
di Andrea Braconi
Perché tornare in piazza un anno dopo l’uccisione di Emmanuel Chidi Namdi? “L’avevamo già detto un anno fa, quando abbiamo costituito il comitato, che ci saremmo rivisti il 5 luglio di ogni anno” ha spiegato Alessandro Fulimeni, responsabile dei progetti Sprar, nel presentare la manifestazione del prossimo mercoledì, che prenderà il via alle ore 19 con la partenza di un corteo da Piazza Dante per raggiungere Piazza del Popolo dove, dalle 20.30, inizierà una festa con interventi (tra i quali quello di Neri Marcorè) e l’esibizione di diverse band musicali.
“In questi mesi abbiamo sviluppato un percorso denso di attività e di proposte per la città, e quella del 5 luglio è un’occasione di confronto e di riflessione su antirazzismo e xenofobia, per sviluppare una politica reale di accoglienza e di integrazione. Nel frattempo accanto al comitato sono sorte anche una serie di realtà significative, come Noisette e l’associazione di gambiani e senegalesi Save the Youth Action Group, qui rappresentata dal nostro amico Jibril Thioun”.
La Fermo che scenderà in piazza, ha aggiunto Fulimeni, “non è quella dei social e di uno specchio deformato”. Il Comitato 5 luglio, infatti, reputa necessario lavorare su questi temi in maniera seria, “senza girare la faccia, senza far finta di nulla, senza minimizzare”.
“Quello accaduto un anno fa può essere una parabola: la vicenda non parla solo di Amedeo e Emmanuel ma parla di noi, di come la nostra comunità ha interiorizzato elementi che spingono verso l’abbarbicamento identitario. Le istituzioni devono essere contente che ci sia manifestazione che metta la relazione prima dell’identità, ancora di più se quest’ultima alza barriere e muri. In questa città c’è stata una fortissima minimizzazione di quello che è accaduto e questo può creare un precedente pericoloso, anche come messaggio alle nuove generazioni. Il lavoro va fatto nel senso dell’accoglienza e dell’educazione. Ci muove la passione per il bene comune, questo ci anima e questo porteremo in questa importante occasione. Prevediamo una grande manifestazione, con adesioni anche a livello regionale e nazionale, per un’occasione di crescita utile a tutti quanti”.
“Ci siamo posti l’obiettivo di non dimenticare quanto accaduto – ha aggiunto Giuseppe Buondonno – e ricordare questo essere umano che aveva sperato di trovare la salvezza a Fermo e che invece ha trovato la morte sulle nostre strade. Poi vogliamo rilanciare sui temi del rifiuto del razzismo e della xenofobia. È importante mobilitare e far crescere le coscienze dei più giovani, affinché altri non considerino lecito insultare una persona, anche per il colore della sua pelle, men che meno usare violenza. Abbiamo sempre ricordato che amiamo profondamente questa città, abbiamo speso molti di noi una vita intera a cercare di lavorare per il suo bene e a nessuno ha mai sfiorato l’idea che Fermo sia una città razzista. Esiste una caduta del livello di umanità e di solidarietà, questo sì, esiste un problema di atteggiamenti razzisti e xenofobi, diffusi, che devono essere contrastati dalle forze più mature e civili della società. Ringraziamo tutte le associazioni che hanno aderito, Neri Marcorè e tutti i gruppi musicali che contribuiranno a questo momento di riflessione e di aggregazione tra le persone. Ringraziamo anche le testate giornalistiche, che ci aiutano a comunicare il senso di questa manifestazione”.
Buondonno ha poi fatto un appello ai cittadini fermani e non solo. “Il mio è un appello ad esserci, a venire a questo momento di incontro, perché siamo convinti che la tradizione democratica e solidale di questa città sia il carattere prevalente, di Fermo come del Fermano”.
“Singolarmente aderiamo al Comitato dall’inizio – ha spiegato Maurizio Di Cosmo, segretario provinciale della Cgil – alla manifestazione aderiamo come Cgil, Cisl e Uil. Dobbiamo considerare che questa manifestazione cade in un momento rovente. Siamo convinti che se la parte democratica di Fermo non reagisce al pericolo che si affermi una politica xenofoba e razzista e che prevalgano le forze che fanno leva su questo, corriamo un grande rischio. Siamo di fronte ad un’invasione? È un problema grosso che Italia ed Europa devono risolvere, non si può negare, ma ormai è l’ordinarietà di un fenomeno epocale. E non è l’immigrato il nemico: il problema è la politica che non dà risposte e alimenta l’odio. Mercoledì saremo oltre 100 associazioni, con pullman provenienti da altre province. A Fermo vogliamo ricordare il fatto gravissimo accaduto lo scorso anno e che c’è un problema che va affrontato, sul quale va aperto un confronto nella città e nelle associazioni”.
“Invitiamo i cittadini, non solo fermani, a partecipare – ha rimarcato Giusy Montanini della Fiom – per ascoltare un altro punto di vista. La verità sui fenomeni migratori è un’altra e il messaggio che esprimiamo vuole essere un’occasione per comprendere esperienze diverse. È importante che ci siano soprattutto coloro i quali guardano a questa manifestazione con scetticismo e spirito critico”.
Davanti al programma della serata, immancabile è la domanda sull’assenza di rappresentanti istituzionali sul palco, in special modo dell’Amministrazione comunale di Fermo. “Intanto colgo l’occasione per rimarcare positivamente il recente voto che il Consiglio comunale di Fermo ha espresso nei confronti dei decreti Minniti, un fatto estremamente positivo – ha affermato Buondonno -. Da parte nostra non c’è stata la richiesta della presenza delle istituzioni in quanto tali perché ritenevamo che dovesse essere la manifestazione dei cittadini. E infatti non ci saranno neanche interventi da parte delle forze politiche, che pure aderiscono. Abbiamo voluto mantenere questa caratteristica di una manifestazione dal basso”.
“C’è un nesso profondo tra migrazione e povertà – ha aggiunto Fulimeni – che genera un clima di profonda intolleranza. E in questo è responsabile anche parte del mondo dei media: c’è chi in questi mesi ha fatto un’informazione deontologicamente vergognosa e oggi vorrei sapere che fine ha fatto l’accusa di mafiosità a Emmanuel e che fine ha fatto l’accusa alla vedova di aver detto il falso”.















