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Medici di famiglia, in prima linea nella lotta al Covid e protagonisti della campagna vaccinale: “Dobbiamo correre per la dose booster”

SANITA' - Il punto il con dottor Paolo Misericordia, medico di medicina generale di Sant’Elpidio a Mare, segretario provinciale di Fermo Fimmg: "Impegno enorme ed irripetibile. E non solo per la pandemia". Ed ancora: "Un plauso ai giovani colleghi". Sui nuovi farmaci da somministrare a casa: "Che nessuno pensi che possano essere un'alternativa al vaccino"
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Paolo Misericordia

di Maria Nerina Galiè

Un consuntivo sul 2021 appena terminato ancora sotto il segno della pandemia da Coronavirus? Il dottor Paolo Misericordia, medico di medicina generale di Sant’Elpidio a Mare, segretario provinciale di Fermo Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) non ha dubbi. Punto primo: “L’impegno legato alla nostra professione è stato enorme ed irripetibile. E non solo sul fronte Covid, con pazienti cronici ed assistiti sani, che devono restare tali con screening per la prevenzione di varie patologie”. 

Punto due: “Un plauso ai giovani colleghi, entrati in molti e proiettati subito, e con grande abnegazione, in un contesto che non è eccessivo descrivere come disastroso. Eppure non si sono scoraggiati, come avrebbero fatto in molti, all’inizio di un nuovo lavoro”. 

Punto tre: “I nuovi farmaci, da somministrare a casa: che nessuno pensi possano essere un’alternativa al vaccino. E solo grazie alla profilassi che, con tanti contagi, il tasso di ospedalizzazione, sebbene severo e preoccupate, è nei limiti”.

A fronte di questo si torna al punto uno, con il segretario Fimmg: “Nelle prime ondate, lo scorso anno per avere un riferimento preciso, il 4% dei positivi aveva bisogno di cure ospedaliere. Adesso la percentuale si è ridotta di molto, ma non il numero dei contagiati che – e dico per fortuna – si ammalano in maniera non grave. Anche perché la nuova variante Omicron sta dimostrando una minore patogenicità.

Pertanto – è sempre il dottor Misericordia che parla – saranno sempre di più i pazienti che possono essere curati domiciliarmente. E siamo noi medici di medicina generale a dovercene occupare. Dobbiamo monitorare costantemente la situazione, rassicurare i malati, gestire il percorso dei familiari, ma anche provvedere alle certificazioni di malattia, in deroga a quarantena o isolamento fiduciario che il Dipartimento di prevenzione non riesce più ad impartire, proprio per l’elevato numero di nuovi casi”.

Il medico di famiglia dipinge un quadro piuttosto chiaro di quello che stanno affrontando lui ed i suoi colleghi: “Rispondiamo, inoltre, a telefonate e messaggi di assistiti, sul fronte pandemia, ai limiti della sostenibilità. Del resto, il rapporto di fiducia che si instaura tra medico e assistito è tale da richiedere anche questo tipo di assistenza”.

Un rapporto di fiducia che si tramuta anche nel successo della campagna vaccinale condotta, in Area Vasta 4, quasi esclusivamente dai medici di medicina generale. All’interno delle loro equipe territoriali, hanno calendarizzato le presenze negli hub vaccinali del Fermano, oltre che negli studi privati. “Dei miei pazienti, tanto per fare un esempio – tiene a precisare il dottor Misericordia, senza volersi prendere troppi meriti –  solo il 6,5% degli assistiti non si è vaccinato. Da aprile ad oggi nel mio studio, dove operiamo in 6 colleghi, sono state somministrate quasi 8.000 dosi”.

L’impegno dei medici di medicina generale nella campagna vaccinale del Fermano è iniziato con il ciclo primario, quando con la loro partecipazione hanno rappresentato, da soli, un quarto delle somministrazioni, da parte dei medici di famiglia, a livello regionale: “Il Fermano rappresenta un decimo delle Marche, basti questo per capire il tipo di apporto che abbiamo potuto dare”. E la dose booster “riporta dati ancora più significativi”.

Sono quasi esclusivamente i medici di famiglia a vaccinare nell’hub di Fermo (sotto il coordinamento della dottoressa Paola Volponi, da poco in pensione), di Porto Sant’Elpidio (coordinati dalla dottoressa Loretta Carpiceci) e di Falerone (coordinatore il dottor  Sergio Teodori). “Poi – ricorda Misericordia – ci sono gli ambulatori medici di Monte Urano e di Porto San Giorgio, nella sede della Croce Azzurra, ed altri studi privati, dove pure i medici somministrano il farmaco anti Covid”.

A proposito di farmaci, parliamo dei nuovi da utilizzare nelle cure domiciliari già dal 4 gennaio, il Remdesivir e le compresse di Molnupiravir.

“Noi medici di famiglia – sono sempre le parole del dottor Misericordia – siamo al limite di quello che possiamo fare.  Per quanto riguarda il Remdesivir, che si somministra per endovena ed a pazienti piuttosto gravi, non so in quanti casi si potrà davvero utilizzare a casa. Le compresse certamente avranno un impiego più ampio. Ma, in questa prima fase saranno i medici delle Usca, che si stanno registrando sul portale Aifa per essere autorizzati, a prescriverli”.

Sembra che, tra gli intenti della Regione Marche, ci sia quello di dotare i medici di famiglia dello strumento per processare i molecolari.

“Anche qui, se non ci danno risorse aggiuntive, con la possibilità di fare nuove assunzioni, non credo sia per noi sostenibile questo ulteriore impegno, anche nell’ottica di dover gestire la sorveglianza e, con le nuove regole, in surroga all’attività del Dipartimento di Prevenzione, richiedere i tamponi di uscita dall’isolamento”.

Non solo Covid, però, per i medici di medicina generale. Dottor Misericordia, ha registrato difficoltà nell’accesso agli esami diagnostici per gli assistiti non contagiati? “Con la pandemia le liste di attesa si sono allungate e tutti i servizi sono stati ridimensionati, sia per la carenza cronica di personale sia perché gran parte di questo è stato distratto dall’emergenza. La Sanità fermana è al collasso. Un altro problema che riscontriamo, nei pazienti non Covid, è il rifiuto ad andare in ospedale, per paura”.

Cosa vede nel futuro?

“Anche se adesso tutto può sembrare drammatico, il virus sta dimostrando un progressivo adattamento al genere umano, infettando molto, sì, ma con minore patogenicità, come ho già detto. L’arma vincente senza dubbio resta quella del vaccino. E dico di più: ora noi medici di medicina generale, stiamo correndo nel vero senso della parola per somministrare la dose booster“. 

 

 




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