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Il sisma, i pastori del Rubens e la mostra a San Salvatore in Lauro (Video)

martedì 11 aprile 2017 - Ore 14:06
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di Alessandro Giacopetti

Inaugurata ieri, lunedì 10 aprile alle 18.30 la mostra Dai Crivelli al Rubens, tesori d’arte da Fermo e dal suo territorio, organizzata dal Pio Sodalizio dei Piceni, che resterà esposta presso il complesso monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma fino al 9 luglio. Presenti alla cerimonia e alla prima visita ufficiale del percorso espositivo sia i sindaci dei Comuni le cui opere sono esposte, sia altri del territorio fermano.
A guidare i primi fortunati che hanno potuto attraversare le sale sono stati i curatori della mostra, Claudio Maggini, Anna Lo Bianco e Stefano Papetti. Due le sezioni: nella prima ci sono le tre grandi pale, tra cui quella dell’Adorazione dei Pastori di Pieter Paul Rubens, messa a confronto con quelle di Pietro da Cortona e di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio; nella seconda, dopo aver attraversato uno spazio contenente foto dei 40 comuni della Provincia di Fermo e materiale informativo sui relativi musei con tanto di filmato promozionale proiettato su uno schermo, sono allestiti i polittici rinascimentali di Carlo e Vittore Crivelli, Pietro Alemanno, Ottaviano Dolci e Giuliano Presutti. Provengono da Fermo, Massa Fermana, Sant’Elpidio a Mare, Sant’Elpidio Morico (frazione di Monsampietro) e Monte San Pietrangeli.

E’ stato apprezzato dai presenti l’intervento di Anna Lo Bianco sull’Adorazione dei pastori di Rubens, la cui esecuzione è avvenuta in un tempo molto breve e quindi di getto e senza ripensamenti.
Il dipinto viene commissionato per la chiesa di San Filippo Neri nel 1608, ultimo anno di permanenza in Italia di Rubens. Padre Flaminio Ricci, Superiore dell’ordine oratoriano a Roma, il 23 febbraio 1608 scrive a Padre Francesco Francellucci, Superiore degli oratoriani di Fermo, proponendo di affidare a lui l’esecuzione della pala. Il 9 marzo Rubens riceve l’acconto di 25 scudi e si impegna a consegnare l’opera entro sei mesi.
Il 7 giugno Ricci scrive ai padri di Fermo che il dipinto è ormai finito, in anticipo sui tempi previsti. Il trasporto da Roma, come di consueto affidato a carri trainati da muli e il 9 luglio Ricci indica i modi di disimballare la tela e di allestirla nella cappella.
La tela celebra un momento della Natività secondo la narrazione del Vangelo di Luca, con una composizione dipinta a luce notturna, densa di bagliori in cui si stagliano le figure della Vergine, chinata leggermente verso il Bambino e del pastore in primissimo piano: inginocchiato, in veste rossa.
La suggestione dell’opera fu grande sulle giovani generazioni – afferma la curatrice della prima sezione della mostra, Anna Lo Bianco secondo cui – la forza dell’invenzione di Rubens ha contagiato Pietro da Cortona e Giovan Battista Gaulli.
Per Cortona, Rubens rappresenta un maestro. Nella grande pala dell’Adorazione dei pastori per la chiesa romana di San Salvatore in Lauro, Cortona rievoca il precedente di Rubens, riprendendone la maestosa figura della Vergine e il Bambino dipinto come un grumo di luce.
Nel 1687 Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, dipinge di nuovo un’Adorazione dei pastori per la chiesa del Carmine a Fermo. Anche se la realizza a Roma, non può non tener conto della grandiosa pala di Rubens, suo punto di partenza non solo nell’impostazione generale ma nella stessa evidente intensità del rapporto tra Madre e Bambino, che poi egli amplifica con un vortice di angeli in ascesa verso l’alto, in piena sintonia con il più estremo artificio barocco”.

Nel complesso di San Salvatore in Lauro era programmata per questa primavera l’esposizione dell’Adorazione dei Pastori di Pietro da Cortona accanto a quella di Rubens. Ma dopo il sisma che ha colpito la zona sud della regione Marche, dal 24 agosto alle scosse del 26 e del 30 ottobre è nata l’idea di portare a Roma anche altri tesori d’arte del Fermano, conservati in spazi al momento non accessibili al pubblico. Obiettivo: allestire una mostra che faccia conoscere meglio la ricchezza di quel patrimonio artistico e sensibilizzare il pubblico, anche al fine di raccogliere risorse da destinare ai restauri di quei beni culturali.


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