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“Il nostro 8 marzo? Sotto tetti che rischiano di crollarci addosso”:
le allevatrici che non festeggiano

mercoledì 8 marzo 2017 - Ore 12:37
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Non c’è voglia né tempo di festeggiare l’8 marzo nelle 4.000 aziende agricole e stalle nel cratere marchigiano del sisma che, secondo la Coldiretti regionale, sono condotte da donne. Le difficoltà quotidiane causate dal terremoto e, ancor più, dalle inefficienze burocratiche, rendono la ricorrenza particolarmente amara per le imprese rosa terremotate, quasi un terzo di quelle complessivamente presenti in regione.

“Festeggerò l’8 marzo entrando come ogni mattina nella stalla e nei capannoni inagibili per dare da mangiare ai miei animali, rischiando che mi cada addosso il resto del tetto – spiega Alba Alessandri, allevatrice venticinquenne di Serravalle in Chienti (Macerata) e delegata provinciale di Coldiretti Giovani Impresa -. A causa del terremoto sono stata costretta a dare via metà delle galline ovaiole che allevo, poiché per loro non sono state previste tensostrutture provvisorie, mentre per le mucche ho fatto richiesta di una stalla mobile che non so quando e se arriverà, dopo mesi di promesse. Ho iniziato a fare questo lavoro a vent’anni e sono fermamente intenzionata a non abbandonarlo, nonostante le istituzioni abbiamo abbandonato noi. Qui nelle Marche la burocrazia sta facendo più danni del sisma”.

Una situazione che accomuna tante altre ragazze, come Valentina Trenta ad Arquata del Tronto che aspetta da sei mesi e mezzo la stalla provvisoria per le sue pecore e al momento continua ad avere solo una piazzola vuota. Ma anche le sorelle Lucarini di Pieve Torina hanno perso casa e stalla a causa del terremoto e sono costrette da mesi assieme alle loro famiglie a dormire in camper per poter continuare ad accudire i loro animali. Pure Laura Lai, giovane allevatrice di Gualdo, sta ancora aspettando la stalla promessa, ma nel frattempo le sono morte decine e decine di pecore, con la beffa di vedersi proporre addirittura prezzi inferiori per il latte prodotto.

“Purtroppo a causa dell’immobilismo delle istituzioni le aziende agricole si trovano ancora come al primo giorno di terremoto – denuncia Francesca Gironi, delegata regionale di Coldiretti Donne Impresa –. Tante imprese rosa, con grandissima dignità e voglia di fare, continuano a lavorare perché non vogliono abbandonare il territorio ma chiedono almeno di garantire le condizioni per poter restare”. 

Secondo un’elaborazione Coldiretti su dati Istat, nelle Marche sono oggi complessivamente attive circa 13.000 aziende agricole a conduzione femminile, mentre altre 32.000 sono le donne che lavorano nelle campagne come manodopera familiare e non. L’agricoltura si piazza al secondo posto dopo il commercio e davanti al settore manifatturiero, con una donna su quattro che sceglie la campagna per avviare la propria attività. A caratterizzare le imprese rosa è soprattutto la capacità di avviare attività innovative e ‘alternative’ rispetto alla produzione tradizionale.


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