«Confermati nell’amore di Dio»: i cresimandi adulti in ritiro con l’arcivescovo

FERMO - Evento avvenuto sabato scorso in vista della celebrazione della Cresima in Cattedrale della solennità di Pentecoste. Monsignor Pennacchio ha sottolineato come «la consapevolezza di essere amati rappresenta l’identità del cristiano e a partire da ciò ogni sacramento va vissuto come un dono di Dio cui segue il ‘grazie’ dell’uomo».

Sabato scorso l’arcivescovo di Fermo, Monsignor Rocco Pennacchio, ha aperto il portone di “casa” per accogliere e incontrare i quattordici cresimandi adulti provenienti da tutta la diocesi, accompagnati dai rispettivi padrini e madrine, in vista della celebrazione della Cresima in Cattedrale nella Solennità di Pentecoste, domenica 24 maggio 2026.

L’incontro – programmato e coordinato dall’Ufficio Catechistico Diocesano – ha rappresentato un momento significativo in preparazione al Sacramento della Confermazione e soprattutto un’importante occasione per ribadire l’attenzione pastorale della Chiesa sulla dimensione del catecumenato e sul completamento dell’Iniziazione Cristiana in età adulta.

Nella sua catechesi l’arcivescovo, partendo dal racconto di Pentecoste di Atti 2,1-11, e dopo aver tracciato le coordinate storiche e teologiche del brano, ha approfondito la dimensione ‘personale’ e ‘comunitaria’ dei sacramenti: «essi vengono conferiti a ognuno, individualmente, ma sempre nel contesto della comunità – ha detto il vescovo – e tale azione si sperimenta nella cresima dove agisce in maniera del tutto speciale lo Spirito Santo, il quale ‘conferma’ la persona nell’amore del Padre. Non va mai dimenticato – ha ricordato il vescovo – che lo Spirito è il vero protagonista di ogni sacramento e dell’agire della Chiesa». Sono state essenzialmente quattro le domande da cui l’arcivescovo Rocco si è mosso per favorire poi il momento della condivisione: «In quale esperienza della mia vita io incontro lo Spirito Santo? Come posso essere chiesa a partire da questo incontro con lo Spirito? In che modo sono capace di vivere e favorire l’unità e la comunione? Quale virtù posso mettere in circolo per favorire questa unità?».

A conclusione dell’incontro l’arcivescovo, partendo anche dalle risonanze condivise, ha sottolineato come «la consapevolezza di essere amati rappresenta l’identità del cristiano e a partire da ciò ogni sacramento va vissuto come un dono di Dio cui segue il ‘grazie’ dell’uomo». Un richiamo importante è stato riservato dall’arcivescovo anche alla figura dei catechisti e di coloro che sono chiamati a preparare ai sacramenti. In particolare, l’arcivescovo si è soffermato sulla distinzione tra ‘consapevolezza’ e ‘preparazione’ nel ricevere i sacramenti: «di fatto – ha affermato l’arcivescovo – l’uomo è chiamato a una libera e consapevole disponibilità, che si traduce in accoglienza del dono di amore gratuito che il Signore elargisce nel sacramento; mai si dovrebbero vivere le tappe sacramentali come una sorta di traguardi o di premi per coloro che hanno ‘capito tutto’ della vita e di Dio».

L’incontro, vissuto in un piacevole clima di familiarità e cordialità, si è concluso con la consegna della pergamena del ‘Credo’ e la professione di fede. A Maria l’arcivescovo ha affidato, prima della benedizione, i cresimandi e la celebrazione di domenica prossima augurando a tutti di poter leggere la propria storia personale come una possibile storia di Salvezza in cui Dio agisce e accompagna.


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