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‘Se un malato riesce a piacersi, affronta il cancro con più forza’: l’ANPOF tra benessere ed estetica (VIDEO)

FERMO - Presentato il progetto dell'associazione alla presenza delle estetiste coinvolte .Gli interventi della presidente Vitarelli, del dottor Giustini e del direttore dell'Area Vasta 4 Livini
venerdì 21 aprile 2017 - Ore 15:45
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di Andrea Braconi

Quando il dottor Lucio Giustini arrivò a Fermo era il 1982. Ad Ancona c’era stata una frana e anche l’ospedale oncologico del capoluogo era stato danneggiato. Fu inviato al Murri, in un periodo che ha segnato la storia della sanità marchigiana, anche grazie al “nostro” Pasqualino Macchini che con una legge ad hoc riuscì ad istituire i servizi di oncologica, oltre che nei quattro capoluoghi dell’epoca, anche a Jesi e nella stessa Fermo.

LA PRIMA STANZA, IL NOSTRO FUTURO

“C’era era una sola stanza per i pazienti – ricorda Giustini – poi lentamente siamo arrivati a 2, con 4 letti e 3 infermieri. C’è stato il trasferimento all’ex Inam e infine, nel 2000, siamo andati nella sede attuale. Abbiamo sempre sofferto della mancanza di una struttura adeguata, sia come pazienti che come personale, non c’era proprio spazio. Ma la nostra oncologia è sempre stata gremita di gente. Ultimamente le cose sono un cambiate, abbiamo acquisito qualche spazio, programmato di ampliare il reparto e soprattutto abbiamo finalmente una nostra associazione, composta o da pazienti guariti o da familiari di pazienti”.

Un percorso a ritroso, quello di Giustini, utile per comprendere l’importanza dell’attività svolta dal giugno 2015 dall’ANPOF (Associazione Noi Per l’Oncologia Fermana), che questa mattina ha presentato alla stampa il progetto “Benessere ed estetica in terapia oncologica”.

“Siamo sempre stati impegnanti sull’umanizzazione delle cure – ha aggiunto Giustini – che consiste nel cercare di trattare i pazienti come persone. Perché in queste situazioni ci sono problemi estetici e di nutrizione. E quando avremo altri spazi sicuramente metteremo un nutrizionista al fianco delle estetiste, oltre a qualche attività fisica. Questo per dire che il pubblico non poteva sicuramente riuscire a fare una cosa che poteva venire soltanto dal volontariato. La nostra è una collaborazione che ha fatto fare un grande salto di qualità al reparto e il direttore Licio Livini ha compreso che la problematica non riguarda solo la stanza, il letto e la presenza di un’infermiere, ma anche il creare un ambiente bello e sereno”.

VOLEVAMO FARE QUALCOSA, L’ABBIAMO FATTO

“Quando nel 2009 accompagnavo mio marito per un tumore al polmone vedevo un ambiente triste, mentre oggi oltre alle pareti lilla c’è una stanza molto grande per l’attesa e ci si sente meglio appena varchiamo la soglia”. Le parole di Michaela Vitarelli, presidente di un’associazione che conta circa 90 soci, hanno aperto una finestra sulle attività svolte in questi primi due anni.

“Siamo nati per interessamento di molti di noi, di familiari e di qualche superstite, oltre che per l’interessamento di pazienti che volevano fare qualcosa. Oggi andiamo in reparto, diamo qualcosa per ammazzare il tempo ma anche per ammazzare la fame, e ci siamo quindi concentrati sull’idea della nutrizione. Raccogliamo dei fondi per poterli reimpiegare nel reparto, stiamo acquistando pc per i nuovi studi messi a disposizione, così come abbiamo fatto con le poltrone per l’infusione. Facciamo anche progetti integrativi, tra questi quello dell’estetica per il quale stiamo valutando di avere una stanza interamente dedicata. Abbiamo organizzato incontri a scopo divulgativo, come il convegno del 2016 sulle tecniche integrate, poi i corsi per volontari, i tre incontri a Porto San Giorgio sulla nutrizione, ma soprattutto fungiamo da raccordo con le istituzioni per il miglioramento delle condizioni del reparto. A tal proposito, nel 2015 abbiamo portato al presidente regionale Ceriscioli ben 1.200 firme. Ma facciamo anche attività più pratiche, come la partecipazione a maratone e a camminate, per incontrare le persone e soprattutto per confrontarci sulla prevenzione”.

UN PROGETTO SOPRATTUTTO UMANO

L’attività delle estetiste coinvolte nel progetto è prestata a titolo volontario, ha tenuto a precisare la presidente, che subito ha elencato le nuove tossicità legate alle terapie e alle modalità di gestione: dagli effetti secondari a livello cutaneo e degli annessi cutanei ai gonfiori, dalle cicatrici alla perdita di funzionalità fisiologiche, passando per infiammazioni e macchie cutanee. “Il cancro è una malattia che rimane dentro finché non vedi fuori quello che ti sta facendo. Ecco perché il paziente ha bisogno di saper che si può affidare a qualcuno e si approccia in maniera diversa con l’operatore del benessere”.

Un’attività, quella delle estetiste, che si sviluppa attraverso manualità linfodrenati e miorilassanti, trattamenti nutrienti e riepitelizzanti, manicure e pedicure, igiene, cura della pelle e make-up correttivo.

“È importante che sia ripristinata l’immagine di sé, alterata sia dalla malattia sia dal trattamento medicale. E l’estetista diventa così una socio-estetista, agendo anche a livello psicologico ed umano. Finalmente, quindi, a Fermo possiamo dire di avere attivato questo importante servizio, voluto da noi, con estetiste formate da Apeo e realizzato con il contributo iniziale di Shusa Bellezza Infinita e Elsamec”.

LA VOCE DELLE ESTETISTE

“Da 25 anni opero nel settore – ha spiegato Lucilla Di Marzio – e credo che questo prima di essere un lavoro specializzato sia espressione di una solidarietà concreta verso persone che hanno problemi di tipo oncologico. Noi trattiamo il paziente dalla diagnosi al momento della terapia paliativa eD il nostro ruolo è proprio quello di migliorare la qualità di vita della persona. Perché se una questa, nonostante tutto, riesce a piacersi riesce ad avere un atteggiamento diverso con la malattia”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Elisabetta Ramini, proprietaria di un’istituto di bellezza da più di 35 anni. “La motivazione che mi ha spinto a frequentare il corso Apeo è che molto spesso le mie clienti venivano da richiedendomi dei servizi ai quali non sapevo rispondere, non capivo cosa stesse accadendo al corpo e alla pelle in quei momenti. Quindi, questa esperienza nasce per acquisire competenze per poter rispondere proprio a queste domande. Oggi, dopo esserci formate, possiamo fare tanto di più con il nostro tocco, andare oltre l’immagine. Possiamo prevenire e supportare la pelle, preparandola in modo tale che nel quotidiano la persona abbia una qualità di vita dignitosa”.

“Sono contenta di poter far parte di questo progetto – ha aggiunto Orietta Capancioni – e portare benessere e serenità alle nostre pazienti”.

OLTRE I NUMERI

Un progetto importante, che vede le estetiste presenti a turno nel reparto per 6 ore (dalle ore 10 alle 16, un giorno a settimana a rotazione), sul quale il direttore dell’Area Vasta 4 Licio Livini ha voluto spendere parole importanti, partendo dai numeri.

“L’Oncologia al Murri è un servizio che fa numeri, che fa attività, con 15 posti letto per il day hospital, 822 pazienti presi in carico nel 2016, 10.374 giornate di degenza all’anno in totale, 1.200 ricoveri nel 2016 e con un peso contabile di 3.800.000 euro. Poi c’è il servizio esterno di Hospice a Montegranaro, con 10 posti per pazienti ancora più in difficoltà, più il servizio territoriale domiciliare di attività nei Comuni della provincia, prevalente Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, Sant’Elpidio a Mare ed il resto della zona calzaturiera”.

Cruciale il rapporto con le realtà associative. “Ci avvaliamo anche di Iom e Ant, che collaborano con noi. Siamo obbligati a dare risposte di tipo sanitario, in parte socio-sanitario, ci sforziamo di dare risposte di altro tipo ma non sempre ci riusciamo. In questo ambito servono soprattutto elementi di umanizzazione e di supporto alle nostre attività sanitarie e quando non riusciamo a dare queste risposte si inserisce il volontariato. Per i malati e situazioni di grandi difficoltà con questo tipo di attività cerchiamo di alleggerire e alleviare le sofferenze che ci vengono rappresentate, di chi le vive in prima persona e anche del contesto familiare. Per quanto riguarda il nuovo reparto stiamo completando la progettazione e saranno previsti spazi per queste attività, perché siamo consapevoli che il malato va guardato come persona”.

 

 


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