioco ed il ritmo delle Azzurre -. Ricordo che un’altra emozione provata è stata la paura, paura di deludere e di fare male, poi quando sei lì e fai quello che ami, che ti diverte e sei circondata da persone come te, ti fai forza e sconfiggi la tensione. Queste esperienze sono belle anche dal punto di vista formativo, infatti ogni volta cresco tecnicamente e come persona. Ho conosciuto ragazze del mio team che mi hanno aiutata nelle difficoltà, vivere con persone inizialmente diverse da te ti migliora, ho imparato a percepire le sensazioni altrui ed ho messo in discussione le mie convinzioni, per ascoltare i pareri delle altre persone”.

Bisogna aprirsi a nuove conoscenze non bisogna basarsi solo sulle proprie – precisa la cestista -, perchè si rischia di fare del male agli altri oltre che a noi stessi. Stessa cosa con le ragazze delle altre nazioni: le differenze di città in città in Italia sono immense figuriamoci fuori da essa. Ringrazio chi mi ha aiutata cestisticamente e umanamente per essere quella che sono e per aver raggiunto gli obiettivi che mi ero prestabilita l’anno scorso. Mi viene da sorridere se penso che proprio pochi anni fa guardando ragazze più grandi di me giocare, sognavo di essere come loro. Oggi con quelle ragazze ci gioco in nazionale, insieme e sono felice di dire che non aspiro a diventare qualcun altro, mi piace essere così come sono io, migliorarmi per quello che posso e sono state proprio quelle persone che tanto ho ammirato che mi hanno fatto arrivare a questa conclusione”.

Paolo Gaudenzi

 

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