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Governo unanime sul decreto Salvini
Ma lo Sprar, ridimensionato, contesta:
“Così aumenteranno i clandestini”

IMMIGRAZIONE - Il responsabile dei progetti della provincia Alessandro Fulimeni fa il punto dopo l'approvazione del decreto: "Salvini ha ribadito che taglierà le diarie giornaliere, di fatto saranno posti dove la gente verrà parcheggiata, avendo solo vitto e alloggio"
lunedì 24 Settembre 2018 - Ore 18:20
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di Andrea Braconi

Lo Sprar non cambia solo nome. Con l’approvazione del decreto su sicurezza e immigrazione che porta il nome del ministro dell’Interno e vice premiere Matteo Salvini, infatti, non sarà più un sistema di protezione per richiedenti asilo, ma si trasformerà in un sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati. Lo ribadisce Alessandro Fulimeni, a poche ore dall’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.

Come cambia il vostro lavoro?

“Cambia enormemente. Su 100 persone accolte nello Sprar, attualmente 70 sono o richiedenti asilo o titolari di protezione umanitaria. Entrambe queste figure non ci saranno più nello Sprar e ci troveremo a gestire soltanto il 30% degli attuali accordi. Soprattutto, non ci saranno tutte le attività legate al sostegno legale, ad esempio la memoria per la Commissione per far valere le proprie ragioni.”

Chi se ne occuperà?

“Sarà solo nei Cas, dove già non vengono dati servizi, figuriamoci l’aspetto legale. Salvini ha ribadito che taglierà le diarie giornaliere, di fatto saranno posti dove la gente verrà parcheggiata, avendo solo vitto e alloggio. E l’effetto sarà quello di un aumento della clandestinità. Insomma, lo Sprar cambia ridimensionandosi enormemente, diventando proprio residuale. Già accoglievamo il 20%, con l’80% che stava nei Cas, ma adesso accoglieremo sì e no un terzo di quel 20%.”

E le progettualità già poste in essere?

“Noi andiamo avanti come e più di prima, siamo convinti del nostro lavoro. Non sappiamo se si interverrà sulle progettualità già in corso, non credo, penso che saranno portate a scadenza. Il progetto dell’accoglienza in famiglia, ad esempio, scade nel dicembre 2020. Al momento però anche i nuovi progetti che dovevano partire sono fermi, perché Salvini non li ha finanziati. Non sappiamo cosa potrà succedere.”

Vi siete già messi in contatto con gli amministratori del territorio?

“Aspettavamo che oggi venisse formalizzata questa cosa allucinante, come è allucinante il fatto che ci sia stata l’unanimità da parte del Consiglio dei Ministri. Adesso vediamo cosa fare il presidente della Repubblica, se firmerà o meno. Sicuramente il primo passaggio che faremo sarà con i Comuni titolari del progetti e, contestualmente, con tutti gli ospiti che devono essere informati su ciò che sta accadendo e sulle prospettive.”

 

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