Bocce e Covid 19, la situazione
corrente con il delegato Strovegli

CORONAVIRUS - Movimento locale inserito sulla delegazione articolata sulle due province, Ascoli e Fermo, per un totale di 27 società affiliate dislocate su 25 Comuni per un totale di circa 600 tesserati. Tutto naturalmente ai box a causa dell'emergenza sanitaria in atto

di Tiziano Vesprini

 

FERMO – Da fine febbraio si è smesso di giocare a bocce a livello agonistico, alla pari delle altre discipline, a causa dell’emergenza Covid 19.

Possiamo dare un’idea (dando i numeri dei praticanti e delle società affiliate) della dimensione del movimento che si è fermato insieme al delegato territoriale Giacomo Strovegli.

Va subito precisato che la Delegazione si estende su due province, quella di Ascoli e quella di Fermo per un totale di 27 società affiliate dislocate su 25 comuni per un Totale di 600 tesserati circa oltre alle tessere amatori.

 

Strovegli è valutabile, da un punto di vista economico, il danno derivante da questa inattività?

“Parlerei di danno economico al momento della riapertura, quando sarà possibile tracciare un bilancio preciso. Parlando proprio con i presidenti, in questi giorni sono in contatto con loro per riprogrammare le sponsorizzazioni 2021 e ahimè arrivano le prime brutte notizie”.

 

E’ possibile per società, tesserati e collaboratori richiedere i finanziamenti governativi per l’emergenza?

“Dal primo decreto emanato dopo l’ emergenza sono previsti solo contributi a collaboratori sportivi, certamente avremmo la necessità di equiparare le associazioni alle aziende. Abbiamo associazioni che hanno attivi mutui e finanziamenti per migliaia di euro per riqualificare ed ampliare le strutture e necessitano cosi come il mondo produttivo di soluzioni per assorbire lo stop”.

 

A torto o a ragione, le bocce vengono identificate come uno sport per anziani. Proprio gli anziani sono la categoria più colpita dal virus. Il presidente Fib nazionale, De Sanctis, ha detto chiaramente, in una recente intervista, che le bocce sono state lo sport più colpito dal contagio e dai lutti dei tesserati. E’ così anche nella sua provincia?

“Il presidente De Santics credo faccia riferimento a strutture presenti al Nord dove, oltre alla parte agonistica, c’è una grossa attività sociale, riportata anche dalle cronache nazionali che hanno dato vita a focolai di contagio. Non mi sento certamente di definire lo sport nel mio territorio per giovanissimi, ma forse per il buon lavoro fatto in passato sicuramente con una buona percentuale di under 40. Anche dalle nostre parti c’è un’intensa attività di atleti paralimpici. Per questa categoria di persone immaginiamo che l’interruzione dell’attività e il distanziamento sociale siano ancora più traumatici… Abbiamo sei strutture che settimanalmente lasciano la disponibilità della struttura a centri diurni, ovviamente proprio questi ragazzi sentiranno il maggior peso di queste restrizioni”.

 

Quali sono, a parte i campionati nazionali e quelli promozionali, le gare più importanti saltate nella sua provincia?

“Sono già state annullate cinque manifestazioni nazionali, dieci regionali oltre ad un Campionato Regionale Junior. Oltre a quello che può essere conseguenza e perdite delle competizioni non va sottovalutato l’aspetto turistico che avevano alcune manifestazioni dove atleti/e in vista della stagione estiva legavano l’attività sportiva alla vacanza.

 

Quale messaggio finale vogliamo dare a tutti i bocciofili della provincia?

Innanzitutto ringrazio i dirigenti per il loro intuito ad anticipare la chiusura delle strutture prima delle disposizioni governative, e la loro scelta oggi è ripagata con zero contagiati tantomeno nessun decesso tra i tesserati. A tutto il movimento voglio assicurare il massimo impegno mio e della Fib regionale a riorganizzare e ricominciare prima possibile ma sia ben chiaro solo nella massima sicurezza così come fatto fino ad ora”.

 


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