Da finalisti scelti tra oltre milleottocento opere provenienti da tutto il mondo, al trionfo sul podio più importante del cinema sociale. Il cortometraggio “La Rugiada” ha conquistato Roma, portandosi a casa ben due riconoscimenti alla 17esima edizione del Festival Internazionale del Cinema Patologico, la prestigiosa rassegna diretta da Dario D’Ambrosi che dal 2009 unisce la settima arte alla salute mentale. L’opera ha fatto bottino pieno vincendo il Premio del Pubblico – grazie anche alla straordinaria mobilitazione e al voto del territorio fermano – e l’ambitissimo Premio Patologico, assegnato specificamente per l’inclusione sociale e la disabilità.
La pellicola rappresenta il culmine di un profondo percorso artistico e terapeutico nato all’interno della comunità riabilitativa residenziale di Servigliano, con la produzione esecutiva affidata a Skyframe. La vera forza del progetto risiede nel suo metodo applicato: guidati dal regista in un laboratorio unico, gli ospiti della struttura non si sono limitati a recitare, ma hanno partecipato attivamente alla scrittura del soggetto, alla creazione dei personaggi e alla scelta delle scene, diventando a tutti gli effetti co-autori del film.
A esprimere enorme soddisfazione è innanzitutto Renata Del Bello, Presidente di Nuova Ricerca Agenzia Res: «Questa vittoria premia una visione in cui crediamo da sempre: l’arte come strumento cardine per esprimere il valore e la dignità di ogni persona. Un ringraziamento speciale va a tutto il nostro territorio, che ha sostenuto il progetto con calore, permettendo a un’esperienza nata nel nostro entroterra di imporsi con forza a livello internazionale».
Un entusiasmo condiviso pienamente da Simone Montani, coordinatore della struttura riabilitativa di Servigliano: «Vedere gli ospiti della comunità trasformarsi in veri e propri motori creativi di un’opera cinematografica è la conferma che i percorsi di cura più efficaci passano per canali non convenzionali. Questo doppio riconoscimento convalida un modello che abbatte i ruoli rigidi per mettere al centro il potenziale umano. Quando si scommette sulla libertà espressiva, l’arte diventa un linguaggio universale che azzera le distanze, fondendo la dimensione terapeutica e quella artistica in un’unica, straordinaria narrazione».
La chiusura spetta al regista sangiorgese Kevin Pizzi, che ha guidato sul campo l’intero percorso: «I ragazzi non hanno solo recitato, ma scritto il soggetto tutti insieme. Dalla costruzione dei personaggi alle intenzioni, sono parte del film in tutto e per tutto. Il Premio del Pubblico ci dice che la loro emozione è arrivata dritta al cuore della gente, mentre il Premio Patologico corona un lavoro di inclusione reale. Lavorare a iniziative così dà stimoli sempre più grandi».
Si tratta di un successo straordinario che oggi fa brillare l’intero territorio, portando sul podio nazionale e internazionale il valore delle sue realtà sociali e mostrando l’efficacia di un modello riabilitativo d’eccellenza che unisce l’arte cinematografica alla salute mentale.
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