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Settimana mondiale della tiroide:
l’intervista all’endocrinologa
Paola Pantanetti

MEDICINA - Ospite ai microfoni di Radio FM1 la dott.ssa Paola Pantanetti, specialista in endocrinologia e responsabile dell'unità operativa di diabetologia all'ospedale "Murri" di Fermo.
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di Monica Mazzarella

“Il centro antidiabetico ha dovuto sospendere l’attività ordinaria solitamente cospicua ma ha assicurato tutte le visite in urgenza – a fare il quadro della situazione dell’unità operativa di diabetologia dell’ospedale Murri di Fermo durante l’emergenza Covid è la responsabile Paola Pantanetti, specialista in endocrinologia ed intervistata ai microfoni di Radio Fermo Uno in occasione della settimana mondiale della tiroide – Questo difficile periodo è stato comunque un momento di riflessione che ha permesso di recuperare un rapporto di interdisciplinarità con i colleghi, uniti per una causa comune. Insieme abbiamo studiato per capire le terapie ipoglicemizzanti più adeguate a una condizione di insufficienza respiratoria che è l’evenienza più grave per un paziente affetto da Coronavirus.”.

La responsabile del servizio spiega come l’ambulatorio ordinario abbia dovuto applicare il teleconsulto, tramite Skype per garantire la vigilanza, prassi che si è mostrata utile e che potrà essere utilizzata anche in seguito per snellire le liste di attesa. Dopo questa breve parentesi legata ai tempi che stiamo vivendo, ha inizio l’approfondimento legato alla settimana mondiale della tiroide. Argomento di interesse sia femminile che maschile relativo alla malattia tiroidea, patologia assai diffusa sotto forma di ipotiroidismo o ipertiroidismo.

Il primo caso si ha quando la tiroide funziona poco: l’organismo produce degli anticorpi che non riconoscono la ghiandola e la distruggono, una forma auto-immunitaria, conosciuta come “tiroidite di Hashimoto”. I sintomi sono molto lievi e a volte confondibili con altre patologie, come la stanchezza, la stipsi e la caduta dei capelli. Essendo la tiroide una ghiandola vitale per tutte le funzioni dell’organismo, è necessaria una terapia sostitutiva: si dovrà somministrare l’ormone tiroideo in quantità soggettiva in base all’età, al sesso e al peso. Cosa indispensabile, a maggior ragione, nel caso di asportazione della ghiandola.

Nell’ipertiroidismo, al contrario, c’è un eccesso di funzionamento. La manifestazione dei sintomi avviene in modo clamoroso con calo di peso, battito cardiaco accelerato, sudorazione, nervosismo strisciante. Sintomi che inducono lo specialista ad approfondire la situazione con controlli come il prelievo del sangue (per valutare il tsh reflex e gli anticorpi antitiroidei) e un’ecografia del collo per escludere l’esistenza di noduli.

Quanto influiscono i fattori esterni climatici, soprattutto nelle vicinanze del mare e quindi con presenza di iodio? 

“Nella patologia nodulare lo iodio deve essere non respirato ma assunto con l’alimentazione, intorno ai 150 microgrammi quotidiani, addirittura in gravidanza intorno ai 220/250 – spiega l’endocrinologa – Ci sono degli alimenti che notoriamente sono ricchi di iodio come il pesce, le uova, il latte, ma non sono sufficienti per raggiungere i livelli suggeriti quindi si può ricorrere agli integratori. In gravidanza è importante stabilire lo stato di eutiroidismo, come sono gli ormoni, perché nelle prime settimane di gestazione il feto matura il suo sistema nervoso centrale grazie alla presenza dell’ormone tiroideo. Il bambino non ha ancora la tiroide, avrà una propria attività tiroidea dopo la 12° settimana di gestazione, quindi è necessario che nel primo trimestre di gravidanza la futura mamma  abbia dei livelli di ormone adeguati per sostenere l’organogenesi del sistema nervoso centrale. Una carenza ormonale in questo periodo può creare delle complicanze sia materne che neonatali: causare un’ipertensione gravidica, un aborto pre-termine, o preeclampsia, un ritardo psico-motorio. Per questo, una volta saputo di essere in attesa, è bene effettuare un semplice esame tsh per verificare se ci sono delle familiarità.”.

C’è una relazione tra le malattie autoimmuni e il Covid19?

“Tutti gli organi sono colpiti da questo virus – spiega la dott.ssa Pantanetti – quindi per un paziente con patologie pregresse, come un cardiopatico, un obeso, un diabetico, il decorso e la prognosi sono più aggressive. C’è bisogno di una maggiore sorveglianza proprio perché, in presenza del virus, si crea una tempesta di proteine infiammatorie che l’organismo autoalimenta.”.

Anche se l’emergenza da Covid sta riducendosi, restano attivi i protocolli di sicurezza che prevedono norme di distanziamento e il teleconsulto per i pazienti che hanno un quadro clinico stabile. “Il contatto con il paziente affetto da malattie croniche è fondamentale  perché si crea un rapporto empatico che nel 40-50% è anche terapeutico – sottolinea la responsabile dell’unità operativa di diabetologia – è un rapporto fiduciario che aiuta ad affrontare il decorso di queste malattie dalle quali non si guarisce mai. Il rapporto umano in questo momento manca ed è l’elemento essenziale per un medico ma, per ora, non si può fare diversamente.“.

L’intervista si chiude con un consiglio sulla prevenzione: assumere sale iodato, non sottovalutare l’ereditarietà, fare accertamenti nel caso di carcinoma papillifero, tiroidite autoimmune, tiroidite post-partum. Fare attenzione anche alla menopausa perché gli estrogeni esercitano un fattore protettivo e con la senescenza possono verificarsi delle alterazioni tiroidee.


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