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Cronache Fermane
e il giornalismo nelle scuole
,
per imparare ad ascoltare

INCONTRI – Riflessioni dopo una mattinata trascorsa dalla redazione di Cronachefermane.it con gli studenti dell'Istituto “Urbani” di Porto Sant'Elpidio
venerdì 10 marzo 2017 - Ore 11:38
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di Andrea Braconi

In tanti anni di “mestiere” mi è capitato diverse volte di confrontarmi con gli studenti su un tema delicato come il giornalismo. E nella mattinata di ieri, insieme a Nunzia Eleuteri, Maikol Di Stefano e Leonardo Nevischi, grazie all’invito e alla sensibilità dei docenti dell’Istituto “Urbani” di Porto Sant’Elpidio, nell’ambito di un percorso formativo per i ragazzi del quarto anno del Liceo ho avuto l’opportunità di raccontare l’esperienza di Cronachefermane.it, della continua trasformazione del modo di fruire delle notizie, dell’etica come cardine imprescindibile e di cantieri costantemente aperti.

In questa sempre più grande famiglia (termine che non colloco qui a caso) sono entrato lo scorso dicembre, dopo varie acrobazie e soprattutto dopo aver studiato, da un scrivania come in strada, cosa stava cambiando e come.

Ed è stato proprio questo lo stimolo che, a quattro voci, abbiamo voluto dare alle ragazze e ai ragazzi presenti. Perché in una dimensione fatta di click (dentro la quale anche noi dobbiamo e vogliamo confrontarci), di forzature (numerosi gli esempi di articoli ammiccanti pubblicati in contenitori che hanno ben altra matrice), di cattivi maestri e di bufale, è l’ascolto più che l’insegnamento a marcare una differenza. Quindi, oltre a raccontare come lavoriamo sulla notizia, come interagiamo con le nostre fonti (e come le tuteliamo, sempre), oltre ad una simulazione di pubblicazione di un articolo con tanto di titolo fatto proprio dagli studenti, abbiamo cercato di capire che tipo di informazione chiede, anzi, pretende un ragazzo di 17-18 anni. E cosa pretende persino nell’interazione social con una testata online, dinamica questa che contraddistingue sempre di più il nostro lavoro.

Nello scrivere di getto queste considerazioni, mi tornano in mente le parole di Maurizio Blasi, caporedattore del Tg3 Marche, pronunciate lo scorso sabato in occasione di un seminario di formazione per giornalisti all’interno di Tipicità e relative ad un argomento che ieri è riecheggiato più volte in Aula Magna. “La qualità di un prodotto televisivo e informativo di fronte a tragedie come quella del terremoto – ha rimarcato Blasi – non si misura con il logoro criterio mercantilista del chi arriva prima, ma con quello del chi va via per ultimo”.

Potrà sembrare un paradosso scriverlo qui, all’interno di un sito d’informazione che della velocità deve obbligatoriamente fare sia un mezzo che un fine. Però, accanto a questo e accanto alla quantità di notizie che pubblichiamo quotidianamente, c’è un terzo elemento che le mescola e che garantisce sostegno a tutto il nostro lavoro: è la qualità delle storie che andiamo a cercare prima e a raccontare poi. Che si parli di un ponte non ancora ricostruito, di un teatro che festeggia un anniversario speciale, di come lo sport sia strettamente connesso alla formazione scolastica, di un ponte che non avrebbe mai dovuto cedere o – per rimanere dentro gli obiettivi di Cronache Fermane Young – di nuove generazioni che vanno a conoscere il mondo. Dentro o lontano da casa.


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