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«Libertà, fateci lavorare»,
la protesta di esercenti
e partite iva contro il Dpcm (Le Foto)

PROTESTA - I titolari e dipendenti di bar, ristoranti e tutte quelle attività colpite dalle chiusure disposte dal nuovo Dpcm si sono ritrovati in Piazza Garibaldi.
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di Leonardo Nevischi

«Libertà – libertà – libertà». A parlare questa volta sono gli esercenti, i ristoratori, i titolari e i dipendenti di bar, gelaterie, pasticcerie, pizzerie, pub, palestre, piscine e scuole di danza. In una piazza Garibaldi gremita, nel pomeriggio odierno, partite iva e semplici cittadini si sono ritrovati per protestare contro le misure contenute nell’ultimo decreto emanato dal governo in materia di restrizioni per contrastare la diffusione del Coronavirus.

Alle ore 18.30, proprio quando le saracinesche delle attività di via Cesare Battisti si erano da pochi minuti abbassate e i gestori dei locali iniziavano a pulire e disinfettare i luoghi della movida elpidiense, la piazza ha iniziato a riempirsi. Oltre 200 persone si sono ritrovate con il tricolore in mano, mascherine in viso e tantissima voglia di far sentire la propria voce. Una manifestazione civile e senza disordini, con Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia locale a vigilare nel perimetro della piazza per scongiurare potenziali episodi di violenza. Nonostante ciò, gli animi di chi di volta in volta prendeva la parola sono stati parecchio accesi contro quei provvedimenti ritenuti “ingiusti”.

Lorenzo Cognigni

Il primo a prendere il microfono in mano è stato Lorenzo Cognigni, titolare di uno chalet sul lungomare sud di Porto Sant’Elpidio. «È stata un’estate veramente difficile – spiega -, adesso ho preso in gestione un locale qui sul corso, ma ad oggi mi ritrovo fermo, impossibilitato a lavorare pur continuando a pagare l’affitto a vuoto. A breve non riuscirò più nemmeno a sostenere le spese».

Subito dopo a prendere la parola è Marika Bambozzi, trentenne che lavora nel mondo delle cerimonie: «Abbiamo trascorso il mese di marzo restando chiusi. Abbiamo riaperto con il 99% delle cerimonie rimandate all’anno prossimo, ma nonostante ciò ci siamo fatti coraggio grazie a qualche cliente che questa estate ha stretto i denti e si è sposato e siamo riusciti ad andare avanti. Poi è arrivato il nuovo decreto che prevedeva un massimo di 30 persone alle cerimonie e quindi i progetti dei mesi di settembre e ottobre li abbiamo dovuti rimettere nel cassetto. Poi è arrivata la “morte”, perché hanno deciso di non far fare le cerimonie. Ad oggi – seguita Marika – continuiamo con il lavoro della sartoria ma non riusciamo più a portare avanti quello che prima era  il nostro quotidiano. Ho una dipendente e la cassa integrazione non è arrivata – nemmeno di marzo specifica -. Siamo stati noi a tutelarla e non lo Stato. Siamo messi in ginocchio: non solo abbiamo paura come tutti per la nostra salute ma abbiamo il problema del dover pagare l’affitto, i dipendenti e le bollette. Con tanta amarezza cerco di guardare avanti e di non scoraggiarmi, ma pretendo che questo Stato mi tuteli. Chiedo che vengano osservati i miei diritti: meno promesse e più fatti».

Marika Bambozzi

Ad organizzare, assieme a tante altre categorie e associazioni di commercianti, è Gioia Giandomenico, titolare di un centro estetico (è anche responsabile comunale della Lega) che esprime tutto il suo disappunto contro il governo. «La cosa assurda è che hanno passato l’intera estate a sponsorizzare il bonus vacanza per poi, ad ottobre, chiudere le scuole e mettere un blocco all’istruzione. Ora ci troviamo con diverse scuole d’Italia con i banchi a rotelle ma con gli studenti a casa. Inoltre non hanno fatto nulla per i trasporti. L’unico intervento che fa questo governo è chiudere le attività. Non possiamo accettarlo».

Al coro dei manifestanti si unisce anche Pierluigi Pallottini, titolare di una palestra a Porto San Giorgio: «Noi del mondo dello sport siamo stati completamente abbandonati. Dal 25 maggio abbiamo riaperto, ci hanno detto di stravolgere i nostri spazi e di adeguarli, spendendo molti soldi per tale scopo, e da maggio non abbiamo visto un soldo. L’affitto non ci è stato mai bloccato, nemmeno uno sconto, e adesso una settimana prima della chiusura ci avevano detto di adeguarci, senza specificare quali fossero le nuove normative, e nel giro di sette giorni ecco una nuova chiusura a tempo indeterminato. Lo sport non è una cosa secondaria ed ogni struttura ha almeno 10-15 dipendenti da mantenere. Non possiamo finire nel dimenticatoio».

Pierluigi Pallottini

A seguire l’intervento di Giorgio Marcotulli, capogruppo consiliare FdI e quest’oggi nei panni di geometra: «A maggio ci hanno chiesto di fare un sacrificio, a luglio e agosto siamo tornati ad una parziale normalità con una buona parte dei locali che hanno rispettato le normative del governo e se ora il virus è tornato a veicolare in maniera importante forse era il caso di aiutare economicamente i locali a rispettare il distanziamento, invece questi sussidi tanto promessi non sono arrivati. Ad oggi siamo ancora costretti a fare un sacrificio con le nostre attività. Quando Conte parla di attività non essenziali, forse non ha capito che l’unica attività non essenziale è quella che fa il governo, perché se non sono riusciti a darci risposte fino ad oggi, non so cosa saranno capaci di inventarsi prossimamente. Si parla di un nuovo lockdown, ma io non credo che l’Italia possa sopportarlo: non abbiamo le risorse economiche e pertanto chiediamo di continuare a svolgere le nostre attività nel rispetto delle regole cercando di ridurre al minimo i contagi».

Giorgio Marcotulli

Il microfono passa poi nelle mani di Sara Andreoli, insegnante di Osimo: «Io appartengo ad una categoria tra le più odiate, perché è tra quelle tutelate, ma mi vergogno molto per tante colleghe che pensano al proprio orticello in quanto hanno lo stipendio garantito e si sentono tranquille a casa sostenendo la chiusura totale. La scuola deve stare aperta, altrimenti i bambini li faremo crescere malati. Voglio vedere quando Conte annuncerà il decurtamento degli stipendi statali come in Grecia se saremo tutte così solidali con il governo. Non neghiamo il virus bensì questa gestione che nuoce al ceto medio italiano. Dobbiamo unirci e svegliarci!».

Sara Andreoli

Infine è la volta di una partita iva che lavora nel settore del turismo a Monterubbiano: «Il bonus vacanze per noi è stata una presa in giro. Tuttavia voglio parlare di un’altra realtà: quella degli anziani e dei ragazzi autistici e disabili. Non permettere ad un ragazzo con dei disagi mentali di andare a scuola o in piscina è massacrante. Durante il lockdown sono stati chiusi i centri diurni e le famiglie si sono ritrovate chiuse a casa. Dove erano le insegnanti di sostegno? Perché per i ragazzi che avevano bisogno non sono state aperte le scuole? Le fasce deboli non sono state per nulla tutelate. Abbiamo una dignità da essere umani. La situazione negli ospedali non è tragica per il Covid, ma perché con questo virus gli altri malati sarebbero in secondo piano”.

 

 




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