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Più precisi dei test antigenici rapidi. Ecco i cani che fiutano il Covid, dalle Marche il primo studio in Italia

IL PROGETTO è stato coordinato dall’Univpm, che ha visto il coinvolgimento di 1251 soggetti - vaccinati e non -, distribuiti tra l'Area vasta 3 di Macerata e l'Asl di Sassari. Hanno collaborato anche l'Università di Camerino e l’associazione cinofila Progetto Serena Onlus. La capacità di “diagnosticare” correttamente un caso positivo oscilla tra il 98 ed il 100% (dato che aumenta a 99-100% se i cani coinvolti sono due)
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CANI

I cani anti Covid

 

di Martina Marinangeli

Arrivano i cani anti Covid, capaci di rilevare la presenza del virus nelle persone con una precisione superiore a quella dimostrata dai test antigenici rapidi. C’è la nuova frontiera del tracciamento nello studio coordinato dall’Università Politecnica delle Marche, che ha visto il coinvolgimento di 1251 soggetti – vaccinati e non -, distribuiti tra l’area vasta 3 di Macerata e l’Asl di Sassari.

Al progetto hanno collaborato anche l’Università di Camerino e l’associazione cinofila Progetto Serena Onlus, e questa mattina, nell’aula magna dell’Univpm, sono stati presentati i risultati. Lo studio “C19-screendog” – promosso dalla professoressa Maria Rita Rippo dell’Univpm, con protocollo ideato dal fondatore di Progetto Serena Roberto Zampieri – ha dimostrato che i cani specializzati al rilevamento del Covid 19 garantiscono una sensibilità maggiore rispetto ai test antigenici rapidi: nel primo caso, la capacità di “diagnosticare” correttamente un caso positivo oscilla tra il 98 ed il 100% (dato che aumenta a 99-100% se i cani coinvolti sono due), mentre nel secondo si ferma tra l’87 ed il 98%. Insomma, decisamente meno invasivi, ma più precisi. In 5 mesi (tra luglio e dicembre 2021), tra i 1251 soggetti coinvolti sono risultati positivi in 206, ovvero il 16,47% del totale. Dato il linea con quello emerso dalla diagnostica “tradizionale”.

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La presentazione del progetto

«L’obiettivo del progetto C19-screendog – hanno spiegato ieri i relatori che si sono succeduti sul palco – è validare un protocollo per l’addestramento di cani specializzati nel rilevamento di soggetti positivi al Sars-Cov2 e di dimostrare che i cani, preparati da cinofili esperti, possono rappresentare un valido sistema di screening diretto su persona, senza ricorrere al prelievo di campioni biologici da far annusare, con specificità e sensibilità comparabile a quella dei test antigienici rapidi».

È il primo studio in Italia in cui la validazione del test di screening con i cani da rilevamento sia stata eseguita direttamente su persona su una coorte numerosa di soggetti, per i quali sono stati collezionati dati clinici (sintomatologia, stato vaccinale per il Covid, sesso, età, malattie pregresse o in atto, trattamenti farmacologici, contatti con persone positive) e in cui la segnalazione dei cani è stata incrociata con il referto del test molecolare effettuato nello stesso giorno. «I risultati ottenuti sono sorprendenti, al di sopra delle aspettative. È la festa della ricerca», il commento del rettore Univpm Gian Luca Gregori, affiancato dal pro-rettore di Unicam Andrea Spaterna, dalla direttrice dell’Av3 Daniela Corsi, e dal direttore del dipartimento di prevenzione della Asl di Sassari, Franco Dettori. Grazie alla collaborazione dei ricercatori veterinari di Unicam, è stata inclusa nello studio l’analisi del benessere dei cani in tutte le fasi.

 




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