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Violenza, le donne chiedono aiuto
“La rete tra istituzioni funziona”
Ma troppi figli assistono ai soprusi

MARCHE - Intervista a Meri Marziali, presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, dopo la pubblicazione di un report dettagliato relativo al 2018
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di Andrea Braconi

Ogni mappatura, ogni rapporto richiede una chiave di lettura specifica. Perché la comprensione dei dati non si improvvisa, soprattutto quando la tematica è quella della violenza contro le donne. Serve quindi, secondo Meri Marziali, presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, “capire cosa c’è dietro e soprattutto dentro”.

Così, con l’avvicinarsi della giornata nazionale del 25 novembre, abbiamo deciso di ascoltare i principali attori di quella che è stata definita la rete antiviolenza partendo, appunto, dalla responsabile di un organismo che ha saputo fare da collante tra le varie istituzioni. “Abbiamo presentato un rapporto con dati relativi al 2018 comunicati alla Regione dai Centri Antiviolenza e che riguardano le donne che hanno fatto richiesta di aiuto agli stessi Centri”.

Cosa emerge?

“Sono dati importanti, molto importanti. Le denunce totali sul 2018 sono state 534, mentre relativamente al 2017 erano state 409: quindi, siamo di fronte ad un aumento superiore al 30%.”

Come vanno però letti questi numeri?

“Non necessariamente significa che sono aumentati i casi di violenza, ma anche che il lavoro di informazione che è stato fatto e gli incontri pubblici organizzati in diverse città hanno creato maggiore consapevolezza nelle donne di un servizio pubblico, come il Centro Antiviolenza, e di una rete di servizi che possono essere d’aiuto e a cui è possibile chiedere aiuto.”

E che lavoro c’è dietro?

“C’è un lavoro istituzionale imponente, che è stato fatto nei vari territori provinciali e in quello regionale.”

A proposito di lavoro fatto e di provincia, sono da poco trascorsi due anni dalla firma del protocollo d’intesa siglato in Prefettura. Quanto è stato importante quel passaggio?

“È stato sicuramente il punto di arrivo di un percorso, ma anche il punto di partenza di un altro. Sono stati due anni caratterizzati da una formazione congiunta tra tutti gli operatori di rete, per creare un linguaggio comune tra tutte le istituzioni e affinché ci potesse essere una celerità nella risposta alla donna vittima di violenza. Ci sono state anche iniziative di sensibilizzazione ma, soprattutto, all’interno della rete questo ci ha permesso di riconoscere nell’altro una propria specificità, avendo così un interlocutore all’interno delle Forze dell’Ordine, nel presidio ospedaliero, nei Servizi Sociali e in tutto quello che è, appunto, la rete, dove sono volute entrare anche le scuole.”

Eccolo, il nuovo punto di partenza: le scuole.

“Ci dobbiamo sempre ricordare che la violenza contro le donne è un problema di carattere culturale e se non partiamo da un coinvolgimento delle giovani generazioni non riusciremo a produrre quel risultato di contrastare questo sentire.”

Tornando ai dati sulla violenza contro le donne, focalizziamoci sul Fermano.

“Su Fermo abbiamo avuto 61 richieste di aiuto (42 italiane, 18 straniere, una non indicata), mentre lo scorso anni ne erano 55. Le tipologie di violenza riguardano quella di carattere psicologico (81%), seguita dalla violenza fisica (63,7%), poi quella economica e a seguire lo stalking e la violenza sessuale. Il dato che però spicca, e quello su cui come Commissione ci siamo soffermati, è la violenza assistita da parte dei minori.”

Che impatto ha?

“È un dato abbastanza importante: delle donne che hanno fatto richiesta di aiuto ai Centri Antiviolenza il 65% è madre. Questo significa che molto spesso i figli sono vittime di violenza assistita, di episodi di violenza dentro le mura domestiche. Il dato complessivo del rapporto ci parla di 638 figli, di cui 400 minorenni e 238 maggiorenni coinvolti. Questo comporta che i Centri Antiviolenza, oltre a fornire un aiuto alle donne, lo devono dare anche ai minori attraverso dei servizi di tutela per gli stessi: molto spesso questi bambini hanno problemi di sviluppo fisico o cognitivo, disturbi dell’apprendimento o del linguaggio, dovuti anche al vissuto.”

Quindi l’aiuto ed il sostegno ai minori è sempre più essenziale.

“Assolutamente, è come se uno cresce in un contesto caratterizzato da una violenza cronica e, perciò, quello che viene appreso è che l’uso della violenza è normale nelle relazioni affettive e nel modo di esprimere i propri pensieri. Spesso gli stessi episodi di bullismo possono essere anche il segnale di un vissuto nel quale la relazione viene vista come prevaricatoria. Quindi, i bambini sviluppano delle modalità aggressive nel rapportarsi con gli altri. Per questo è importante anche il lavoro con le scuole, per ricostruire queste modalità di relazione con gli altri.”

Restando alla nostra provincia, di quanti figli parliamo?

“Su Fermo il dato è di 27 minorenni e 19 maggiorenni che hanno assistito a situazioni di violenza.”

Altro elementi significativi che emergono dal rapporto?

“Si sono episodi di violenza in gravidanza, con i casi a livello regionale che sono passati da 14 nel 2017 a 24 nel 2018, oltre ad alcuni aborti determinati da violenza, che passano da 1 a 4 casi. Sono situazioni estreme, ovviamente, ma ci danno segnali da tenere in estrema considerazione.”

Chiudiamo con le iniziative programmate per il 25 novembre.

“Sono molte le iniziative nei Comuni fermani e non solo. Sicuramente il 25 mattina la Polizia sarà in Piazza del Popolo a Fermo per dare un’informativa sui servizi della rete territoriale e per sensibilizzare i cittadini rispetto a quella tematica. Sabato 23, inoltre, a Torre di Palme si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica collettiva ‘Crisalidi scarlatte’ coordinata da Cristina Offidani, un appuntamento assolutamente da non perdere.”


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